
BOLOGNA
- Carlo, 51 anni, web designer, ci vive dal 2009. E ultimamente anche
la sua compagna abita con lui. «Ho sempre vissuto da solo perché,
lavorando, mi sono sempre potuto permettere di pagare un affitto – dice
–. Trovo che l’indipendenza sia una cosa normale. Infatti, subito dopo
la maturità, ho lasciato i miei genitori per trasferirmi da Sassuolo a
Bologna. Ma da quando sono in questo condominio ‘adattato’ la mia vita è
radicalmente cambiata: apro e chiudo la porta con il telecomando e
posso uscire di casa senza l’aiuto di nessuno. Dove abitavo prima,
invece, l’ascensore era troppo piccolo per la carrozzina e dovevo sempre
farmi venire a prendere da qualche amico».
AUTONOMIA - Salvina
invece ha 57 anni, vive con la pensione d’invalidità, e dopo 12 anni di
permanenza in una struttura protetta per disabili ha voluto riottenere
la sua autonomia. «Non mi trovavo più bene in quella condizione – racconta –. Ora è tutta un’altra musica: non ho orari né regole; la
mattina resto a letto fino a tardi e non vado mai a dormire prima di
mezzanotte». Con lei abitano il cane Chiffy e la badante straniera con
la figlia di 9 mesi. «Sanaa e la sua piccola sono come una famiglia per
me: l’anno scorso mi hanno portata in Marocco a conoscere i loro parenti
e quest’estate faranno lo stesso». Poi c’è Luciano, 59 anni, separato,
quello che organizza le grigliate. Ha perfino comprato il barbecue. La
sua è una storia un po’ diversa perché ha una disabilità acquisita e non
congenita. «Prima dell’ictus avevo un’attività autonoma e una casa.
Dopo mi sono ritrovato con una semi paresi e non più in grado né di
lavorare né di pagare l’affitto. Ora vivo qui e ho una borsa lavoro
all’ospedale Bellaria: la mia seconda vita, quella da persona disabile,
mi ha fatto scoprire un mondo nuovo e una serenità che non avevo mai
provato», commenta.
ALLOGGI ERP -
Storie di ordinaria quotidianità nel «condominio partecipato» - si
chiama così - di via Bovi Campeggi a Bologna. Una palazzina su due piani
completamente accessibile dentro e fuori, compresi il giardino e il
parcheggio, fatta di otto piccoli appartamenti automatizzati (di cui due
monolocali) di proprietà del Comune e abitati da altrettanti inquilini
disabili. La particolarità dell’edificio, infatti, è proprio quella di
essere una casa popolare a cui si accede in base ai criteri di edilizia
residenziale pubblica ma su segnalazione dei servizi sociali dell’Asl.
Al piano terra ci sono gli alloggi, mentre il primo piano è destinato
alla casa del portiere, Salvatore, ipovedente, un ex «scugnizzo» che ha
dovuto prendere la licenza media e imparare a usare il pc per poter
ricoprire quel ruolo. Un bel risultato, considerando che nel 2000
«abitavo a Napoli ed ero disoccupato. Qui ho trovato una borsa lavoro e
un alloggio pubblico dove vivo con la mia compagna», dice. Completano
l’edificio uno sportello di consulenza psicologica e un
mini-appartamento per operatori socio sanitari dell’Ausl di Bologna;
nessuno di questi due locali, però, è al servizio dei condomini (gli
altri sono Ina e sua figlia autistica, Davide, Vaclav, Patrizia e
Friday).
INDIPENDENZA - «Questo
progetto, attivo dal 2008, si inserisce in quella logica di modelli
abitativi volti a valorizzare l'autonomia e la vita indipendente delle
persone con disabilità motoria ed eventualmente di un loro familiare –
spiega Maria Cristina Cocchi, direttore dell’area socio sanitaria del
distretto dell’Ausl di Bologna –, pur nell’idea di un contesto
semi-protetto determinato dalla presenza di un portiere reperibile anche
di notte e di un educatore» che però funge da amministratore
condominiale e da tuttofare. Insieme al Comune di Bologna, all’Acer
(Azienda casa Emilia Romagna) e all’Azienda sanitaria locale, l’altro
partner del «condomino partecipato» di via Bovi Campeggi è l’Aias
(Associazione italiana assistenza spastici). E se l’ultimo arrivato,
grazie a una donazione fatta da privati, è un sistema di sorveglianza
con telecamere a circuito chiuso per osservare l’esterno della
palazzina, gli appartamenti sono sempre stati privi di barriere
architettoniche e dotati di comandi automatici per il controllo degli
impianti e degli infissi.
DOMOTICA – Ma l’accessibilità e
l’automazione della casa, almeno all’inizio, non hanno mai soddisfatto
completamente Carlo. «Gli appartamenti sono stati costruiti in maniera
standard e senza l’approccio di un’edilizia partecipata. Io, ad esempio,
ho dovuto adattare il bagno alle mie particolari esigenze. Inoltre, al
giorno d’oggi, la domotica e le nuove tecnologie al servizio della
disabilità hanno fatto enormi salti in avanti: esistono sistemi a
riconoscimento vocale, gli alloggi si controllano dal pc o attraverso
l’i-Phone. Sarebbe bello che anche questo condominio stesse al passo con
i tempi».
fonte:
http://www.corriere.it/
Nessun commento:
Posta un commento