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Ilaria

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venerdì 7 dicembre 2012

Un volo speciale ha portato Gioele a Brescia Qui il bimbo sarà curato con le staminali

Gioele ha 13 mesi e vive bloccato in un lettino d’ospedale. Non riesce a stare in piedi, a parlare, a mangiare da solo e nemmeno a respirare. Comunica con mamma e papà soltanto con i suoi enormi occhioni. Da quando è nato lotta con un nemico più grande di lui e spietato, l’atrofia spinale muscolare, la Sma1. Dopo la diagnosi, i medici gli hanno dato pochi mesi di vita. Adesso però, il bambino di Marsala e i suoi genitori hanno una speranza, il trapianto di cellule staminali mesenchimali.
Oggi Gioele è stato trasferito dall’Ospedale pediatrico Giovanni Di Cristina di Palermo agli Spedali Civili di Brescia a bordo di un volo della Protezione Civile. E’ diventata infatti, operativa l’ordinanza del Tribunale di Marsala che obbliga la struttura ospedaliera lombarda a prendere in cura il bambino.
Nel quadro delle cure compassionevoli, previste dal decreto ministeriale Turco-Fazio, il giudice del lavoro ha riconosciuto "il diritto alla salute e alla vita individuale" nonché "il diritto all'autodeterminazione individuale" del piccolo paziente e "ordina al legale rappresentante e al responsabile sanitario dell'azienda ospedaliera Spedali Civili di Brescia di procedere immediatamente e senza alcun altro indugio alla presa in carico del piccolo Gioele e di procedere alla somministrazione nei confronti dello stesso di cellule eventualmente prelevate anche da altri pazienti e prodotti secondo la metodologia di 'stamina'".
L’ordinanza del Tribunale si riferisce al metodo praticato in Italia dal professor Davide Vannoni, presidente della onlus Stamina Foundation, l’associazione che è al centro dal 2007 di una inchiesta giudiziaria della Procura di Torino che ha finora impedito a Gioele di accedere a questo trattamento sperimentale. Papà Rosario e mamma Katia doneranno un po’ del loro midollo spinale e quello che risulterà più compatibile, verrà lavorato in laboratorio e inserito nel midollo del bimbo.
“E’ vero – racconta a Tgcom24 Rosario Genova, papà di Gioele – non ci sono ancora prove scientifiche definitive sulla bontà del metodo del professor Vannoni, ma per me vale come un trattato di mille pagine il caso della piccola Celeste Carrer di Venezia. Affetta dalla stessa patologia che tormenta Gioele, dopo cinque sedute di staminali la bambina, prima paralizzata al 100%, è riuscita a stare seduta, a parlare, a respirare senza macchine. Forse Gioele non guarirà ma almeno avremo provato ad alleviare la sua sofferenza e a migliorare il suo tenore di vita”.
Spera Rosario, ma non si illude, anche se è stato proprio lui a lottare perché Gioele potesse ottenere l’unica cura al momento disponibile per un caso grave come quello di Gioele. Sono centinaia le mail, le raccomandate, le telefonate che da padre disperato ha inviato a ospedali, medici, genitori in condizioni analoghe. “Tanti mi hanno sbattuto il telefono in faccia, altri mi hanno persino detto chiaro e tondo di non volere fare di più per il mio caso. Ma non è questo che mi fa male. E’ assurdo che nel nostro Paese per poterti curare devi passare dal tribunale, minacciare denunce, pagare gli avvocati, sperare di trovare un giudice sensibile”.
Cosa sta dietro questo muro di burocrazia e insensibilità? “Ho il sospetto – conclude con amarezza Rosario – che le case farmaceutiche temano un decollo delle terapie a base di staminali. Tante malattie oggi quasi incurabili potrebbero scomparire e tante medicine, quindi non servire più”.

fonte:http://www.tgcom24.mediaset.it/

giovedì 6 dicembre 2012

A 8 anni studia da casa grazie ad una webcam


Con la disponibilità di una scuola elementare milanese, i genitori di un ragazzino 
disabile riescono a farlo "studiare a distanza"
 
immagine newsMarco ha otto anni ed è affetto da Sma, atrofia
 muscolare spinale, una malattia che nelle
 conseguenze fisiche è molto simile alla terribile
 Sla, diventatacelebre per aver mietuto vittime 
soprattutto tra gli ex 
calciatori. Negli ultimi anni a 
poco a poco la malattia gli ha bloccato i muscoli e
 l'ha costretto a vivere senza muoversi, a vedere 
il mondoattraverso il  flusso di bit che corre nella
 fibra ottica.
Fino allo scorso settembre l'atrofia muscolare 
gli aveva lasciato al massimo tre giorni di scuola 
all'anno. Il primo e gli ultimi due, giusto per 
guardare in faccia i compagni 
dell'Istituto comprensivo Italo Calvino di Milano. Troppo
 poco per conoscerli e farseli amici. Oggi Marco ha battuto 
la malattia inguaribile. Grazie al computer, alla webcam
 e alla fibra ottica, infatti, Marco riprende ogni mattina il 
suo posto in classe in mezzo ai compagni che adesso sono i suoi amici.
La forza e la tenacia dei genitori, che hanno tentato, studiato e scoperto
 soluzioni, gli hanno permesso di ricominciare ad essere Marco, quello dell'ultimo
 banco dove ora in 
un grande schermo ci sono i suoi occhi vispi e marroni. La sua "astronave", la
 libreria piena di fili e lucine, con schermo e tastiera, è un regalo di tanti. Della
mammaLaura,del preside del Calvino, Aldo Acquati, dei tecnici che gli hanno 
cablato la casa e la scuola con la fibra ottica, della maestra di sostegno che
 lo segue a domicilio, degli insegnanti che non hanno mai smesso di credere 
che fosse possibile.
"Oggi dopo tre anni di tentativi Marco ha ripreso a seguire le lezioni - 
racconta la madre -. Mezza giornata di scuola a distanza, poi le terapie per 
aiutarlo a respirare". 
Nonostante la malattia lo costringa su una sedia a rotelle, nonostante i muscoli
 siano fasci di fibre senza forza, Marco muove le dita sulla "cloche", sul
 joystick che dirige le telecamere nell'aula.
Con le dita zooma sui visi dei compagni, sulla lavagna e sul professore. "Abbiamo
 voluto che tutto apparisse reale, che Marco avesse la possibilità di "muoversi"
 liberamente all'interno della classe", racconta sempre la madre. Perché più che 
la didattica, qui conta la possibilità di vivere come gli altri compagni, di sentirsi uno
 di loro.
Marco non si muove, ma è lucido e parla come un normale bambino di 8 anni. 
A volte l'amore, l'affetto dei genitori aiuta a vedere più in là delle speranze della
 medicina. Non è questo il caso; è una malattia inguaribile, nessuno alimenta
 false attese. Neppure Marco, che a volte lo chiede a sua mamma e ai professori: 
"Perché proprio a me, perché non sono come loro?". Oggi sa che la sua è una vita
 speciale, una su 10 mila, questa l'incidenza della rarissima malattia.