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Ilaria

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mercoledì 31 ottobre 2012

Il «condominio orizzontale», case popolari a prova di carrozzina


Il «condominio partecipato» di via Bovi Campeggi a BolognaBOLOGNA - Carlo, 51 anni, web designer, ci vive dal 2009. E ultimamente anche la sua compagna abita con lui. «Ho sempre vissuto da solo perché, lavorando, mi sono sempre potuto permettere di pagare un affitto – dice –. Trovo che l’indipendenza sia una cosa normale. Infatti, subito dopo la maturità, ho lasciato i miei genitori per trasferirmi da Sassuolo a Bologna. Ma da quando sono in questo condominio ‘adattato’ la mia vita è radicalmente cambiata: apro e chiudo la porta con il telecomando e posso uscire di casa senza l’aiuto di nessuno. Dove abitavo prima, invece, l’ascensore era troppo piccolo per la carrozzina e dovevo sempre farmi venire a prendere da qualche amico».
CarloAUTONOMIA - Salvina invece ha 57 anni, vive con la pensione d’invalidità, e dopo 12 anni di permanenza in una struttura protetta per disabili ha voluto riottenere la sua autonomia. «Non mi trovavo più bene in quella condizione – racconta –. Ora è tutta un’altra musica: non ho orari né regole; la mattina resto a letto fino a tardi e non vado mai a dormire prima di mezzanotte». Con lei abitano il cane Chiffy e la badante straniera con la figlia di 9 mesi. «Sanaa e la sua piccola sono come una famiglia per me: l’anno scorso mi hanno portata in Marocco a conoscere i loro parenti e quest’estate faranno lo stesso». Poi c’è Luciano, 59 anni, separato, quello che organizza le grigliate. Ha perfino comprato il barbecue. La sua è una storia un po’ diversa perché ha una disabilità acquisita e non congenita. «Prima dell’ictus avevo un’attività autonoma e una casa. Dopo mi sono ritrovato con una semi paresi e non più in grado né di lavorare né di pagare l’affitto. Ora vivo qui e ho una borsa lavoro all’ospedale Bellaria: la mia seconda vita, quella da persona disabile, mi ha fatto scoprire un mondo nuovo e una serenità che non avevo mai provato», commenta.
SalvinaALLOGGI ERP - Storie di ordinaria quotidianità nel «condominio partecipato» - si chiama così - di via Bovi Campeggi a Bologna. Una palazzina su due piani completamente accessibile dentro e fuori, compresi il giardino e il parcheggio, fatta di otto piccoli appartamenti automatizzati (di cui due monolocali) di proprietà del Comune e abitati da altrettanti inquilini disabili. La particolarità dell’edificio, infatti, è proprio quella di essere una casa popolare a cui si accede in base ai criteri di edilizia residenziale pubblica ma su segnalazione dei servizi sociali dell’Asl. Al piano terra ci sono gli alloggi, mentre il primo piano è destinato alla casa del portiere, Salvatore, ipovedente, un ex «scugnizzo» che ha dovuto prendere la licenza media e imparare a usare il pc per poter ricoprire quel ruolo. Un bel risultato, considerando che nel 2000 «abitavo a Napoli ed ero disoccupato. Qui ho trovato una borsa lavoro e un alloggio pubblico dove vivo con la mia compagna», dice. Completano l’edificio uno sportello di consulenza psicologica e un mini-appartamento per operatori socio sanitari dell’Ausl di Bologna; nessuno di questi due locali, però, è al servizio dei condomini (gli altri sono Ina e sua figlia autistica, Davide, Vaclav, Patrizia e Friday).
LucianoINDIPENDENZA - «Questo progetto, attivo dal 2008, si inserisce in quella logica di modelli abitativi volti a valorizzare l'autonomia e la vita indipendente delle persone con disabilità motoria ed eventualmente di un loro familiare – spiega Maria Cristina Cocchi, direttore dell’area socio sanitaria del distretto dell’Ausl di Bologna –, pur nell’idea di un contesto semi-protetto determinato dalla presenza di un portiere reperibile anche di notte e di un educatore» che però funge da amministratore condominiale e da tuttofare. Insieme al Comune di Bologna, all’Acer (Azienda casa Emilia Romagna) e all’Azienda sanitaria locale, l’altro partner del «condomino partecipato» di via Bovi Campeggi è l’Aias (Associazione italiana assistenza spastici). E se l’ultimo arrivato, grazie a una donazione fatta da privati, è un sistema di sorveglianza con telecamere a circuito chiuso per osservare l’esterno della palazzina, gli appartamenti sono sempre stati privi di barriere architettoniche e dotati di comandi automatici per il controllo degli impianti e degli infissi.
DOMOTICA – Ma l’accessibilità e l’automazione della casa, almeno all’inizio, non hanno mai soddisfatto completamente Carlo. «Gli appartamenti sono stati costruiti in maniera standard e senza l’approccio di un’edilizia partecipata. Io, ad esempio, ho dovuto adattare il bagno alle mie particolari esigenze. Inoltre, al giorno d’oggi, la domotica e le nuove tecnologie al servizio della disabilità hanno fatto enormi salti in avanti: esistono sistemi a riconoscimento vocale, gli alloggi si controllano dal pc o attraverso l’i-Phone. Sarebbe bello che anche questo condominio stesse al passo con i tempi».

