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Ilaria

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martedì 11 dicembre 2012

Italia, Matricole disabili in aumento



In dieci anni, oltre 9 mila disabili in più si sono iscritti nelle università italiane. Passati da 4.816 nel 2000/2001 a 14.171 nel 2010/2011. Un risultato raggiunto, secondo quanto riportato dal Ministero dell’istruzione, grazie alla legge 17/1999, con la quale gli atenei sono stati portati ad adottare un approccio di tipo sistematico in materia di integrazione e supporto agli studenti con handicap garantendo: sussidi tecnici e didattici specifici, tutorato specializzato, un docente delegato dal rettore per funzioni di coordinamento, monitoraggio e supporto, trattamento individualizzato per il superamento degli esami universitari.

fonte:http://www.west-info.eu/it/

lunedì 10 dicembre 2012

Scuola, Miur: un docente sostegno ogni due alunni disabili

ROMA – Mantenuto il rapporto uno a 2 tra docenti per il sostegno e alunni con disabilita’. Lo ha stabilito il ministero dell’Istruzione che oggi ha presentato la direttiva che rinnova l’organizzazione territoriale e introduce nuovi strumenti d’intervento per gli alunni con bisogni educativi speciali.
Potenziamento della cultura dell’inclusione scolastica, valorizzazione della funzione del docente per il sostegno, interventi personalizzati per alunni con bisogni speciali, riorganizzazione e potenziamento dei Centri territoriali di supporto istituiti presso scuole polo per costituire una rete di supporto al processo di integrazione mediante l’uso delle nuove tecnologie, ma anche offrendo un ausilio ai docenti secondo un modello cooperativo di intervento. E’ quanto stabilisce la nuova direttiva.
Presentata oggi alla presenza del sottosegretario Marco Rossi Doria, la direttiva definisce, dopo trentacinque anni dalla legge che diede avvio al processo d’integrazione nelle classi comuni, un’unica strategia di inclusione condivisa tra scuola, territorio e famiglie. E fornisce indicazioni per l’elaborazione di strategie d’intervento apposite e personalizzate per ciascun alunno, tenendo conto delle variegate situazioni presenti nell’area dello svantaggio scolastico. Il modello italiano di inclusione scolastica e’ considerato tra i migliori in Europa.
Le criticita’ emerse negli anni hanno permesso di considerare e ripensare un nuovo sistema, prefigurato dalla nuova direttiva presentata oggi. Gli alunni con disabilita’ si trovano inseriti all’interno di un contesto sempre piu’ variegato, dove la discriminante tradizionale – alunni con disabilita’/alunni senza disabilita’ – non rispecchia pienamente la complessa realta’ delle classi. Per il Miur e’ opportuno dunque assumere un approccio educativo, per il quale l’identificazione degli alunni con disabilita’ non avviene solo sulla base dell’eventuale certificazione, ma anche individuando i bisogni educativi speciali dell’alunno ovvero: disabilita’, disturbi evolutivi specifici e svantaggio socio-economico, linguistico e culturale. In ogni classe infatti ci sono alunni che presentano una richiesta speciale di attenzione per una varieta’ di ragioni, per cui e’ necessario individuare un percorso didattico personalizzato. Importante anche il ruolo dei Cts (Centri Territoriali di Supporto), istituiti dagli Usr in accordo con il Miur presso scuole polo, che operano a supporto delle scuole offrendo consulenza e formazione per docenti, studenti e famiglie sulle nuove tecnologie per l’inclusione, coordinandosi con Province, Comuni, Municipi, servizi sanitari, associazioni delle persone con disabilita’ e dei loro familiari, centri di ricerca, di formazione e di documentazione.
E’ stato inoltre predisposto un portale* come ambiente di apprendimento-insegnamento e scambio di informazioni e consulenza. All’interno sono compresi i siti Handitecno ed Essediquadro, rispettivamente dedicati agli ausili e al servizio di documentazione dei software didattici. E’ presente una mappa completa dei Cts e dei Cti (Centri Territoriali per l’Integrazione), con eventuali link. Una pagina e’ dedicata alle associazioni delle persone con disabilita’ e dei loro familiari, e ai link diretti alle sezioni del sito Miur relative a disabilita’ e Dsa.
Il numero degli alunni con disabilita’ per l’anno scolastico 2011/2012, e’ stato di 215.590; nel 2010/2011 erano 208.521. Dall’andamento relativo alle certificazioni di disabilita’ si rileva che queste sono aumentate, dal 2000/2001 al 2010/2011 del 51%, passando dai 126.994 del 2000/2001 ai 208.521 del 2010/2011.
Gli insegnanti per il sostegno che, nell’a.s. 2010/2011, hanno raggiunto le 96.089 unita’ (nella sola scuola statale), pari al 12,1% del personale docente, nell’anno scolastico 2011/2012, sono oltre 98.000, con una percentuale del 12,8% rispetto all’intero corpo docente.

