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Ilaria

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venerdì 30 novembre 2012

Francesco, che corre con “un’ala” al piede

Dopo l’amputazione della gamba destra, a undici anni, Francesco Comandè ha vissuto la svolta della propria vita grazie alla protesi in carbonio che lo ha fatto diventare un vero e proprio “campioncino” dell’atletica leggera. Ora sogna di partecipare alle Paralimpiadi del 2016, ma fa anche un appello alle Istituzioni, per la situazione di isolamento in cui vivono ancora tante persone con disabilità, specie nel Sud dell’Italia
immagine news«Quando da bambino sono divenuto disabile, ho cominciato a vedere la vita con una luce diversa. E adesso corro velocissimo, grazie a una protesi in carbonio che è diventata la mia “ala al piede”». Sono parole di Francesco Comandè, ventiquattrenne di Taurianova, in provincia di Reggio Calabria, di cui raccontiamo la storia oggi.
Francesco è un ragazzo solare, vivace, che ama scoprire le cose, curioso e desideroso di correre. Ma non l’ha più potuto fare da quando, all’età di 11 anni, ha avuto un  brutto incidente, a causa di un trattore nelle campagne del suo paese. Nonostante l’amputazione della gamba, ha trovato dentro di sé la forza per non abbattersi e per non disperarsi. Soprattutto non riusciva a sopportare – più ancora che la stessa perdita dell’arto – la pena e il dolore che i genitori e i fratelli provavano per lui e allora ha voluto reagire anche per loro.
«A quell’età – racconta Francesco – l’unica cosa alla quale pensavo era giocare e divertirmi con gli altri bambini. L’amputazione è stata una cosa più grande di me che non capivo; però, da buon calabrese, sono testardo e non mi sono mai arreso. Ho affrontato le lunghe ospedalizzazioni sempre con il sorriso sulle labbra. Ho fatto tanti di quegli interventi che avrebbero demoralizzato il più forte degli uomini: uno ogni due settimane e per un anno intero. Poi una notte ho sognato San Pio da Pietrelcina, al quale sono molto devoto, che mi diceva che non avrei dovuto mollare mai. Spesso i credenti dicono che ognuno ha la sua Croce da portare in spalla, io ho la mia gamba!», conclude scanzonato.
«Ho avuto dei compagni di scuola fantastici – prosegue poi -, che non mi hanno mai fatto pesare che io avessi un piccolo problema». Lo stesso, però, non si può dire della gente. Francesco, infatti, ci racconta che quando ha potuto, la prima cosa che ha fatto è stata di andare al mare. Ma è stato traumatico. Perché c’erano delle mamme che imponevano ai propri figli di non guardarlo a causa dell’amputazione. Lui rimase molto scosso da quella cosa e per molti anni non andò più al mare.
«La mia vita – ricorda quindi – ha avuto una vera e propria svolta, quando ho incontrato Giusy Versace [la nota atleta di origine calabrese amputata agli arti inferiori, N.d.R], che mi ha stuzzicato a praticare lo sport. L’avevo vista in TV, lei diceva grandi cose del fatto di correre con delle particolari protesi, come quelle di Oscar Pistorius, e io rimuginavo sul fatto che se si poteva correre senza le gambe, perché non avrei potuto farlo io con una gamba sola? Così ho cercato in tutti i modi di avvicinarmi a Giusy, tempestandola letteralmente di messaggi su Facebook, come uno spasimante! Alla fine siamo diventati amici e ha iniziato ad aiutarmi, facendomi conoscere l’ex presidente del Comitato Italiano Paralimpico (CIP) della Calabria Titti Vinci».
Grazie a Vinci, dunque, da due anni Comandè è tesserato con la società reggina Asved con noi, che si occupa della pratica sportiva di bambini e giovani con disabilità. «E così in breve tempo ho vinto tre titoli regionali e medaglie d’oro nel lancio del peso, del disco e del giavellotto. Quest’anno, poi, ai Campionati Indoor di Ancona, ho vinto due medaglie d’argento nei 100 e nei 200 metri e sono arrivato terzo nella finale del lancio del disco».
Sembra incredibile che questi risultati il giovane atleta calabrese li abbia ottenuti solo tre mesi dopo avere iniziato a provare una nuova protesi in carbonio. Queste “ali” fantastiche per chi le gambe non le ha, sono molto costose e irraggiungibili. Ma grazie all’Associazione Disabili No Limits, presieduta proprio da Giusy Versace, che si è occupata della raccolta fondi per l’acquisto di protesi e carrozzine, Francesco ha potuto finalmente correre, dopo undici anni dall’incidente.
Testardo e determinato, è lui stesso a renderci partecipi del sogno che desidera realizzare: «Con la mia società, ci siamo prefissati un’obiettivo grandioso: partecipare alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro del 2016!». E noi glielo auguriamo di cuore.
A margine infine a questa nostra intervista, Francesco desidera fare un appello alle Istituzioni affinché ci sia un’attenzione maggiore nei confronti delle persone con disabilità che, sottolinea, «non sono un mondo a parte, ma parte integrante del tessuto sociale. Un appello doveroso, che proviene dal Sud, dove ci sono ancora tante persone con disabilità che vivono isolate. In particolare, faccio un appello alle famiglie di alcuni miei amici disabili, affinché escano dall’isolamento casalingo e diventino parte attiva della società, reclamando con forza i diritti basilari spesso negati, iniziando proprio dalla pratica dello sport, che restituisce autostima e forza d’animo a quanti hanno delle limitazioni fisiche».

