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Ilaria

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martedì 11 dicembre 2012

La fattoria “Fuori di zucca” lancia la sfida e dà lavoro a disabili mentali ed ex drogati

​Autoironici ed espliciti: «Bisogna essere proprio fuori di zucca per realizzare una fattoria in un manicomio – si legge nel "Benvenuto" che apre la home page del loro sito internet –, ma bisogna essere ancora più fuori di zucca per non accorgersi del grande bisogno di riconciliarsi con la "Terra Madre", allora, quale posto migliore se non un ex-ospedale psichiatrico per esorcizzare la pazzia che divora l’ecosistema e la biodiversità omologando tutto in un immenso niente grigio». Tant’è che hanno chiamato proprio "Fuori di zucca" la fattoria – gestita dalla cooperativa sociale "Un fiore per la vita" – che ha sede nell’ex-l’ospedale psichiatrico civile "Santa Maria Maddalena" in uno dei padiglioni piccoli. Cooperativa che a proprie spese l’ha fatto ristrutturare («Facemmo un mutuo», spiega Giuliano Ciano, il presidente) e per il quale paga regolamente l’affitto mensile alla Asl dal 2005.

Così lavorano anche disabili mentali, ex-tossicodipendenti e persone con differenti disagi: «Vogliamo che qui ci si prenda cura della persona e della sua condizione sociale, offrendo la possibilità di vivere il lavoro come momento di emancipazione della propria individualità e di affermazione delle proprie potenzialità». E fa un gran bell’effetto sentirlo dire di fronte a uno dei padiglioni più spettrali (la "Sezione Livi"), nei quali, fino a pochi decenni fa, veniva rinchiuso chi aveva (o dicevano avesse) un problema mentale. Non a caso – continua Ciano – «l’educazione, l’integrazione lavorativa e il recupero sociale di persone momentaneamente in difficoltà sono parte integrante della realizzazione dei nostri servizi e prodotti».

E sono molti. L’agricoltura biologica con «la produzione e vendita di verdure e trasformati», la ristorazione con «la cucina contadina e i piatti tipici», le visite didattiche con «i laboratori innovativi sulla natura e l’ambiente rivolti a scuole e gruppi» e gli eventi con «le feste, meeting, compleanni e cerimonie».

All’aperto, sotto la pioggia, due ragazzi stanno allestendo una nuova serra dopo avere dato da mangiare agli animali. Ma proprio oggi c’è una visita. I tavoli sono apparecchiati per una trentina di persone e nella grande cucina Sonia è una trottola che non si ferma un istante. Ha trentaquattro anni, è stata tossicodipendente (ha chiuso da anni con la roba), adesso è "supervisore" responsabile della cucina stessa: «Ce la sto mettendo tutta per affermarmi come lavoratrice, donna e mamma (ha un figlioletto di due anni e mezzo, ndr). Sono cambiate le mie priorità, ora lavoro e e quando torno a casa tutto il mio tempo, che prima usavo per procurarmi la droga, è per mio figlio. La sera finalmente possiamo ridere insieme a raccontarci le nostre giornate».

Sono una sfida questa cooperativa e questa fattoria. Perché dentro il primo manicomio in Italia. Perché dentro una terra che di pazzie ne ha molte, dalla camorra al malaffare, all’egoismo. E l’abbandono dell’ex-ospedale psichiatrico almeno un effetto positivo lo ha avuto: «Ha preservato questo parco da attacchi di contaminazioni inquinanti – spiega Ciano –, delle quali purtroppo è vittima il territorio circostante». E Sonia, intanto, continua a cucinare per trenta.