Fonte: www.agi.it

sabato 8 dicembre 2012

I mini-siblings (fratelli e sorelle di disabili) sono una realtà

Due giorni fa mia figlia di 8 anni esce da scuola in lacrime. L’ennesima “amichetta” litigando, alla fine per colpire bene, ha insultato lei usando la sorella Diletta. Sono anni che di tanto in tanto arriva la mazzata tra capo e collo.
Raccolgo lo sfogo di mia figlia, coccolata da altre amichette e dalla sorellina di quasi sei anni che arriva precipitosamente in aiuto. La sorellina più piccola, l’ultima delle tre, le promette aiuto. “Ci penso io” le dice con aria sconsolata.
L’impeto di madre è di urlare e di perdere il controllo. Respiro e capisco che devo insegnare loro a canalizzare tutto questo in un qualcosa di utile. Mi sento dire che purtroppo altri figli non li avrei dovuti fare sapendo che la gente è così. Sento però moltissima gente che invece inorridisce dinanzi a questo.
Torniamo a casa e lascio sfogare mia figlia. Muta mi limito ad ascoltare fin quando ad un certo punto mi dice : “allora io cambio scuola e non dico a nessuno che esiste Diletta, così mi lasciano in pace e ci gioco solo io!”.
Capisco che gli argini sono rotti, asciugo le lacrime e inizio un dialogo. Cerco di spiegare a mia figlia che quei bambini non si rendono conto di quanto possano ferirla e non si rendano neanche conto delle parole che usano. Spiego che non hanno nessuna colpa. Che così come lei sa tante cose perché esiste qualcuno che gliele spiega, in altri casi ciò non avviene.
Prendo spunto e cerco paralleli con altri esempi: bambini figli di separati, bambini con disagio sociale, bambini troppo ricchi addirittura…e riporto il dialogo al principio del rispetto, all’essenza del non giudicare, alla bellezza del conoscere.
Mi racconta il suo mondo visto dai suoi 8 anni e mezzo. Scopro un mondo meraviglioso ma estremamente fragile. Le offro la possibilità di discernere attraverso questi comportamenti la sensibilità e il senso di civiltà e di riconoscersi in questo. Le spiego che tanti anni fa era molto più frequente e che oggi invece su venti bambini sono pochi quelli ancora così a digiuno.
Le spiego anche che esistono i siblings, fratelli e sorelle di persone con disabilità. Le propongo di rendere la sua esperienza qualcosa che possa incuriosire, piacere, avvicinare.
Nasce così l’idea del comitato mini siblings. Faremo questo comitato, con un potere enorme: giocare, scherzare, organizzare, incontrarsi. Questi bambini sono disabili di riflesso e per loro l’unico appoggio è la percezione che noi genitori abbiamo. Quanti momenti difficili per loro? Quante difficoltà capire il giusto equilibrio nel comportamento? Un comitato spontaneo che si ritrovi offre loro la possibilità di sfogarsi tra bambini, trovare un confronto, sentirsi meno soli.
Uno dei modi per diffondere civiltà. Coinvolgendo tutti i nostri grandi di domani. Perché a volte, temo che lavorare sui grandi di oggi, sia davvero una missione impossibile purtroppo!


fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/

venerdì 7 dicembre 2012

Scuola: docente sostegno ogni 2 disabili

Scuola: docente sostegno ogni 2 disabili
Nelle scuole italiane in media c'e un docente di sostegno ogni due alunni con disabilità. Nell'anno scolastico 2011-2012 gli alunni con disabilità erano 215.590, i docenti di sostegno 98 mila, il 12,8% del corpo docente. Lo ha reso noto il Ministero dell'Istruzione nel presentare una direttiva che "rinnova l'organizzazione e introduce strumenti d'intervento". Il ministro Profumo ha detto che nel Paese c'e' disomogeneità e in alcune zone un insegnante arriva ad avere fino a 5 alunni disabili.

