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Ilaria

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domenica 2 dicembre 2012

Disabilità, mappe online contro le barriere architettoniche

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Un carrozzina-semaforo che si colora di rosso, giallo e verde per segnalare tutti quei posti che in Italia alzano o abbassano barriere architettoniche. Dai negozi che hanno quei due scalini proprio all’ingresso, passando per i luoghi pubblici accessibili solo dopo aver girato in lungo e largo, fino ad arrivare ai marciapiedi che ce la mettono proprio tutta per scoraggiare chi si muove in sedia a rotelle.
In un paese che deve ancora fare i conti con troppe barriere, già essere a conoscenza di quali posti sono accessibili oppure no può migliorare la vita di molte persone. Proprio questa è l’idea alla base di Liberi di Muoversi, un progetto tutto italiano che punta a migliorare la vita di disabili (e non) attraverso l’uso di mappe interattive. E non si tratta dell’unico servizio di questo tipo: da qualche anno è stato localizzato in italiano anche il tedesco Wheelmap, che offre funzionalità simili a Easy Way, app partecipativa promossa da Vodafone. Sempre in Italia, poi, è attivo Mapability che punta invece a costruire percorsi liberi da barriere nelle principali città italiane.

L’app segnala barriere - Liberi di Muoversi si presenta innanzitutto come una mappa interattiva su cui sono segnalate le località che, a seconda del colore rosso-giallo-verde, presentano barriere oppure no. La mappa è integrata all’interno di un’applicazione per smartphone (disponibile per dispositivi Apple e Android) che permette di geo-localizzarsi e così visualizzare all’istante le segnalazioni nelle proprie vicinanze: questo può essere fatto sia con la classica mappa satellitare che attraverso un’innovativa funzionalità di realtà aumentata. Ma Liberi di Muoversi non vuole essere solo un servizio per disabili: l’app presenta anche la funzionalità “segnala luogo” che permette a chiunque di contribuire dal basso per popolare la mappa. “Al momento abbiamo circa 950 segnalazioni in tutta Italia e 250 utenti registrati (ma si possono anche inserire nuove località in maniera anonima). Il processo è veloce: si seleziona un punto di interesse, si sceglie il livello di accessibilità accompagnandolo da una breve descrizione e poi si scatta la foto. Tutto in quattro semplici passaggi”, spiega a Sky.it Alessio Garbi, ideatore dell’applicazione e presidente dell’Associazione Liberi di Muoversi. “Siamo un’associazione senza scopo di lucro e tali vogliamo restare. L’implementazione tecnologica è stata fatta in maniera volontaria da alcune società private, tra cui anche E-project di cui sono co-fondatore”. A un anno e mezzo dalla presentazione pubblica, sono molti i progetti in cantiere per espandere le funzionalità dell’app, a cominciare dall’avvio di partnership con altre associazioni (tra cui Mapability) e l’estensione delle funzionalità di ricerca. “Liberi di Muoversi non vuole essere solo un servizio per i disabili - sottolinea Garbi - Tutti possiamo avere problemi con le barriere. A me, ad esempio, è da poco nato un figlio e spesso mi pongo il problema di quali siano i posti accessibili con il passeggino. Poi ci sono i non vedenti (che hanno esigenze diverse) o ancora gli anziani e le persone con disabilità momentanea. Ad ogni modo, il presupposto da cui partiamo non è affatto di denuncia. Anzi, il servizio funziona proprio perché riesce a informare sui tanti posti accessibili che ci sono nelle nostre città e spesso non si conoscono”.

