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Ilaria

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martedì 30 ottobre 2012

Venezia, Rampe su tutti i 13 ponti per abbattere le barriere

VENEZIA – Da sette anni ormai grazie alla stretta collaborazione tra Venicemarathon e l’Ufficio eliminazione barriere architettoniche del Comune, è stato avviato il progetto “Venezia Accessibile” che prevede delle rampe su tutti i 13 ponti che i maratoneti devono affrontare negli ultimi chilometri del percorso, un ostacolo normalmente insuperabile per gli atleti che partecipano in carrozzina.
Con questo progetto, le rampe che sono state ideate fin dalla prima edizione, saranno fisse fino al prossimo Carnevale, per un periodo di oltre quattro mesi. Questo progetto è inserito perfettamente nella filosofia operativa della Venicemarathon che non vuole essere esclusivamente un evento sportivo ma anche un veicolo atto a valorizzare e promuovere tutto il territorio, rendendolo in questo modo più fruibile a tutti. Non a caso domani pomeriggio, dopo la cerimonia d’inaugurazione delle rampe, verrà dato il via a una simbolica gara non agonistica denominata “Mamme in Rampa”, un gruppo di giovani madri daranno vita con i loro passeggini a una spensierata corsa su e giù per le varie rampe. Inoltre, per questa edizione, in collaborazione con la Biennale di Architettura di Venezia, il progetto è partito già in agosto con la messa in opera delle prime due rampe che rendono accessibile l’ingresso ai padiglioni della Biennale. Un po’ di Venicemarathon si trova anche all’interno del padiglione Venezia dove la politica di eliminazione delle barriere architettoniche del Comune di Venezia è illustrata con i progetti degli architetti vincitori nel 2005 del concorso legato alle rampe della maratona.

fonte:http://www.disablog.it/

lunedì 15 ottobre 2012

Dolore cronico, la storia di Luca e del suo "arto fantasma"

LucaL'arte, la creatività, il colore per sprigionare le proprie emozioni, per andare oltre quel dolore che da 13 anni lo fa soffrire. Luca Moretto, 36enne di Jesolo, è un apprezzato artista visivo. È stato il primo ad applicare su tela il silicone, le sue opere sono passate dalla Biennale di Venezia, in mostre a Milano, Montecarlo, fino in Cina. Ma prima di scoprirsi artista, Luca si è ritrovato senza una gamba "per uno spudorato caso di malasanità". È successo nel 1999, quando a 23 anni ha avuto un incidente in motocicletta. "Ho perso il controllo e mi sono rotto tibia e femore. I medici non si sono però accorti che si era recisa l'arteria femorale. Dopo 12 ore di emorragia ho rischiato la vita e la gamba ormai era persa". La gamba è quella sinistra e gli viene amputata sotto al ginocchio dopo nove mesi in cui svariati interventi falliscono nel tentativo di salvarla. "Speravo che con l'amputazione il dolore passasse, invece mi tormenta ancora oggi". Luca soffre infatti di quella che è definita "sindrome dell'arto fantasma". Ci sarà anche lui in piazza, sabato 13 ottobre, per la "Seconda giornata nazionale contro il dolore", promossa dalla Fondazione Isal (Istituto di ricerca e formazione in scienze algologiche) in oltre 60 città italiane.
"Il dolore è nella memoria del nervo. Non è una questione psicologica, è un dolore fisiologico, che un po' per la fatica, un po' per la postura, si irradia anche all'altra gamba e alla schiena. Pur di vivere sereno rinuncerei al ginocchio, amputando più in alto, ma non servirebbe a nulla". E a nulla è servita anche l'interminabile trafila di terapie, operazioni (24 interventi in 13 anni) e morfina che Luca ha attraversato. Ha provato un impianto perinervoso, che rilascia analgesici direttamente sul nervo sciatico: "È un metodo collaudato, che ha curato moltissime persone, ma il mio corpo ha rigettato l'impianto". Ha provato agopuntura, ipnosi regressiva, neuralterapia: nessun beneficio. "Il mio è un dolore che si evolve, si adatta alle terapie. Ora spero in un nuovo farmaco estratto dalla canapa, ma soprattutto spero nella ricerca del professor Raffaeli e della Fondazione Isal, perché non vorrei prendere più nulla". Più che la medicina, è l'arte a dare oggi sollievo a Luca. Una cura per la mente, che gli permette di abbattere il muro della sofferenza attraverso un'esplosione di colori. "Nel dipingere mi sfogo, tiro fuori quello che ho dentro, che non è il male, è la voglia di vivere. Attraverso il colore sdrammatizzo il dolore, soffro ugualmente il male dell'inferno, ma invece di stare a letto, mi metto al cavalletto e dipingo".
Ma curare il dolore cronico spesso si può: occorre però sapere come farlo e a chi rivolgersi. Esistono nuove tecniche per il trattamento della lombalgia cronica, patologia che in Italia riguarda il 6% della popolazione. Per informare i cittadini sulle terapie disponibili e sui centri specialistici presenti sul territorio e raccogliere fondi a sostegno della ricerca scientifica, sabato 13 ottobre la Fondazione Isal organizza la "Seconda giornata nazionale contro il dolore", in oltre 60 piazze italiane. Fondata nel 1993 a Rimini, la Fondazione opera su tutto il territorio nazionale ed è la prima in Italia per capillarità. Promuove la conoscenza, la ricerca e la formazione medica nell'ambito della terapia del dolore.

fonte:http://www.superabile.it/