lunedì 3 dicembre 2012

Gli occhi di Paolo valgono una laurea

Paolo Puddu, 27 anni neo laureato in LettereSe l’inglese Stephen Hawking fosse nato in Italia si sarebbe laureato? E sarebbe diventato uno dei più autorevoli cosmologi e matematici viventi? Non credo, faticano i giovani senza disabilità a realizzarsi nel mondo accademico, figurarsi chi ha difficoltà maggiori. Certo i primi sintomi dell’atrofia muscolare progressiva di Hawking si manifestarono durante il suo periodo universitario, ma già a vent’anni si trovò a muovere con difficoltà le mani. Era il 1963. Poco meno di cinquant’anni fa. Arrivò in fondo al percorso di studi e non si fermò più nonostante l’aggravarsi della sua condizione. Ripenso a lui mentre leggo sul Corriere della Sera la notizia del cagliaritano Paolo Puddu, persona con tetraparesi spastica, che due giorni fa si è laureato con 110 e lode in Lettere. Lo ha fatto discutendo con gli occhi – unico organo che riesce a muovere e che utilizza per indicare le lettere scritte su una tavoletta – la tesi di laurea su come abbattere le barriere architettoniche durante il viaggio aereo.
Le congratulazioni del team di inVisibili per l’impresa sono più che doverose, tanto quanto è doverosa una riflessione: perché il fatto che una persona con disabilità grave si laurei è una notizia? Significa che si tratta di un evento eccezionale? Ahimè, sì. A maggio del 2011 fu la volta di Giusi Spagnolo, palermitana di 26 anni, prima ragazza con sindrome di Down a conseguire una laurea in Lettere (quella volta il voto fu di 105/110). Altri sparuti hanno conquistato l’ambito traguardo, vincendo da prima le resistenze di un ambiente diffidente e impreparato, poi le difficoltà legate allo studio e agli spostamenti… Mi viene in mente una canzone di Gianni Morandi: uno su mille ce la fa.
Qualche giorno fa durante un convegno su Lavoro, università e disabilità che si è tenuto a Bologna durante Handimatica 2012, il sottosegretario al welfare del ministero del Lavoro e Politiche Sociali, Cecilia Guerra, ha tracciato un quadro allarmante della situazione scolastica per le persone con disabilità. L’abbandono scolastico delle persone con disabilità ci colloca agli ultimi posti in Europa. Non meglio va con gli iscritti alle facoltà universitarie. Stando ai dati del sito Disabilitaincifre, (fonte ufficiale dell’Istat) dall’anno accademico 2000-01 all’anno accademico 2007-08 gli studenti con disabilità passano da 4.813 a 12.403 iscritti. Pochi se confrontati con i tre milioni di disabili italiani.
Ma l’università è solo la punta dell’iceberg, i problemi partono dalle scuole dell’obbligo. Se, come spiega il rapporto Centralità della persona: realtà o obiettivo da raggiungere? promosso dalla Fondazione Serono e realizzato con il Censis, «la situazione italiana ha rappresentato un’esperienza di assoluta eccellenza nel panorama europeo: a partire dall’inizio degli anni ’70 un numero crescente di famiglie di bambini e ragazzi con disabilità (fino ad allora oggetto di educazione differenziata) ha iscritto i propri figli nelle scuole normali». Dall’altro lato si fa notare come «le risorse dedicate alle attività di sostegno e di integrazione degli alunni con disabilità nella scuola appaiano spesso inadeguate: secondo la recente indagine dell’Istat, relativa all’anno scolastico 2010-2011 e dedicata specificamente al tema dell’integrazione scolastica degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, circa il 10% delle famiglie degli alunni con disabilità ha presentato un ricorso al Tribunale civile o al Tribunale Amministrativo Regionale per ottenere un aumento delle ore di sostegno». E l’anno scolastico 2012-2013 non sembra andare meglio. Anzi.
Ma la scuola e l’università producono davvero cultura dell’inclusività? Se mi guardo intorno e parlo con chi conosco e frequenta – si fa per dire – queste realtà la risposta è no. Certo ci sono i casi, come Puddu e Spagnolo, ma poi ci sono decine di altri studenti che arrancano per cercare di adeguarsi alle rigidità di un sistema poco preparato ad accettare le diversità. Impreparato, per esempio, ad includere chi non può essere fisicamente presente alle lezioni. E in questo caso le tecnologie informatiche verrebbero incontro non solo agli studenti con disabilità, ma anche a tante altre categorie di studenti come ad esempio quelli che lavorano per mantenersi agli studi. Viene il sospetto che le nostre scuole e le nostre università trasmettano, e talvolta, producano, sapere, ma non cultura. Concetti, regole, formule matematiche, ma non pensieri, idee e inclusione.

