Nuovo blog

Presto il blog si trasferirà all'indirizzo disabilitasenzabarriere.it. Puoi già visitare il sito e inviarci la tua e-mail. La useremo soltanto per informarti quando il blog sarà attivo.
Un saluto!
Ilaria

Visualizzazione post con etichetta paraplegico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta paraplegico. Mostra tutti i post

mercoledì 28 novembre 2012

La mia vita da paraplegico

MILANO - Raccontare la propria vita da paraplegico su YouTube. È quello che da diversi anni fa Chris Colwell, ex istruttore di paracadutismo che per salvare la vita a un suo allievo è finito sulla sedia a rotelle. Il quarantenne ha iniziato la sua seconda vita virtuale postando sul web proprio il video del tremendo incidente dell'aprile 2003 . Successivamente, anche grazie allo stimolo della blogosfera, ha pubblicato diversi filmati in cui racconta la sua difficile quotidianità nella speranza di aiutare le persone che si trovano nella sua medesima condizione e vivono la malattia in silenzio e nel dolore.
L'INCIDENTE - Come racconta il sito web di France 24 la vita di Chris è cambiata otto anni fa. L'istruttore di paracadutismo si lanciò assieme a un allievo da un aereo nei cieli della Florida. Aveva una telecamera legata alla testa che riprese ogni attimo di quel tremendo volo. Il giovane allievo si lanciò troppo velocemente e l'istruttore tentò di raggiungerlo per frenare la caduta. Purtroppo durante il tentativo di salvataggio la testa di Colwell picchiò contro il petto del ragazzo e l'istruttore si spezzò il collo. Fu salvato dal paracadute d'emergenza che si aprì automaticamente. Da allora Chris è paraplegico e la sua vita è completamente cambiata: oggi vive a Dubai e passa la maggior parte del suo tempo in casa. Nonostante incontri grandi difficoltà a scrivere e a postare i video, Chris afferma che Internet gli rende la vita meno difficile: «Ho cominciato a postare filmati su YouTube un anno e mezzo dopo essere diventato paraplegico. Ho iniziato pubblicando il video del mio incidente. Subito ho ricevuto svariate domande da ogni sorta di persona. Sono loro che mi hanno chiesto di postare filmati personali per dividere assieme pensieri e momenti di vita quotidiana».
AIUTO - La maggior parte dei paraplegici preferisce vivere la propria infermità in silenzio - afferma Chris - ma l'unico modo per sentirsi ancora vivi è quello di uscire allo scoperto e dividere il proprio dolore con gli altri: «La scelta di mostrare la mia vita senza preoccuparmi dei giudizi della gente si è rilevata un'ancora di salvezza per altre persone che si nascondeva a causa della disabilità o per altri problemi. Nei miei video cerco di trasmettere alle persone l'idea che bisogna sentirsi vivi adesso e bisogna avere la volontà di cambiare». Dopo Chris anche altre paraplegici hanno imitato il suo esempio: «Ragazzi come Doug e Mac che io ho seguito da vicino e che adesso sono miei amici, hanno fatto passi da gigante mostrando la realtà delle loro vita attraverso i video. Aiutare le persone dà un significato alla mia vita. Ho fatto nuove amicizie grazie ai miei video e diversi sconosciuti son venuti a trovarmi in Florida quando vivevo ancora in America. Sebbene passi la maggior parte del mio tempo in casa e i miei movimenti siano limitati, Internet mi aiuta realmente a stare connesso con gli altri».

fonte:http://www.corriere.it/

lunedì 12 novembre 2012

Quei "dieci minuti in piedi", dopo dieci anni di attesa. Il racconto di Simone Fanti