fonte:http://www.ufficiodisabili.it/

mercoledì 28 novembre 2012

Vuole partecipare alle gare di scherma paralimpica, ma l'azienda sanitaria non fa più i certificati

Angelo Marra, atleta in carrozzina, nel 2010 si è tesserato come atleta al circolo della scherma di Reggio Calabria. Quest'anno vorrebbe sperimentare come arma anche la spada e partecipare alla prima prova zonale Centro-Sud di scherma in carrozzina, in programma per il 9 dicembre prossimo a Napoli. Ma non riesce ad avere il certificato di idoneità agonistica
scherma in carrozzina REGGIO CALABRIA - Nel 2010 si è tesserato come atleta (categoria b) al circolo della scherma di Reggio Calabria ed ha partecipato ai campionati assoluti di scherma paralimpica a Livorno. L'anno scorso è stato a Napoli dove si è cimentato nelle prove per la zona del Centro-Sud e dove ha conquistato il terzo gradino del podio. In entrambi i casi si è destreggiato con sciabola e fioretto. Quest'anno vorrebbe sperimentare come arma anche la spada e partecipare alla prima prova zonale Centro-Sud di scherma in carrozzina, in programma per il 9 dicembre prossimo a Napoli. C'è però il problema che, nonostante non sia alla prima competizione in questa disciplina sportiva, non riesce ad ottenere il certificato di idoneità agonistica. Protagonista della vicenda è il reggino Angelo Marra, trent'anni, avvocato e dottore di Ricerca in Diritto civile, che per la tetraparesi spastica subentrata alla nascita vive e si muove in carrozzina. Per ottenere il certificato, il giovane professionista ha inoltrato la richiesta, formulata dal proprio medico di base, alla struttura di Medicina dello sport dell'Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria. Come unico riscontro si è sentito rispondere al telefono che "la struttura in questione, non è in grado di fare la visita sportiva con l'elettrocardiogramma sotto sforzo. Non c'è più il medico che c'era fino a qualche tempo fa e non si fanno più visite sportive ai disabili".
Marra si chiede, amareggiato, come mai non sia più possibile effettuare questo tipo di accertamenti per le persone con disabilità. "Parlo per me e per chi come me vuole impegnarsi in qualche sport e partecipare a delle gare - afferma Marra -. Non è possibile che non si possa ottenere il certificato perché nell'ufficio preposto dell'Asp non c'è più il medico degli anni scorsi o perché, così come ci viene detto, che non sono più validi i vecchi metodi. Allora, se bisogna adottare delle nuove prassi per rilasciare i certificati, è la struttura sanitaria che si deve aggiornare ed attrezzare in tal senso".L'avvocato insiste e ribadisce che "il diritto per i disabili a partecipare a delle manifestazioni sportive, è garantito dall'articolo 30 della legge 104/92. Inoltre lo Stato italiano ha ratificato nel 2009 la Convenzione Onu sui diritti per le persone con disabilità. Perciò - sottolinea ancora il professionista reggino - negare la possibilità ad un disabile di partecipare ad una competizione, è la palese violazione di un diritto oltre che un atto di grave discriminazione". Questa l'ennesima battaglia di Angelo Marra che è anche componente della Fish ( Federazione italiana superamento handicap) e consulente legale dell'Ufficio nazionale antidiscriminazione: un giovane che ha dedicato la sua vita all' impegno sociale e civile, a favore di chi non a voce, di chi ogni giorno vede negati i propri diritti.