fonte:http://invisibili.corriere.it/

sabato 24 novembre 2012

Abusi sessuali sulla figlia disabile scoperti dalla scuola: genitori e nonno nei guai



UDINE - Era stata costretta a subire abusi sessuali di ogni genere una bambina con deficit psichici, abusata fino all'età di sette anni. Responsabili sarebbero stati il padre, 42 anni, la madre di 43 e il nonno settantenne, tutti residenti nella Bassa friulana, che sono stati rinviati a giudizio oggi dal gup del tribunale di Udine per violenza sessuale su minore.

Gli abusi erano stati scoperti tre anni fa, dopo che la bambina aveva manifestato a scuola comportamenti e segnali di disagio tali da insospettire gli insegnanti e da far seguire il caso dagli assistenti sociali. La bambina, che aveva raccontato gli abusi, che troverebbero conferma anche nelle visite mediche effettuate dai periti della procura, era stata allontanata d'urgenza dalla famiglia d'origine con provvedimento del sindaco del suo comune di residenza, poi confermato dal tribunale per i minori di Trieste. Il tutore nominato per la bambina si è costituito parte civile nel processo che si celebrerà in febbraio.

fonte:http://www.ilgazzettino.it/

martedì 20 novembre 2012

AUTISMO: IL SILENZIOSO MOSTRO DI GABRIELE

gabriele vuole la lunaUn libro per conoscere la diversità e sentirsi meno soli

Giovanna Peddio è una mamma sarda che attraverso il suo libro "Gabriele vuole la luna" ci racconta con durezza e poesia il mondo di Gabriele e il mondo dell'autismo, questo Mostro silenzioso che ha privato il suo bambino del bene più prezioso: la consapevolezza di sé.

Il libro nasce proprio dall'esperienza diretta di mamma Giovanna attraverso mesi ed anni a contatto con la patologia di Gabriele. All'inizio si trattava di fogli sparsi pieni di appunti, una sorta di "diario di mamma" in cui Giovanna dava sfogo al suo dolore, alle sue preoccupazioni e alla sua frustrazione ma anche il suo amore di madre e la gioia di un sorriso o di una parola in più. Ne sono scaturite pagine di rabbia e protesta, pagine dure dettate dalla consapevolezza di quanti falsi miti ruotino attorno all'autismo, di quanta freddezza e incomprensione una mamma possa incontrare scontrandosi con questa realtà dal percorso accidentato.

"Nel tempo - racconta Giovanna - alcune circostanze fortuite hanno favorito la trasformazione dei tanti appunti in un vero e proprio libro che spero non rimanga una voce che urla nel deserto dell'indifferenza, ma venga ascoltata da tutti coloro che vivono a contatto con questi nostri ragazzi, con questi nostri fratelli e figli che non sanno parlare ma hanno tanto da dirci e tanto bisogno del nostro aiuto."

La finalità che il libro si pone è quella di sensibilizzare il lettore verso le difficoltà quotidiane che devono affrontare le migliaia di famiglie alle prese con un familiare autistico. Famiglie che troppo spesso vivono i loro problemi in grande solitudine, tra mille difficoltà, che conducono una vita ai limiti della sopravvivenza, che rinunciano ad avere una vita sociale, genitori che devono fare i salti mortali per conciliare le esigenze di assistenza del proprio figlio con il lavoro e gli altri impegni della vita quotidiana. Fratelli e sorelle segnati da una vita diversa, una vita difficile. Sono tante le persone autistiche che non hanno voce.