Wheelmap e Easy Way - Molto simile a Liberi di Muoversi è anche il tedesco Wheelmap, nato dall’idea di Raul Krauthausen, un disabile trentenne, e realizzato insieme all’associazione no-profit “Sozial Helden” (Eroi del sociale). Anche qui si tratta di un progetto partecipativo con oltre 250.000 località mappate in tutto il mondo (in Italia, al momento, non sono molte). Il servizio è stato tradotto in decine di lingue, dall’arabo al giapponese, passando per l’italiano. E’ poi presente un motore di ricerca che permette di navigare la mappa per località più o meno grandi (da una città a un indirizzo preciso). Rispetto a Liberi di Muoversi, Wheelmap si concentra di più sulla classificazione di una serie di punti di interesse pre-determinati (ospedali, uffici, stazioni) e non permette di segnalare nuove località in maniera spontanea. Funziona allo stesso modo anche Easy Way, progetto partecipativo promosso da Vodafone, che permette sia di classificare i punti di interessi prestabiliti sia di aggiungerne di nuovi.

Mapability - Sfrutta sempre le mappe online, ma in un’ottica del tutto diversa, il progetto lanciato da Mapability, altra associazione senza scopo di lucro impegnata sul tema delle barriere architettoniche. Più che a segnalare i punti di interesse, Mapability punta a ricostruire percorsi urbani liberi da barriere architettoniche. Per il momento sono disponibili le mappe di sette città italiane, tra cui quelle più popolate sono Verona e Cremona. Alla base del progetto c’è un approccio scientifico, come spiega Riccardo Dondi di Mapability, “A partire da una ricerca universitaria, abbiamo elaborato circa 90 parametri che definiscono una barriera architettonica: dall’altezza dei marciapiedi alla buca sporgente delle poste (che può creare molti problemi ai non vedenti). In questo modo riusciamo a definire l’accessibilità in maniera davvero ampia, tenendo conto non solo dei disabili in carrozzina, ma anche dei genitori che trasportano il passeggino, gli anziani con problemi di mobilità”.
In un’area del centro storico di Verona, ad esempio, sono stati classificati 157 attraversamenti pedonali, prendendo in considerazione fattori molto diversi tra loro (presenza di segnalatori acustici, rampe disallineate, etc). Lo stesso lavoro è stato fatto per gli ingressi degli edifici e le strade (calcolando se ci sono almeno 90 cm di larghezza). Mettendo insieme tutti questi dati, è stato possibile identificare 59 percorsi urbani (dal parcheggio alla piazza, ad esempio) del tutto accessibili.
Per ogni città, Mapability dispone di un gruppo di volontari che mappano i percorsi accessibili e non attraverso l’uso di fotografie: “Il tutto poi confluisce sulle mappe online, con linee verdi, gialle o rosse - continua Dondi - Al momento le mappe sono statiche, ma in futuro vogliamo anche realizzare percorsi personalizzati e, soprattutto, intendiamo collaborare con Liberi di Muoversi per offrire un servizio più completo”. Anche qui, come nel caso di Liberi di Muoversi, Wheelmap ed Easy Way, la partecipazione dal basso è importante: chiunque può unirsi ai gruppi di volontari già attivi sul territorio, oppure proporne uno nuovo per le città che non sono mappate.