fonte:http://www.superabile.it/

sabato 17 novembre 2012

Vergeer, 400 per la leggenda E posa nuda per Espn

Esther Vergeer in azione Esther Vergeer è nella leggenda senza essere passata dalla dimensione della storia. Per lei sono 400 vittorie consecutive nel tennis in carrozzina. Ci arriverà vincendo (e vincerà) la gara di semifinale del Nec Masters in programma oggi contro Jiske Griffioen. Una striscia incredibile per un fenomeno assoluto dello sport mondiale. Nessuno è mai stato così dominante in uno sport individuale e probabilmente nessuno lo sarà mai come lei. Il fatto poi che Esther sia anche una splendida ragazza di 29 anni non è cosa secondaria, come dimostra la scelta di Espn, che l’ha voluta per essere una delle star (insieme per esempio al cestista della Nba Amar’e Stoudemire e al linebacker della Nfl Patrick Willis) a posare nuda per Body Issue, tradizionale omaggio di Espn Magazine al corpo degli sportivi.
numero uno — A otto anni fu ricoverata in ospedale. Una operazione alla spina dorsale per correggere un’anomalia alle vene che aveva dalla nascita. Le salvarono la vita. Forse ci fu un errore. Smise di camminare, ma non di sognare: studiò, giocò, fece sport. Non si fece travolgere. “Cominciai a fare tanti sport differenti, dal volley seduti al tennis da tavolo, dalla ginnastica al tennis e, in particolare, al basket in carrozzina, quello che mi appassionava di più.” Arrivò fino alla nazionale. Ma nel tennis era diventata un fenomeno. Scelse quello. E fece bene. Paralimpiadi? Cinque medaglie d’oro (tre in singolare) e una d’argento nelle ultime tre edizioni. Tornei dello Slam? Sette Australian Open, quattro Roland Garros, cinque US Open (be’, tutti quelli a cui ha partecipato). Masters? Dodici vittorie consecutive dal ’98 (e con quello 2010 di Amsterdam diventeranno 13). E si potrebbe continuare. Anni fatti non solo di sport, ma anche di studi in Legge ed Economia. Il tennis (e lo sport in generale) occupa buona parte del suo tempo: “Forse il 75%. Mi alleno cinque giorni la settimana e mi diverto molto. Vedo più palle da tennis che amici!”. La sua vita non è diversa da quella che ci si può immaginare per una grande tennista: viaggi e allenamenti, ma non solo. C’è spazio anche per iniziative di solidarietà. “Il mio giorno perfetto sarebbe quello in cui potessi dormire… Mi piace fare colazione con i miei amici, fare shopping, andare in spiaggia, uscire la sera”. Passioni normali, come quella di ballare in discoteca e amare i delfini.
espn — “Quando mi hanno chiesto di posare nuda per la rivista, non ero sicura di accettare, ma hanno detto che avrei avuto l’ultima parola sulle foto e mi fatto sentire a mio agio”. Solo una racchetta la copre. Lei seduta su una carrozzina. Bella. “A volte bisogna guardare fuori dalla propria scatola, ma non l’ho fatto per dare interesse allo sport per disabili. Quello, a poco a poco, sta comunque aumentando”. A Espn sono stati entusiasti: “Vogliamo mostrare differenti specificità del corpo e come si possa raggiungere attraverso questo la grandezza nello sport. Il nostro scopo è divertire, ma anche educare. Esther è bellissima e abbiamo mostrato che la disabilità non è un handicap per diventare un grande atleta”, ha spiegato Gary Belsky, caporedattore, alla Cnn. Non tutti nel mondo paralimpico la pensano come lui. Linda mastandrea, grande atleta in carrozzina statunitense prima e ora storica del movimento paralimpico, lo ha scritto chiaramente sul suo profilo in Facebook: “Un’altra atleta ha deciso che il solo modo di attirare l’attenzione è farsi fotografare nuda. Capisco che l’obiettivo sia ‘mostrare corpi differenti’, ma perché occorre essere nudi per mostrare una donna forte, con un corpo che usa una carrozzina per praticare sport?” Una questione però che appare più generale e non legata alla sola disabilità.
Aimee Mullins, campionessa di atletica leggera, in copertinaaimee e sarah — Esther infatti non è la prima atleta paralimpica a posare nuda per Espn Magazine. Nel 2009 lo fece Sarah Reinersten, triatleta amputata a una gamba. Ma capofila è stata Aimee Mullins, splendida campionessa di atletica leggera negli anni ’90. Statunitense, amputata bambina a entrambe le gambe per una malformazione, una Pistorius al femminile (Aimee ha 34 anni, dieci più di Oscar, e i due sono grandi amici), fra le prime a utilizzare le protesi rese celebri dal sudafricano. Laureata a Georgetown, è stata modella per Alexander McQueen, ha posato nuda per il progetto artistico Cremaster, è stata protagonista in varie copertine, l’ultima su Wired Italia. La più famosa è però quella della rivista della Laureus, nel 2003, quando Vittorio Corona (grande giornalista, papà di Fabrizio) la volle fotografata mentre correva in bikini su una spiaggia con le protesi, e non solo, bene in vista. E allora Pistorius era appena ragazzo.
federer — “Quello che sta facendo Esther è stupefacente, una striscia vincente incredibile, io non riesco nemmeno a immaginare di poterla fare”: Roger Federer è uno dei grandi estimatori della Vergeer. E, con una serie di vittorie consecutive che è poco meno di un decimo di quella dell’olandese, è il primo a capire la grandezza dell’olandese e della sua impresa.