"Attraverso Gabriele - spiega ancora Giovanna - ho voluto dar voce a chi non sa parlare, a chi non sa chiedere, ma ha bisogno dell'affetto di tutti. Un autistico ha bisogno innanzitutto di rispetto. Di non essere considerato un cittadino di serie B, un figlio di un dio minore,ma un cittadino con dei diritti che la legge prevede e che devono essere rispettati da tutti: scuola, medici, istituzioni. Per questo i genitori devono saper alzare la voce: per dar voce ai propri figli."
La prefazione al libro è stata curata da un luminare della psichiatria, il prof Francesco Barale, Professore di Psichiatria presso l' Università di Pavia, nonché Presidente dell'Associazione ANGSA, Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici, padre di un ragazzo autistico e soprattutto il fondatore della Cascina Rossago, la prima farm community italiana per autistici adulti.

Niente pietismi, niente piagnistei, ma tanta dignità: è questo quello per cui si batte l'ANGSA, Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici. Le famiglie non chiedono favori, non chiedono compassione, chiedono diritti per queste persone disagiate, affinché nessuno possa permettersi di danneggiarle ulteriormente in alcun modo privandole del sostegno e dell'assistenza scolastica, della abilitazione per ottenere il massimo recupero delle loro potenzialità.

fonte:http://www.disabili.com/

venerdì 16 novembre 2012

Bimba disabile esclusa dalle lezioni Era iscritta a una scuola gestita da suore


TRANI - Ha perso due mesi di scuola dell'infanzia, ma a correrle in aiuto sono stati l'amministrazione comunale, attraverso il sindaco, e la scuola pubblica. Protagonista una bimba di due anni e otto mesi affetta da una forma grave di sordità bilaterale: la piccola, nel settembre scorso, prima si è vista accettata e poi rifiutata in una scuola privata paritaria di Trani. Da venerdì scorso la bimba frequenta una scuola pubblica, supportata da una maestra di sostegno. A segnalare il caso è l'avvocato Maurizio Sasso, del foro di Trani, al quale si sono rivolti i genitori della bimba per eventuali azioni legali. Secondo il racconto del legale, a inizio d'anno la bimba era stata iscritta alla scuola privata paritaria «Congregazione suore angeliche di san Paolo». Nel marzo scorso però, da controlli sanitari, emerse che la bimba era affetta da una gravissima sordità bilaterale e a giugno venne sottoposta ad un primo intervento chirurgico di impianto cocleare. I genitori della piccola avrebbero avuto comunque assicurazioni dalle suore che la bimba poteva essere accolta senza problemi. LA VICENDA - Il 18 settembre scorso la piccola venne accompagnata a scuola e i genitori dettero la loro disponibilità a risolvere qualsiasi eventuale problema. Ma il giorno dopo, riferisce il legale della coppia, la maestra ha informato la mamma della piccola che non se la sentiva di prendersi cura della bimba perché la patologia di cui era affetta avrebbe comportato «responsabilità» di cui non intendeva farsi carico. La coppia ha contattato anche la suora responsabile della struttura, assicurando che avrebbero potuto offrire, se necessario, anche una integrazione economica per garantire l'insegnante di sostegno. Ma dalla scuola privata è arrivata la comunicazione ufficiale della esclusione della bimba con la seguente motivazione: «Date le condizioni fisiche della bambina non possiamo assumerci la responsabilità durante la sua permanenza, senza un tutor personale». I genitori della piccola si sono rivolti a quel punto alla struttura pubblica, che inizialmente non ha potuto accogliere la bimba perchè organici e utenza erano stati già definiti da tempo. È quindi intervenuta l'amministrazione comunale che, di concerto con l'Ufficio scolastico regionale, è riuscita a trovare la soluzione inserendo la piccola che da venerdì scorso frequenta dunque una scuola pubblica per l'infanzia, ed ha garantita l'assistenza che la legge riconosce per i bimbi affetti da disabilità.