fonte:http://www.avvenire.it/

Italia, Matricole disabili in aumento



In dieci anni, oltre 9 mila disabili in più si sono iscritti nelle università italiane. Passati da 4.816 nel 2000/2001 a 14.171 nel 2010/2011. Un risultato raggiunto, secondo quanto riportato dal Ministero dell’istruzione, grazie alla legge 17/1999, con la quale gli atenei sono stati portati ad adottare un approccio di tipo sistematico in materia di integrazione e supporto agli studenti con handicap garantendo: sussidi tecnici e didattici specifici, tutorato specializzato, un docente delegato dal rettore per funzioni di coordinamento, monitoraggio e supporto, trattamento individualizzato per il superamento degli esami universitari.

fonte:http://www.west-info.eu/it/

domenica 9 dicembre 2012

La soluzione finale alla questione dei disabili secondo il governo inglese: cazzi loro!

L’atteggiamento del governo inglese nei confronti dei suoi cittadini disabili e poveri dovrebbe far suonare un campanello d’allarme. Che diavolo sta succedendo? Chi sono queste persone che esercitano il potere? È giusto continuare a fidarsi di loro?
I conservatori inglesi, dopo aver ostacolato l’adozione della Tobin Tax (la tassa sulle transazioni finanziarie che poteva sanare i debiti pubblici di molte nazioni, Regno Unito incluso), smantellato lo stato sociale, e deciso che i dipendenti pubblici delle aree più povere saranno pagati di meno (nonostante gli economisti avvertano che ciò causerà un aggravamento della recessione e del già ragguardevole divario nord-povero/sud-ricco):
ora riducono le tasse ai ricchi:
Curioso, visto che loro stessi hanno affermato che non ci sono soldi in cassa per i sussidi destinati all’inserimento sociale dei portatori di handicap.
“Come testimonia minuziosamente un articolo del Guardian online, l’altroieri le strade di Londra non erano affollate di gente in festa come per il matrimonio di William e Kate, ma di migliaia di disabili che manifestavano agguerriti. Il motivo della protesta sono stati i tagli effettuati dal Primo Ministro David Cameron ai servizi dedicati ai disabili”:
“Nuovi guai per David Cameron, che stavolta hanno il volto di una ragazzina dai capelli rossi gravemente disabile. La madre della piccola Holly Vincent, che aveva incontrato in campagna elettorale il futuro premier conservatore in campagna elettorale, gli ha oggi dato del traditore: “Mi aveva promesso personalmente che la mia Holly sarebbe stata al sicuro se fosse stato eletto, ma ha chiaramente tradito la promessa”, ha detto Riven Vincent, che in aprile aveva ricevuto il futuro primo ministro a caccia di voti nella sua casa di Bristol”:
Quel che i mezzi d’informazione italiani non hanno saputo convogliare al pubblico italiano è la ferocia dei tagli dei conservatori inglesi.
La drammaticità della condizione dei cittadini britannici affetti da disabilità merita una particolare attenzione perché rivela il carattere socialdarwinistico dell’attuale governo: 23 su 29 dei suoi membri sono milionari (in sterline); il premier è David Cameron, un aristocratico discendente diretto di re Guglielmo IV e figlio di un operatore di borsa. Non sorprende il loro atteggiamento da prescelti.
Per trent’anni il Regno Unito si era impegnato a fare in modo che i disabili fossero messi nelle condizioni di diventare sempre più autonomi ed attivi, protagonisti della vita della loro comunità. Ora, come denunciano associazioni, docenti, parlamentari, giornalisti e privati cittadini, l’austerità è diventata un pretesto per annullare quel percorso trentennale, tra l’altro in violazione della “Convenzione delle Nazioni Uniti sui diritti delle persone con disabilità”, che era stata ratificata dal Regno Unito nel 2009:
Gli inglesi sono in balia di un governo che disprezza la debolezza e riduce o abolisce progressivamente ogni tipo di sussidio a disoccupati, famiglie povere, anziani e, naturalmente, disabili, superando perfino gli eccessi dei tempi di Reagan e Thatcher. L’assurdità di queste politiche è che i disabili non saranno più in grado di mantenere il loro posto di lavoro e quindi finiranno interamente a carico delle famiglie o degli istituti, con costi maggiorati per l’erario. Inoltre, il personale che in precedenza si prendeva cura di loro in quelle operazioni in cui non possono essere indipendenti, diventerà licenziabile, andando ad ingrossare ancora di più le file dei disoccupati.
Dunque neppure il criterio esclusivamente utilitaristico, per quanto discutibile, può giustificarle. I conservatori non sembrano curarsene, così come gli eurocrati non sembrano curarsi del fatto che l’austerità causa decrescita ed allontana il traguardo della riduzione del debito. Parlano ed agiscono come dei fanatici: è verosimile che lo siano. Che, per di più, sia proprio Cameron, che poco tempo fa piangeva la morte del figlio disabile, ad infierire sui disabili e le loro famiglie è un’indecenza che lascia sconcertati. Il profluvio di denari sprecati in Afghanistan, contro la volontà della stragran parte dei cittadini britannici (ed afghani), sarebbe sufficiente a mantenere intatto lo stato sociale, e la Tobin tax servirebbe a restituire alla società – con ragguardevoli interessi – quello che l’avidità dei banchieri le ha tolto attraverso la socializzazione delle perdite (cf. salvataggi pubblici di chi celebra il libero mercato e condanna lo Stato: si può essere più patetici e perdenti?) e la privatizzazione dei profitti (cf. sgravi fiscali, paradisi fiscali: si può essere più parassitari e ipocriti?).
Invece il messaggio che implicitamente si dà è che i disabili sono un fardello per la collettività e sarebbe opportuno che si togliessero di mezzo il più velocemente possibile. Com’è stato detto, un paese che “non può permettersi” di assistere i suoi disabili è certamente fallito, moralmente fallito. Il Regno Unito è diventata una presenza imbarazzante per l’Europa e si è avviato lungo una pessima china. Quel che il suo governo non pare aver capito è che le persone disperate che non hanno nulla da perdere compiono gesti disperati. Le manifestazioni di migliaia di disabili nelle strade inglesi in difesa dei propri diritti sono solo il primo passo. La gente non è felice di tirare la cinghia mentre i veri responsabili della crisi sono a piede libero e più ricchi di prima. La gente non è felice di vedere che la propria nazione ha perso l’anima.
Ciò che sta accadendo in Gran Bretagna potrebbe succedere anche in Italia?
Forse sì:
Perciò è meglio dedicare del tempo ad alcune riflessioni in materia di disabilità.
Oggi in molte società, specialmente in quelle dove la popolazione sta invecchiando più rapidamente, i disabili costituiscono la minoranza più consistente. A seconda dei criteri utilizzati per definire cosa sia una disabilità e chi sia disabile, oggi ci sono fino a 50 milioni di statunitensi e 40 milioni di Europei occidentali che convivono con una qualche forma di disabilità. Nella metà dei casi si tratta di una menomazione grave. La disabilità è quindi un fenomeno piuttosto ordinario ed il confine tra abilità e disabilità è permeabile. È ragionevole presumere che, ad un certo punto della vita, ciascuno di noi si troverà ad affrontare personalmente una disabilità o dovrà prendersi cura di un disabile ed è quindi nell’interesse di tutti far sì che la società moderna si sforzi di venire incontro ai bisogni dei disabili invece di considerarli “beni deteriorati”, come sembra fare il governo conservatore. Questo diventa specialmente importante oggi che le biotecnologie sono in procinto di rendere ancora più poroso il confine tra abile e disabile e che la categoria “disabilità” si estenderà molto probabilmente a persone affette da alcolismo, obesità, predisposizione a malattie congenite, ecc.
Nella vita di ogni giorno resta la tendenza a valutare gli esseri umani non per quel che sono ma per quel che fanno.