fonte:http://tg24.sky.it/

giovedì 15 novembre 2012

Verso la conclusione il primo corso per disabili visivi su piattaforma Apple

Volge a conclusione il primo corso d’informatica per disabili visivi su tecnologia Apple, organizzato dalla sezione modenese dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, con il finanziamento del locale Rotary Club. Si tratta di un progetto pionieristico sotto molti punti di vista che sta mostrando tutte le sue potenzialità.
Questa prima edizione, alla quale ne seguiranno altre, è stata condotta su un gruppo ristretto di allievi guidati da Vainer Broccoli, non vedente esperto di nuove tecnologie e in particolare della tecnologia assistiva di casa Apple.
Ad accogliere la proposta formativa lanciata da Ivan Galiotto, neopresidente Uic Modena, sono stati a decine, soprattutto giovani, provenienti anche da fuori regione. “Il mercato del lavoro sta diventando molto competitivo e a noi disabili non resta che cercare la migliore soluzione per ridurre il nostro handicap e risultare più produttivi” ci spiegano gli allievi del corso. “Non possiamo accontentarci di utilizzare un solo sistema operativo, benché sia il più diffuso perchè siamo chiamati ad essere flessibili e pronti ad ogni sfida”. E qualcuno aggiunge: “E’ una questione di comodità, di intuitività e anche di estetica… La bellezza porta lontano ed è molto importante, quando si lavora sodo, quando ci si presenta agli altri sia in ambito privato che professionale…”.
E se l’informatica è un punto imprescindibile della crescita professionale, sembra che la tecnologia della Mela offra chances davvero preziose in fatto di accessibilità, nonostante la perfezione non sia certo raggiunta.
E’ una rivoluzione copernicana: se fino ad oggi era il disabile a doversi adattare alla tecnologia, applicando software specifici al sistema operativo di casa Microsoft, inseguendo gli aggiornamenti dei programmi e precari equilibri di compatibilità, nel mondo Mac si capovolge la situazione. “quando acquistiamo un I-Phone o un Mac-Book – spiega Galiotto – noi siamo clienti come gli altri. Basta un tocco e il nostro smart-phone legge a voce quel che gli altri vedono a schermo, mentre una combinazione di tasti trasforma il computer ‘standard’ in un oggetto per noi completamente fruibile. Questo significa – aggiunge – che tra la tecnologia per tutti e quella per i disabili non c’è distanza, ma continuità e condivisione”. Concorda il docente del corso: “E’ un cambio di prospettiva – spiega – che non ha a che fare solo con le tecnologie ma che insegna qualcosa in fatto di inclusione sociale: non importa se sei ‘normodotato’, cieco, sordo o con disabilità motoria… Le tecnologie Mac con il loro “Accesso Universale nascono accessibili a tutti. E se non è beneficenza, ma semplice operazione di mercato, stavolta il salto è lampante”.
Le lezioni vengono condotte dal docente che segue passo passo gli allievi nell’apprendimento delle tecniche con cui si può utilizzare il computer con tastiera e output vocale, in un’attività formativa che altro non è se non una trasmissione di know how tra chi condivide situazioni e sfide simili. “E’ importante che ad insegnare sia una persona che codivide la nostra stessa situazione e che soprattutto ha maturato la propria esperienza nonostante e forse grazie al proprio deficit visivo. E’ come parlare la stessa lingua e condividere buone strategie per risolvere i problemi”.

fonte:http://www.sassuolo2000.it/

mercoledì 31 ottobre 2012

Le app che regalano una vita normale

Le applicazioni di smartphone e tablet al servizio dei disabili E c'è chi ha fatto il tedoforo a Londra con cane guida e iPhone.

Per amore, solo per amore: così sono state concepite app come ioParlo, Proloquo2Go, Audiolabels e mille altre. Servono per aiutare chi ha difficoltà a comunicare, vedere, udire o apprendere usando smartphone e tablet. Nelle note di Vocal Slides si legge ad esempio: «È un’applicazione nata dall’idea di un genitore il cui figlio soffre di autismo. Questa applicazione non cura l’autismo, ma ha il preciso scopo di creare tra padre e figlio del gioco sufficiente ad invogliare il figlio a comunicare».-

L’app (per Android) è semplice da usare: basta toccare le immagini e il telefonino riproduce un suono o una parola associati in precedenza. Così chi ha difficoltà a esprimersi verbalmente può finalmente parlare.

Una voce nuova Soffrono di autismo tra le 5 e le 50 persone su diecimila; molto più rara è la Sindrome di Cornelia de Lange, stimata in un caso ogni 10-20 mila nati (circa 50 nuovi nati l’anno in Italia). I pazienti, oltre a una serie di malformazioni fisiche, hanno spesso gravi difficoltà di apprendimento e comunicazione. Come Lorenzo, da poco maggiorenne, che non parla affatto, ma lo scorso anno ha superato l’esame di terza media presentando una tesina al computer. E se ha qualcosa da dire usa un iPad, dove ha circa 200 parole per tutte le occasioni. Anche per la gioia: «Per la cena con i suoi compagni della squadra di basket gli abbiamo inserito il simbolo dell’urlo che fanno prima della partita, e durante la serata lo ha usato più volte, era molto contento», racconta la madre Simona, che con il marito ha fondato l’Associazione Cornelia De Lange. Insieme hanno partecipato alla fase di sperimentazione di TTalk_Aac, un’app appena uscita sullo Store Apple.