fonte:http://www.corriere.it/

sabato 13 ottobre 2012

Brindisys, il computer made in Italy che traduce il pensiero in azioni


Accendere e spegnere la luce, aprire la porta, formulare parole e frasi, ma solo con il pensiero: da un progetto di un team di ricerca guidato da Febo Cincotti, ricercatore della Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma, finanziato da Fondazione AriSla per la ricerca sulla Sla, con il contributo di Aisla, associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica, è nato il prototipo di interfaccia cervello-computer che permette di comunicare attraverso gli impulsi del cervello ai pazienti "locked in", cioè in uno stato avanzato della disabilità in cui non si è in grado di muovere neppure gli occhi.
Il prototipo è frutto della ricerca italiana - Si chiama Brindisys e, rispetto ad altri modelli precedenti, complessi da utilizzare, ingombranti e che richiedono costante supporto tecnico, è un dispositivo completamente non invasivo, di facile utilizzo, che permette anche ai pazienti in uno stato avanzato della malattia di mantenere una possibilità di comunicazione. Dotato di un elaboratore miniaturizzato simile a quelli usati all`interno dei riproduttori dvd, Brindisys riconosce l`intenzione dell`utente dall`esame del suo segnale elettroencefalografico, senza l`utilizzo di un computer potente.
Legge il pensiero e lo trasforma in azioni - Brindisys è composto da una cuffia, che viene indossata dal paziente, dotata di elettrodi che servono a rilevare i comandi solamente immaginati attraverso i potenziali elettrici prodotti dal cervello. Questi segnali vengono "letti" da un dispositivo poco più grande del palmo di una mano che li traduce in comandi e li trasmette a un semplice tablet da cui parte l`esecuzione dell`azione. Si va dalla riproduzione vocale di una frase pre-impostata, alla formulazione lettera per lettera di frasi nuove fino a comandare azioni vere e proprie quali accendere la televisione, cambiare canali, aprire la porta, spegnere la luce. La "traduzione del pensiero" avviene in circa 10 secondi.
Aiuterà le persone che non possono muovere neppure gli occhi - Primo step per arrivare al prototipo è stata l'indagine su un campione di pazienti, familiari ed esperti, che ha permesso di individuare le principali esigenze comunicative dei malati. Dopo la fase di studio e gli esperimenti per realizzare il prototipo, a distanza di poco più di un anno ha preso il via la fase clinica e un gruppo pazienti lo sta sperimentando. In questa prima fase clinica, i pazienti, reclutati su base volontaria, ma ciascuno a un diverso livello di avanzamento della malattia, vengono condotti nella casa domotica della Fondazione IRCCS Santa Lucia di Roma: un appartamento appositamente progettato per le persone con disabilità dove tutto è automatizzato e con Brindisys è possibile, per esempio, regolare lo schienale della poltrona o l`inclinazione del letto, aprire la porta. In una fase successiva il prototipo sarà affidato ai pazienti che potranno facilmente utilizzarlo a casa propria. Dalle loro risposte partirà poi una nuova versione del dispositivo.