"Sono più storto della torre di Pisa, eppure sto in piedi": dieci anni dopo l'incidente che, appena 26enne, l'ha costretto alla sedia a rotelle, il giornalista racconta sui suoi blog le emozioni che ha provato ieri, quando l'esoscheletro, dopo 3 bip, "mi ha sollevato leggero"
simone fanti esoscheletro ROMA - "Guardatemi in foto, sono più storto della torre di Pisa. Eppure sono in piedi. Instabile come un birillo barcollante che grazie a una magia tecnologica sconfigge le regole della fisica": Simone Fanti si è rialzato in piedi mercoledì scorso, per la prima volta dopo 10 anni. Dal giorno in cui, come racconta sul suo blog "Disabili a quattro ruote", "un pirata della strada, così direbbero i colleghi giornalisti, mi ha lasciato steso su una striscia di duro asfalto. La diagnosi, brutale e irreversibile (almeno per il momento), lesione mielica D4. Ergo paraplegia". Simone Fanti oggi ha 36 anni e scrive su diverse testate, tra cui il Corriere della Sera, per il quale è autore, insieme a Franco Bomprezzi e Claudio Arrigoni, del blog "Invisibili". Ed è dalle pagine dei suoi blog che racconta l'emozione di ritrovarsi, dopo tanto tempo, in posizione eretta. L'emozione immortalata dalla foto che lo ritrae accanto ai suoi fisioterapisti, sorretto da quell'esoscheletro (così tecnicamente si chiama l'ausilio) a cui si affida. "Questa immagine mi ricorda un po' i pupi siciliani - racconta su Disabili a Quattro ruote - le marionette sostenute da mille fili visibili... mille mani amichevoli che in qualche maniera mi sostengono. Alle quattro mani delle fisioterapiste, miei veri e propri angeli custodi anti caduta, si aggiungono quelle dei molti amici che da lontano o da vicino mi accompagnano in questa avventura". Ai ringraziamenti seguono i commenti: il primo, di Franco Bomprezzi , "allora dillo che vuoi guardarmi dall'alto in basso!", a cui Fanti risponde: "Sicuramente una delle mani che mi stanno sostenendo è la tua".
Il racconto particolareggiato, la "cronaca dell'evento", Fanti la affida invece al blog "Invisibili", in cui prova a restituire tutte le sensazioni provate in quel momento: "Il mio grido si è spento in gola giusto nel momento in cui mi sono alzato in piedi per la prima volta dopo dieci anni in sedia a rotelle. Un urlo liberatorio di gioia, di tensione, di ricordi che di colpo tornano alla mente, un grido soffocato appunto per una lunghissima decade. Un urlo silenzioso. Tre bip e l'esoscheletro, mi ha sollevato leggero, come se fosse la cosa più naturale per un uomo. Normale per gli altri ma non per me, paraplegico a causa di un incidente motociclistico. Quell'azione semplice e banale che ognuno compie migliaia di volte a me era preclusa". A rendere possibile cioè che fino a qualche tempo fa sembrava impossibile, è stata "una magia tecnologica, due gambe bioniche e un piccolo computer che le guida. Nessun miracolo, ma l'ingegno dell'uomo. Da qualche tempo infatti - racconta Fanti - ho iniziato il progetto pilota che tra accelerazioni e rapide frenate (qui potete leggere il diario della mia avventura) mi ha portato all'appuntamento con la stazione eretta". La "magia tecnologica" si chiama Rewalk: tecnicamente è un "esoscheletro", più semplicemente delle "gambe bioniche". Un ausilio che arriva da lontano, da Israele, ma che oggi è sviluppato dal centro protesi Inail di Vigorso di Budrio ed è oggetto anche di alcuni progetti pilota. "Ero troppo stupito e impaurito per potere godere di quei dieci minuti (che mi sono sembrati un attimo) - racconta ancora Fanti - Il mio corpo impegnato a riassettarsi sulla posizione verticale. Il mio cervello invaso da mille pensieri contradditori: gioia e malinconia, paura e voglia immensa di spingermi oltre... Al ritorno dalla prima seduta (ne devono seguire almeno altre 20) mi sono sciolto in un pianto liberatorio - confessa - Nelle lacrime le immagini del mio passato. Di quei primi 26 anni trascorsi da bipede... di quelle sensazioni, a contatto di pelle, che avevo nascosto nei reconditi dell'anima. Troppo faticose, troppo dolci-amare... emozioni che sono solo ricordi e non torneranno comunque più. E che lasciano ora spazio per le nuove... chissà magari quelle che genererà il muovere il primo passo".

fonte:http://www.superabile.it/

lunedì 8 ottobre 2012

Omodisabilità sul grande schermo

Morgan Oliver è un giovane atleta gay che a seguito di un incidente stradale è costretto a vivere per sempre su una sedia rotelle. All’improvviso, si ritrova a dover fare i conti con una nuova dimensione quotidiana cercando, giorno dopo giorno, di riconquistare la propria indipendenza. Mentre si trova in riabilitazione, incontra Dean Kagan, un agente immobiliare, e tra i due, poco a poco, nascerà un sentimento forte e contrastato…
È questa la trama del film intitolato Morgan, dal nome del suo protagonista, diretto da Michael D. Akers. La pellicola, uscita nei mesi scorsi negli Stati Uniti, verrà proiettata in anteprima nazionale al Festival Internazionale di Cinema LGBT che si terrà dal 25 al 31 ottobre 2012 a Firenze. Sottotitolato con lo slogan Sometimes you have to dare to dream (a volte si deve osare di sognare), tratta un tema forte raramente affrontato nel cinema nazionale e internazionale. Soffermandosi sulla vita e le aspirazioni di un protagonista gay e paraplegico, gli autori auspicano che questo film possa essere di stimolo dando maggiore visibilità alle persone gay affette da disabilità fisiche.
In Italia nel 2007 era stata pubblicata per la prima volta una ricerca su persone omosessuali e disabili promossa dall’Arcigay intitolata “Omodisabili”. Pur affrontando una tematica forte e strappalacrime, emergevano storie di tanti disabili gay e lesbiche i quali, come per il protagonista del film Morgan che nelle sue condizioni sfida gli stereotipi decidendo di partecipare ad una gara ciclistica nella Grande Mela, ce l’hanno fatta e sono riusciti, seppur con difficoltà, a trovare percorsi di vita soddisfacenti grazie anche alla vicinanza di un partner o di persone con le stesse esigenze in grado di ispirarli e farli sentire inclusi nella società.
Superare la “doppia barriera” e vivere a pieno la propria affettività dipende anche dalla capacità delle comunità dei disabili e degli omosessuali di lottare per far riconoscere la bellezza della diversità altrui e il diritto alla propria, irripetibile diversità, dei corpi, della sessualità e della mente.

fonte:http://www.west-info.eu/it/