fonte:http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/

sabato 3 novembre 2012

Storie di Francesca, Rodolfo e Giulia


Sagomine blu e celesti in circolo che escludono una sagomina arancioneIn una società dove occuparsi delle persone con disabilità sembra quasi sia considerato “un lusso”, le storie di Francesca, Rodolfo, Giulia e dei loro genitori costituiscono purtroppo una condizione comune alle famiglie che hanno al loro interno un figlio disabile, storie tenute insieme da un cemento che sin troppo spesso si chiama solitudine, rassegnazione, abbandono.
Luisa è la mamma di Francesca, una bimba di 8 anni che frequenta la scuola primaria. Tutte le mattine Luisa accompagna la sua bambina a scuola dopo le 9 e va a riprenderla alle 11 in punto. A Luisa è stato chiesto dalla scuola di “collaborare”, perché Francesca non può stare in classe senza insegnante di sostegno e/o senza assistente specializzato. E Luisa, d’accordo con il marito, ha scelto di collaborare.
Rodolfo, 20 anni, è alto quasi due metri e ha gli occhi profondi e trasparenti come lo smeraldo. Tutti i giorni il papà lo accompagna in un semiconvitto dove Rodolfo trascorre il suo tempo insieme ad altri ragazzi disabili. Nessuno ha mai potuto chiedere a Rodolfo come si trovi e cosa faccia nel Centro Diurno, anche perché non avrebbe ottenuto risposta. I suoi genitori raccontano di un enorme stanzone con dentro una decina di ragazzi che, seduti per terra, stracciano pezzetti di giornale per intere ore.
Giulia ha compiuto 12 anni e le sue gambe stanno diventando più lunghe. A causa infatti di una capricciosa malattia genetica, Giulia cammina poco e male e dev’essere costantemente sorretta nella postura. La mamma ha da oltre cinque mesi fatto richiesta alla scuola e all’ASL di un banchetto che possa accogliere la sua bambina. Senza ottenere risposta.
Queste tre storie sono purtroppo lontane dal rappresentare una eccezione, esse costituiscono bensì una condizione comune alle famiglie che hanno al loro interno un figlio disabile. Sono vicende apparentemente diverse, con soggetti istituzionali differenti: la scuola, l’ASL, i centri convenzionati, ma tenute insieme da un cemento che si chiama solitudine, rassegnazione, abbandono.
L’aspetto che più sconcerta è che spesso gli attori coinvolti – insegnanti, funzionari , operatori specializzati – non avvertono minimamente la cupa disperazione dei genitori e alle famiglie capita sovente di ascoltare discorsi come quello del dirigente scolastico che invoca “collaborazione” o del responsabile del semiconvitto, che ostenta un malcelato disappunto alle richieste dei genitori. Per non parlare dell’Amministrazione Comunale o dell’ASL, che ripete come un disco stonato la litania della mancanza dei fondi per i disabili. Sembra quasi che occuparsi dei disabili debba essere considerato un lusso per una società che ha – con tutta evidenza – capovolto le sue priorità.
In questo tempo abitato da turpi e grevi personaggi ai quali abbiamo affidato l’amministrazione della politica, appare sempre più difficile riprendere il racconto di Luisa, Rodolfo e Giulia. E allora perché meravigliarsi se l’indignazione appare come un residuo antico e la rassegnazione prende il sopravvento?
Nessuno dei ragazzi disabili potrà mai indignarsi per tutto quello che non esiste, nessuno potrà mai indignarsi per quello che gli viene negato. Noialtri, però, una possibilità ce l’abbiamo e forse dovremmo partire proprio da quella scuola, da quel semiconvitto e da quel banchetto che non c’è, per restituire dignità alla nostra comunità. E alla politica.