mercoledì 10 ottobre 2012

Shopping senza ostacoli, vademecum per i negozi

MILANO - Negozi sprovvisti di scivoli, ambienti interni troppo stretti, servizi igienici inaccessibili. Ostacoli che impediscono di fare la spesa, entrare in un bar o in un ristorante. Nella maggior parte delle città italiane l’accessibilità ai locali è ancora negata, nonostante la Legge n. 13 dell’89 e il suo regolamento di attuazione, il Decreto Ministeriale n. 236/’89, in base al quale i locali pubblici devono prevedere uno spazio accessibile che permetta a tutti di fruire dell’attività svolta. Per aiutare gli operatori del commercio a eliminare le barriere architettoniche, a Varese hanno preparato un vademecum dal titolo «Entrata libera». A promuoverlo il «Comitato per la città senza barriere» nato all’interno dell’«Associazione dei donatori del tempo», che da più di 30 anni ripara gratuitamente gli ausili per le persone con disabilità – in collaborazione con «Coordinamento varesino disabilità», Comune e Provincia di Varese, sezione locale di Confesercenti, una delle principali associazioni delle imprese del commercio, turismo, servizi e artigianato, che sta distribuendo il pieghevole ai negozianti.
LA GUIDA - «A Varese circa 6 negozi su 10 non sono accessibili, per questo abbiamo pensato alla guida illustrata – dice Bruno Biasci, uno dei promotori del «Comitato per la città senza barriere» – . Molti esercenti ancora non conoscono le norme in vigore: per esempio, quando vengono ristrutturati, locali e servizi igienici dovrebbero essere rifatti a norma. Ma a volte bastano anche alcuni semplici accorgimenti, come abbassare il livello del gradino o spostare una fioriera che ostacola l’accesso al negozio». Anche nel caso in cui l’adeguamento non sia obbligatorio, quindi, si suggeriscono nel depliant soluzioni «virtuose» per rendere accessibili gli esercizi commerciali. «Una città che favorisce la mobilità produce benefici anche per l’economia – sottolinea il direttore di Confesercenti Varese, Gianni Lucchina – . Il pieghevole indica ai negozianti alcuni interventi semplici ed economici per eliminare o almeno ridurre le barriere architettoniche: dai dislivelli all’accessibilità del camerino di prova, dalla disposizione delle merci ai posti a tavola». Ma ecco i suggerimenti contenuti nella guida.
INGRESSI E SPAZI ESTERNI - Un semplice gradino all’ingresso può compromettere l’accesso al locale per le persone in carrozzina; vanno quindi eliminati i dislivelli. Come? Per quelli piccoli, fino a 4 centimetri, basta inclinare la soglia corrispondente alla larghezza della porta. Per un dislivello maggiore è possibile sfruttare lo spazio interno del locale o quello tra le vetrine per realizzare una rampa con una larghezza minima di 90 centimetri. La porta d’ingresso deve essere leggera e manovrabile con una maniglia di facile presa, posta a 90 centimetri da terra, meglio ancora se dotata di apertura automatica. Per citofoni, bancomat, campanelli di chiamata e dispenser per l’assegnazione del turno l’altezza consigliata è di 90 centimetri.
ALL’INTERNO - Per gli spazi interni al locale, compresi i camerini di prova (con appendiabiti situati a circa 120 centimetri da terra), la guida suggerisce di tenerli sgombri e liberi da tappeti e zerbini che possono costituire un pericolo anche per le persone non vedenti. I prodotti vanno esposti in modo da essere facilmente raggiungibili da tutti. All’interno dei locali deve essere possibile superare i dislivelli con mezzi di sollevamento verticali o rampe dotate possibilmente di corrimano e pavimentazione antisdrucciolevole e realizzate con colori e materiali diversi per indicare alle persone ipovedenti il cambio di pendenza del percorso. Per brevi tratti in salita la rampa deve avere una pendenza non superiore al 12%.
POSTI A TAVOLA - In bar e ristoranti vanno previsti alcuni tavoli con uno spazio libero sottostante di altezza non inferiore a 75 centimetri in modo da poter essere accessibile a una carrozzina. Parte del bancone e la cassa devono avere un’altezza di 90 centimetri.
SERVIZI IGIENICI - Le porte di accesso al bagno devono essere larghe almeno 80 centimetri; da preferire quelle scorrevoli o rototraslanti, con doppio senso di apertura. Per facilitare l’accostamento della carrozzina a wc e lavabo vanno previsti spazi minimi per la rotazione pari a 150 centimetri di diametro. I comandi dei rubinetti, poi, devono essere a leva o a fotocellula. Essenziale il maniglione ribaltabile a fianco del water per consentire il trasferimento della persona dalla carrozzina.
SEGNALETICA - La guida raccomanda di indicare con apposita segnaletica i percorsi utili a raggiungere i servizi predisposti, come per esempio bagni accessibili, rampe e ascensori. I cartelli devono essere visibili anche ad anziani e ipovedenti, per cui vanno realizzati con caratteri grandi e contrasti cromatici. I percorsi che conducono agli ascensori e alle reception devono essere tattilo-plantari; vanno previsti contrasti di colore dei materiali antiscivolo utili a segnalare la presenza di gradini o rampe, e quindi a prevenire eventuali incidenti.