La dipendenza delle persone disabili dal supporto di altre persone ed istituzioni è stato un costante promemoria delle imperfezioni e fragilità umane e dell’impotenza delle scienze mediche. Inoltre, nei periodio di austerità più o meno indotta, i disabili sono quasi sempre stati visti come un costo insostenibile. Negli anni Venti, quando l’economia tedesca era in pessime condizioni, ma comunque prima dell’ascesa di Hitler, un sondaggio di una clinica rivelò che la maggioranza dei genitori di bambini sofferenti di un ritardo mentale avrebbero acconsentito alla loro “eutanasia” se le autorità mediche li avessero consigliati in tal senso (Burleigh, 2002).
Purtroppo, un’eccessiva insistenza sul valore dell’autosufficienza (tipico degli egotisti e degli psicopatici) a discapito di quello dell’interdipendenza, assieme a considerazioni di ordine utilitaristico su come le persone possono meglio contribuire all’economia, tende a sminuire il valore di chi non può cavarsela da solo. Se le anormalità non possono essere curate, la diagnosi prenatale e l’aborto selettivo possono anche essere viste da alcuni come una soluzione rapida ed efficace ad un problema intrattabile come quello delle discriminazioni contro i disabili: “se non ci fossero i disabili non ci sarebbero discriminazioni”. Il messaggio che passa è che i disabili sono degli errori ai quali il progresso tecnologico prima o poi saprà rimediare: ma vanno comunque tollerati (!!!).
I due obiettivi paralleli di eliminare le disabilità e indirizzare la società verso un atteggiamento più indulgente e rispettoso nei confronti dei portatori di handicap sono inconciliabili.
Dobbiamo anche capire che i test genetici prenatali e, in futuro, la terapia fetale, cioè il trattamento medico dei bambini in grembo non garantiranno la nascita di un bambino “normale”. Anche lo screening sistematico dei feti non può evitare che alcuni bambini “difettosi” vengano al mondo. Ciò solleva il problema di come verranno trattati questi bambini inattesi in una società che tende a valorizzare competenza ed intelligenza sopra ogni altra cosa, cioè una società in cui sarebbe stato meglio che non fossero mai nati. Stiamo già assistendo alla collisione tra il diritto costituzionale all’uguaglianza e una realtà di disuguaglianza fisica, e questa è una situazione in cui i diritti delle donne si scontrano con quelli dei disabili e dei feti, mentre i diritti, valori ed interessi individuali configgono con quelli sociali.
È opportuno meditare sulla serie di effetti a breve o lungo termine dell’applicazione di nuove tecnologie nel campo della medicina genetica, anche se non possono essere previsti con certezza. A seguito dell’adozione della diagnostica genetica (quando esistono indicazioni che qualcuno potrebbe essere affetto da una qualche malattia genetica) e dei test genetici nello screening dei portatori sani (che non offrono indicazioni di sorta), potrebbe emergere una nuova classe di cittadini che includerebbe tutte le persone che sono state diagnosticate come malati asintomatici, cioè a maggior rischio di contrarre certe infermità. Promulgare una legislazione specifica a protezione di questi cittadini contro ogni tipo di discriminazione potrebbe paradossalmente farli sembrare più diversi dalla “norma” di quel che realmente sono. Così è stato detto che discriminazioni nel settore assicurativo, dell’impiego, e della sanità potrebbero essere la logica ed inevitabile conseguenza di un vicolo cieco in cui si verrà trattati in modo diverso sia che uno consenta a farsi testare geneticamente e a permettere che lo stesso venga fatto ai propri figli e l’esito sia positivo, sia che uno si rifiuti di farlo, perché in quel caso si sospetterà la presenza di una malattia ereditaria che si vuole nascondere. In ultima analisi il rischio è quello di assistere ad una deriva epistemologica che condurrebbe ad una società in cui una vita umana non conforme a standard qualitativi sempre più elevati sarà vista come una seria negligenza:

lunedì 3 dicembre 2012

Gli occhi di Paolo valgono una laurea

Paolo Puddu, 27 anni neo laureato in LettereSe l’inglese Stephen Hawking fosse nato in Italia si sarebbe laureato? E sarebbe diventato uno dei più autorevoli cosmologi e matematici viventi? Non credo, faticano i giovani senza disabilità a realizzarsi nel mondo accademico, figurarsi chi ha difficoltà maggiori. Certo i primi sintomi dell’atrofia muscolare progressiva di Hawking si manifestarono durante il suo periodo universitario, ma già a vent’anni si trovò a muovere con difficoltà le mani. Era il 1963. Poco meno di cinquant’anni fa. Arrivò in fondo al percorso di studi e non si fermò più nonostante l’aggravarsi della sua condizione. Ripenso a lui mentre leggo sul Corriere della Sera la notizia del cagliaritano Paolo Puddu, persona con tetraparesi spastica, che due giorni fa si è laureato con 110 e lode in Lettere. Lo ha fatto discutendo con gli occhi – unico organo che riesce a muovere e che utilizza per indicare le lettere scritte su una tavoletta – la tesi di laurea su come abbattere le barriere architettoniche durante il viaggio aereo.
Le congratulazioni del team di inVisibili per l’impresa sono più che doverose, tanto quanto è doverosa una riflessione: perché il fatto che una persona con disabilità grave si laurei è una notizia? Significa che si tratta di un evento eccezionale? Ahimè, sì. A maggio del 2011 fu la volta di Giusi Spagnolo, palermitana di 26 anni, prima ragazza con sindrome di Down a conseguire una laurea in Lettere (quella volta il voto fu di 105/110). Altri sparuti hanno conquistato l’ambito traguardo, vincendo da prima le resistenze di un ambiente diffidente e impreparato, poi le difficoltà legate allo studio e agli spostamenti… Mi viene in mente una canzone di Gianni Morandi: uno su mille ce la fa.
Qualche giorno fa durante un convegno su Lavoro, università e disabilità che si è tenuto a Bologna durante Handimatica 2012, il sottosegretario al welfare del ministero del Lavoro e Politiche Sociali, Cecilia Guerra, ha tracciato un quadro allarmante della situazione scolastica per le persone con disabilità. L’abbandono scolastico delle persone con disabilità ci colloca agli ultimi posti in Europa. Non meglio va con gli iscritti alle facoltà universitarie. Stando ai dati del sito Disabilitaincifre, (fonte ufficiale dell’Istat) dall’anno accademico 2000-01 all’anno accademico 2007-08 gli studenti con disabilità passano da 4.813 a 12.403 iscritti. Pochi se confrontati con i tre milioni di disabili italiani.
Ma l’università è solo la punta dell’iceberg, i problemi partono dalle scuole dell’obbligo. Se, come spiega il rapporto Centralità della persona: realtà o obiettivo da raggiungere? promosso dalla Fondazione Serono e realizzato con il Censis, «la situazione italiana ha rappresentato un’esperienza di assoluta eccellenza nel panorama europeo: a partire dall’inizio degli anni ’70 un numero crescente di famiglie di bambini e ragazzi con disabilità (fino ad allora oggetto di educazione differenziata) ha iscritto i propri figli nelle scuole normali». Dall’altro lato si fa notare come «le risorse dedicate alle attività di sostegno e di integrazione degli alunni con disabilità nella scuola appaiano spesso inadeguate: secondo la recente indagine dell’Istat, relativa all’anno scolastico 2010-2011 e dedicata specificamente al tema dell’integrazione scolastica degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, circa il 10% delle famiglie degli alunni con disabilità ha presentato un ricorso al Tribunale civile o al Tribunale Amministrativo Regionale per ottenere un aumento delle ore di sostegno». E l’anno scolastico 2012-2013 non sembra andare meglio. Anzi.
Ma la scuola e l’università producono davvero cultura dell’inclusività? Se mi guardo intorno e parlo con chi conosco e frequenta – si fa per dire – queste realtà la risposta è no. Certo ci sono i casi, come Puddu e Spagnolo, ma poi ci sono decine di altri studenti che arrancano per cercare di adeguarsi alle rigidità di un sistema poco preparato ad accettare le diversità. Impreparato, per esempio, ad includere chi non può essere fisicamente presente alle lezioni. E in questo caso le tecnologie informatiche verrebbero incontro non solo agli studenti con disabilità, ma anche a tante altre categorie di studenti come ad esempio quelli che lavorano per mantenersi agli studi. Viene il sospetto che le nostre scuole e le nostre università trasmettano, e talvolta, producano, sapere, ma non cultura. Concetti, regole, formule matematiche, ma non pensieri, idee e inclusione.