Il funzionamento, basato sulla Comunicazione Aumentativa e Alternativa, è simile a Vocal Slides, ma qui ai simboli si può associare qualsiasi voce: Lorenzo ha scelto quella del padre. «Apparecchi con caratteristiche analoghe esistono da tempo, ma sono ingombranti e pesanti, hanno batterie che durano poco e costano parecchio», spiega Simona. Così quelli che per molti sono gadget di lusso per altri possono diventare ausili utilissimi e perfino economici per superare una disabilità.

Ritrovare la vista Qualche mese fa, Stevie Wonder interruppe un concerto per tributare un omaggio a Steve Jobs, ormai prossimo alla fine: «La sua azienda è stata la prima a realizzare una tecnologia accessibile a tutti senza dire: “Questo è per i ciechi, questo è per i sordi”. È nella struttura stessa degli apparecchi, ci sono settaggi che ti permettono di usare queste funzioni o no». Il musicista americano, non vedente dalla nascita, si riferiva alla funzione VoiceOver, in cui una voce legge tutto quello che appare sul display, descrivendo scritte sui pulsanti, testi, link, o alla possibilità di impostare allarmi visivi anziché sonori per i deboli di udito. Windows e Android offrono soluzioni simili, anche se non altrettanto semplici da configurare e usare. La vera svolta arriverà quando sarà possibile fare a meno di tastiera e mouse: già oggi smartphone come il Samsung Galaxy SIII sono controllabili interamente con la voce, tuttavia la precisione e l’integrazione del sistema non sono ancora perfette. Siri, l’assistente vocale di Apple, sarà disponibile in italiano entro l’anno per iPhone e iPad, mentre la nuova versione di Os x (attesa entro una decina di giorni) consentirà di dettare mail e testi direttamente al Mac, senza software aggiuntivi.

Poi esistono le app come Colorid, che descrive i colori per i daltonici, o DigitEyes con cui creare etichette personalizzate da applicare sugli oggetti: l’iPhone le riconosce e le legge ad alta voce. Ci sono migliaia di audiolibri in tutte le lingue, e per chi vede bene ma ha problemi di mobilità, MagicReader consente di sfogliare le pagine degli ebook solo voltando la testa.

In movimento Se in casa è possibile adottare diverse strategie per cercare di far fronte a una disabilità, fuori la sfida è più difficile. Anche qui, però, le app possono aiutare: per Android c’è OnTheBus, che informa sui mezzi di trasporto con accesso per disabili in diverse città del mondo, tra cui Roma. SvegliaTreno avvisa quando si è in arrivo alla stazione giusta, MyDisabledGo London è una guida alla capitale inglese pensata per chi si muove in carrozzella. Interessante anche AudioLabels, per leggere i codici a barre o Qr: ottima al supermercato per capire cosa si sta comprando e quanto costa, specie insieme a MoneyReader, che riconosce le banconote (in diverse valute) e legge ad alta voce il loro valore. Tutte per iPhone: se l’iPad vince in casa o a scuola perché lo schermo grande lo rende più semplice da usare, in movimento serve un apparecchio che possa stare in tasca. Anche in quella dei calzoncini di Simon Wheatcroft, maratoneta inglese che qualche giorno fa ha portato per un breve tratto la fiaccola dei Giochi nella sua corsa verso Londra. È cieco, si allena con un iPhone e un cane guida: le sue Olimpiadi le ha già vinte, con l’amore e con la passione.

Fonte: La Stampa