fonte:http://www.corriere.it

venerdì 5 ottobre 2012

Casa domotica

Questo è il video di Chiara, e della sua casa domotica, completamente accessibile, riesce a soddisfar qualsiasi esigenza.

martedì 2 ottobre 2012

ENJOY THE DIFFERENCE: COABITAZIONE TRA STUDENTI DISABILI E NON A TORINO

Enjoy the Difference è un progetto che promuove soluzioni abitative con il fine di coniugare l'esigenza degli studenti universitari di trovare una casa in affitto a prezzo ragionevole all'esigenza di realizzare la vita indipendente delle persone con disabilità.

Il progetto, promosso dal servizio passepartout del Comune di Torino (servizi centrali per la disabilità fisico motoria) in collaborazione con la facoltà di Scienze dell'educazione e l'associazione "La virgola", prevede la creazione di nuclei abitativi composti da studenti universitari e giovani affetti da disabilità.

Una delle chiavi di Enjoy the difference è stata la coprogettazione. La docente che ha avuto l'idea, prendendo spunto  da un'esperienza che ha visto realizzata in Spagna, l'ha proposta alle organizzazioni studentesche (attraverso il Senato Studenti) ed alle istituzioni (al Comune di Torino). In questo modo, si è creato un gruppo di progetto composto da tre studenti, di cui uno rappresentava il gruppo "studenti indipendenti", la docente ideatrice, una dottoranda, una rappresentate del Comune (del servizio Passepartout per la disabilità motoria) ed una rappresentate dell'associazione La Virgola, che collabora con il Comune nei servizi per la disabilità.

Il primo nucleo abitativo sperimentale, composto da tre studenti e una ragazza affetta da spina bifida, è stato selezionato a settembre dell'anno scorso mentre al momento sono in corso i colloqui per avviare i nuclei per l'anno 2012/13.  I giovani partecipanti non devono aver superato i 30 anni di età e dovranno essere iscritti ad una qualsiasi facoltà dell'Ateneo torinese, ottenendo almeno il 50% dei crediti previsti dal Corso di Laurea di appartenenza. Ai partecipanti verrà inoltre richiesta la presenza a cena almeno 3 sere a settimana, 10 ore settimanali di attività con la persona disabile e la disponibilità a gestire le piccole commissioni e a fare la spesa per i coinquilini disabili; non dovranno, invece, occuparsi di tutte le prestazioni di tipo sanitario e legate all'igiene personale e alla cura della persona con disabilità.
Per candidarsi a vivere in uno dei nuclei abitativi di Enjoy the difference, gli studenti possono scrivere a: info@enjoythedifference.it, mentre i giovani disabili a progettoprismatorino@libero.it.

"La prima sperimentazione - ha spiegato Giada Morandi del servizio Passepartout - si è conclusa con successo: i ragazzi sono stati supervisionati due volte al mese da un educatore, che li ha monitorati per capire come evolvessero la dinamiche relazionali all'interno della casa. Tutti gli inquilini hanno riconfermato l'abitazione anche per il prossimo anno. Per la composizione dei nuclei - conclude - cerchiamo di seguire criteri di compatibilità: ad esempio per uno dei prossimi nuclei, in cui abiterà una ragazza non udente, abbiamo selezionato una studentessa che conosce la Lingua italiana dei segni".

L'obiettivo per il futuro dell'iniziativa è di inserirla all'interno dell'offerta di alloggi per gli studenti dell'Università di Torino ed allargare il progetto con appartamenti in cui abitino giovani con disabilità intellettiva o sensoriale.


INFO:
Enjoy the Difference
Via San Marino, 10 10134 - Torino
Tel. 011 4428081/4428014
associazione.lavirgola@gmail.com
enjoydifference.altervista.org

fonte:http://www.disabili.com