venerdì 9 novembre 2012

Francia, premiata la prima agenzia di viaggi per disabili

Dalla Francia arriva in questi giorni un bell'esempio di imprenditoria solidale rivolta ad un pubblico di persone portatrici di handicap. La prima agenzia di viaggi interamente dedicata ai disabili, YOOLA, ha infatti ricevuto il prestigioso riconoscimento per giovani imprenditori, rimesso ogni anno dal Ministero delle politiche urbane. Nata nel 2009 in uno dei quartieri sensibili della capitale, YOOLA si è distinta per la capacità di offrire un servizio di qualità a quanti volessero partecipare a grandi manifestazioni sportive e culturali, necessitando di un accompagnamento adatto ai vari tipi di handicap. La scorsa estate sono stati ben 550 i disabili che grazie a questa agenzia hanno potuto assistere alle Olimpiadi e alle Paralimpiadi di Londra 2012.

fonte:http://www.nobarriere.eu/

lunedì 29 ottobre 2012

Nuoto e sindrome di Down: verso i Mondiali di Loano

Verranno infatti presentati il 31 ottobre i sesti Campionati Mondiali di Nuoto DSISO, manifestazione dedicata agli atleti con sindrome di Down, in programma per la prima volta in Italia, dal 15 al 23 novembre a Loano (Savona). Un evento particolarmente interessante, anche in vista dell’introduzione di queste gare nel programma delle Paralimpiadi del 2016 a Rio de Janeiro.

La giovane cremonese Maria Bresciani si è aggiudicata una medaglia d’oro e una d’argento ai Mondiali DSISO di Taipei del 2010
Maria BrescianiÈ ormai imminente la conferenza stampa di presentazione dei sesti Campionati Mondiali di Nuoto DSISO (Down Syndrome International Swimming Organisation, ovvero Mondiali per atleti con sindrome di Down), che per la prima volta si svolgeranno in Italia, ed esattamente a Loano (Savona), dal 15 al 23 novembre, in quella Liguria già protagonista, nel 2011, di un altro importante evento sportivo internazionale, anch’esso dedicato agli atleti con disabilità, vale a dire i Global Games 2011.
La manifestazione verrà infatti presentata mercoledì 31 ottobre a Genova (Sala Auditorium della Regione Liguria, Piazza De Ferrari, 1, ore 11.30), da Dario Della Gatta, presidente del Comitato Organizzatore e da Gabriele Cascino, assessore regionale allo Sport.
L’evento ligure – che segue i Campionati Europei di Albufeira in Portogallo del 2011, dai quali l’Italia tornò con un bottino di ben cinquantacinque medaglie e i Mondiali asiatici di Taipei del 2010, dove gli Azzurri di Marco Peciarolo si aggiudicarono ventidue allori – è organizzato in collaborazione con il CIP (Comitato Italiano Paralimpico) e con la FISDIR (Federazione Italiana Sport Disabilità Intellettiva Relazionale) e coinvolgerà oltre trecento atleti e tecnici, provenienti da diciannove Paesi, rivestendo un particolare interesse, anche in vista dell’introduzione di queste gare nel programma delle Paralimpiadi del 2016 a Rio de Janeiro.

fonte:http://www.superando.it/