fonte:http://invisibili.corriere.it/

Giornata internazionale delle persone con disabilità: un 3 dicembre per una "società inclusiva"

Si celebra l'annuale appuntamento di riflessione e impegno sui diritti delle persone disabili. Il tema dell'edizione 2012 è: "Rimuovere le barriere per creare una società inclusiva e accessibile per tutti". Le Nazioni Unite: "Colmare il divario fra le buone intenzioni e le azioni concrete". Nel nostro paese e in tutto il mondo eventi e appuntamenti per festeggiare la ricorrenza: ecco quelli principali.
logo della Giornata internazionale delle persone con disabilità ROMA - Una carrellata di appuntamenti vari e molto eterogenei sono in programma anche quest'anno per la celebrazione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, che ricorre il 3 dicembre. Celebrata a livello mondiale, la Giornata è da tempo diventata occasione di riflessione su tutti gli aspetti che riguardano la disabilità. Un'occasione speciale per discutere, individuare problemi specifici, fare il punto, incontrarsi, ma anche impegnarsi contro le discriminazioni e promuovere l'inclusione dei disabili.
LE NAZIONI UNITE - Il tema scelto dalle Nazioni Unite per la Giornata 2012 è "Rimuovere le barriere per creare una società inclusiva e accessibile per tutti". Nel messaggio inviato in occasione del 3 dicembre, il segretario generale Ban Ki-Moon ha ricordato che la sfida globale che il mondo ha di fronte è quella di fornire a tutte le persone la parità di accesso che meritano e della quale hanno bisogno: "Dobbiamo sforzarci - scrive - di raggiungere gli obiettivi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, quelli di eliminare la discriminazione e l'esclusione e di creare delle società che valorizzino la diversità e l'inclusione". Il segretario generale dell'Onu ricorda anche che per raggiungere tali obiettivi e per "colmare il divario tra le buone intenzioni e le azioni attese da tempo", l'Assemblea generale delle Nazioni Unite terrà il prossimo anno una riunione ad alto livello sul tema della disabilità e dello sviluppo: lo scopo è quello di raccogliere le problematiche e i contributi delle persone con disabilità in modo che possano essere prese in considerazione nella redazione di una nuova agenda sullo sviluppo. La Giornata 2012 segna dunque l'avvio del percorso di preparazione a questo meeting di alto livello: al Palazzo di Vetro sono dunque previsti uno spettacolo musicale, una tavola rotonda sull'agenda "verso il 2015 e oltre" e la proiezione dei film che hanno partecipato allo "United Nations Enable Film Festival 2012".
GLI EVENTI MONDIALI - Anche singole agenzie delle Nazioni Unite celebrano la giornata. L'Unicef, ad esempio, prevede il lancio di una campagna di orientamento sulla disabilità rivolta espressamente al suo personale in tutto il mondo (con relativo video di sensibilizzazione e un questionario dedicato), mentre l'Unesco presenta i risultati del rapporto mondiale sull'uso da parte delle persone con disabilità delle nuove tecnologie per accedere alla conoscenza, con un focus specifico sull'apprendimento personalizzato per gli studenti disabili. A Vienna, invece, al Festival internazionale dei diritti umani, viene lanciato il Rapporto Project Zero 2013, con una particolare attenzione all'occupazione lavorativa delle persone con disabilità. "Overcome barriers", "Superare le barriere" è invece il progetto cofinanziato dall'Unione Europea realizzato dall'Aifo (Associazione amici di Raoul Follereau).
GLI EVENTI IN ITALIA - Come ogni anno, nel nostro paese vengono organizzati piccoli e grandi eventi per celebrare la giornata delle persone con disabilità. Ecco qui un elenco che sarà ulteriormente arricchito nei prossimi giorni (segnalazioni a superabile@inail.it).
A Roma sul tema scelto a livello mondiale andrà in scena un confronto organizzato dalla Simfer, la Società italiana di medicina fisica e riabilitativa, con la partecipazione di esponenti della Presidenza del Consiglio, del ministero della salute e di quello del Lavoro, oltre ad interventi del presidente e del direttore generale dell'Inail, del presidente del Pontificio Consiglio degli operatori sanitari, del presidente del Cip e di numerosi altri esperti, anche del mondo accademico e dell'associazionismo. Sempre nella capitale il 3 dicembre viene presentata anche la Carta dei servizi per il superamento delle barriere comunicative, realizzata da un tavolo permanente con Consiglio nazionale degli utenti, Agcom, le associazioni delle persone con disabilità e il Dipartimento Comunicazione del Ministero dello Sviluppo economico.
Nello stesso giorno viene inaugurata la nuova sede della biblioteca storica e mediateca visuale dell'Istituto statale per sordi, con i locali che si arricchiscono di una biblioteca per ragazzi, un'emeroteca, una sala lettura e spazio co-working, di un'aula polifunzionale e dei laboratori di informatica e di video editing: "Mediavisuale" sarà un vero e proprio polo integrato di informazione e documentazione sulla sordità. Sempre nella capitale, si premia lo sport paralimpico con un'iniziativa del Cip Lazio che premia tutti gli atleti che nel corso della stagione sportiva passata hanno vinto una competizione a livello regionale, nazionale e internazionale, dalle Paralimpiadi ai Giochi sportivi studenteschi.
Sempre a Roma, alla Luiss è prevista l'assegnazione del premio San Bernardino 2012 per la pubblicità socialmente responsabile: promosso dall'ateneo con l'Ufficio per le comunicazioni sociali della Cei, con il patrocinio di Pubblicità Progresso e di SuperAbile Inail. vede sei finalisti in gara: Amref, CoorDown, Ferrovie dello Stato, Ponte del sorriso, Procter & Gamble, Timberland.
A Torino, che si segnala ancora una volta come città particolarmente attiva, è prevista un'intera settimana di convegni, mostre e dibattiti. Si cercherà di affrontare, fra gli altri, il tema dell'affettività delle persone con disabilità, ricordando che "amare ed essere amati è un diritto di tutti". Ma spazio anche alla mobilità e alla cultura, con un "open day" nei musei che aderiscono al progetto "Operatori museali e disabilità". Anche nel capoluogo piemontese non manca lo sport, con una dimostrazione sugli sport paralimpici riservata agli alunni delle scuole.
Fra i tanti altri eventi, a Manerbio (Brescia) si parla di progetti di vita per le persone disabili con la onlus "Insieme", mentre all'ospedale di Montecatone (Bologna) va in scena la presentazione dello sci per disabili da parte di FreeRider, che organizza giornate sulla neve in diverse località sciistiche italiane, garantendo alle persone con disabilità la possibilità di avvicinarsi in sicurezza a questa affascinante disciplina.

fonte:http://www.superabile.it/

mercoledì 31 ottobre 2012

L’inclusione comincia dalla campagna


L’inclusione comincia dalla campagnaLa Regione Toscana ha diffuso i risultati del bando sull’agricoltura sociale lanciato lo scorso maggio con lo scopo di finanziare progetti di accoglienza di persone con disabilità e/o svantaggio, per il miglioramento della loro autonomia e capacità tramite lo svolgimento di esperienze in attività rurali. Un’iniziativa unica in Europa che permetterà l’occupazione, in un’azienda o in una cooperativa agricola, di 356 persone con disabilità o disagio sociale. Di queste, 44 hanno problemi di autismo, 236 hanno malattie di carattere psichiatrico, 45 hanno problemi di tossicodipendenza e 15 sono ex detenuti. Tra i partecipanti, ci sono 12 minori di 18 anni, 153 giovani fra 18 e 30 anni, 86 fra 31 e 40 anni, 64 fra 41 e 50 anni e 41 over 50.

Fonte:http://www.west-info.eu/it/

venerdì 26 ottobre 2012

Quando il bar è integrazione: il corso per persone disabili

PARMA – Dietro un bancone. Non solo per imparare un mestiere, ma per vincere la timidezza, sentirsi parte di qualcosa. Maria e Alessandro non vedono l’ora d’iniziare il loro corso da barman, il primo espressamente dedicato alle persone colpite da disabilità.
Ad aiutarli nel loro sogno ci ha pensato l’incontro tra Vito Schiavo, apprezzato barman parmigiano, e la cooperativa sociale La Bula, da anni impegnata a integrare i giovani disabili con progetti orientati sul mondo del lavoro. E’ nato così (collegamento al sito parma.repubblica.it) “L’antiBARriera” un corso professionale per baristi, finanziato dalla Provincia di Parma, con la collaborazione del Servizio inserimento lavoratori disabili (Sild).
“Abbiamo costruito il progetto – spiega Laura Stanghellini de La Bula – insieme a Vito che ci ha raccontato la sua idea. E abbiamo voluto tirare alto, cercando di dare competenze professionali e valorizzare le persone”. Dall’unione delle due esperienze è scaturita un’iniziativa premiata dal bando provinciale per l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità.
Marco Melegari, responsabile del Sild: “E’ un piacere e un dovere finanziare questa iniziativa, che ha le gambe per crescere, attraverso i tirocini, che rappresentano un aspetto fondamentale”. Una volta terminate le lezioni – il corso si concluderà a dicembre – alcuni dei ragazzi avranno possibilità di lavorare all’interno dei locali.
Le lezioni – negli spazi messi a disposizione da Art Caffè-Armeno Caffè – saranno teoriche, ma soprattutto pratiche. “L’aspetto della formazione – spiega Vito – sarà prioritario, questi sono corsi che mettono in crisi anche i baristi. Non ci può essere improvvisazione dietro una macchina del caffè. Credo un’occasione per arricchirci tutti. Ho sempre sognato questo giorno e ho anche un po’ di paura, ma la voglia supera il timore”.
Il sogno di Vito e La Bula è anche quello dei ragazzi che oggi intraprendono il viaggio tra tazzine, miscele di caffè, tè e cappuccini. Dice Maria: “Spero di imparare cose nuove, ho già lavorato in un bar e con questo lavoro spero di superare la mia timidezza, per me servire un caffè a un cliente è un modo di coccolarlo”. Alessandro le fa eco: “Stare dietro un bancone è il mio sogno da quando ero piccolo, mi piacerebbe molto. Voglio imparare a fare bene il caffè e vincere la timidezza”.
Con il corso viene gettato un primo mattone di quella che potrebbe essere una casa molto più grande. Spiega Vito: “L’idea è quella di una torrefazione dove i ragazzi possano lavorare e sostenersi. Non solo preparando caffè. ma prodotti collegati, che sia costruire un vassoio, dipingere un quadro, mettere su una piccola pasticceria”.

fonte:http://www.disablog.it/