fonte:http://www.superando.it/

domenica 28 ottobre 2012

Puglia: consigliere regionale, 11 bimbi disabili non possono frequentare scuola

"Undici bambini disabili della scuola materna 'Don Milani' di Foggia non hanno iniziato ancora l'anno scolastico. Le motivazioni addotte sono sempre le stesse: i farraginosi iter burocratici sono le cause con cui il dirigente scolastico ha liquidato i genitori dei bambini diversamente abili". Lo rende noto la consigliera regionale pugliese de La Puglia per Vendola Anna Nuzziello. "Gli undici bambini in sostanza - spiega - devono attendere gli esiti dei ricorsi di una gara d'appalto espletata dal Comune di Foggia, per l'individuazione di una cooperativa esterna di educatori di sostegno all'istruzione e all'educazione, per tornare tra i banchi di scuola. Il diritto allo studio e' invece un diritto per i disabili sancito ai sensi delle legge 104 del 1992 articolo 12. A prescindere da tutte le difficolta' derivanti dall'apprendimento", aggiunge.
La consigliera Nuzziello sottolinea che "e' necessario ancora sgomitare e alzare la voce per vedere affermati i diritti. Io non mi stanchero' mai di vigilare e sorvegliare alzando ancora di piu' il livello della mia soglia di attenzione, in questo momento di profonda crisi economica con deriva di poverta'. Pertanto gli 11 bambini della scuola materna Don Milani hanno trascorso fin troppo tempo lontano dal luogo in cui tutti i bambini del mondo hanno diritto stare alla loro eta' - sottolinea - le istituzioni locali non si possono trincerare dietro gli iter burocratici, ma devono adottare ogni soluzione necessaria per consentire agli undici ragazzini di poter iniziare l'anno scolastico, come per tutti gli altri bambini che frequentano la scuola materna gia' da un mese".

fonte:http://www.liberoquotidiano.it/

sabato 27 ottobre 2012

Palermo, Resta sospeso il servizio di assistenza per 80 bimbi disabili

Ottanta  bambini disabili rimangono a casa perché il servizio di trasporto del Comune quest'anno non è mai partito. Sono alunni delle scuole elementari e medie che da quando la Gesip non è più in servizio hanno dovuto affrontare mille difficoltà per seguire le lezioni e il più delle volte hanno proprio saltato la scuola. Tutto resta a carico dei genitori, che hanno riorganizzato con grandi sacrifici la vita familiare e lavorativa in funzione dello stop al servizio di trasporto.

Come Francesco Paolo e Giuseppa, padre e madre di una bimba colpita da una grave disabilità fin dalla nascita, iscritta alla scuola primaria Salgari di via Paratore. Per accompagnare la bambina a scuola servono due persone, una che guida l'auto e l'altra che controlla la piccola seduta dietro. Così Francesco Paolo è riuscito a ritagliarsi una mattina, accumulando una serie di recuperi con gli straordinari, e ad accompagnare la figlia a scuola insieme alla moglie.

"Quando c'era il servizio del Comune  -  dice il padre  -  non era necessaria la nostra presenza perché a bordo ci sono gli assistenti. Purtroppo non riesco a fare di più perché i miei orari di lavoro non coincidono con quelli della scuola di mia figlia. Nell'unico giorno in cui segue le lezioni cerca di recuperare quello che può. Per i bambini il trasporto non è partito, ma per le elezioni, invece il trasporto disabili alle urne sarà garantito". E quell'unico giorno per la bambina è
una grande festa.

"Lei  -  continua il padre  -  è bravissima a scuola, ama studiare e adora l'italiano. Mi chiede sempre come mai non va a scuola come tutti gli altri suoi compagni. Io le ho spiegato tutta la situazione, perché di certo non posso e non voglio prenderla in giro". In aula, poi, al suo fianco rimane la mamma, perché anche le ore di sostegno a causa del tagli alla scuola ormai sono ridotte. "Ci sembra  -  dicono i due genitori  -  un accanimento in una situazione già molto difficile. Il nostro non è l'unico caso. Ci sono tante famiglie disperate per questo motivo. Non possono godere neppure di questo minimo sollievo. Ma a pagarne le spese sono soprattutto i bambini per cui andare a scuola è un diritto, non un optional".
Dalla scuola sono partite numerose lettere indirizzate agli uffici comunali. "Abbiamo segnalato il caso più volte  -  dice Maria Pizzolanti, preside della Salgari  -  sappiamo che il Comune sta cercando di provvedere, ma di fatto il servizio non è mai partito".

Due giorni fa il consiglio della terza circoscrizione ha affrontato la questione in presenza dell'assessore comunale alla Scuola, Barbara Evola. "In quell'occasione  -  dice il consigliere Lavinia Tumminia  -  abbiamo appreso che gli assessori alla Scuola e alle Attività sociali stanno cercando di riorganizzare il servizio impiegando personale comunale. Nell'attesa, però, riceviamo segnalazioni di famiglie in serie difficoltà". L'assessore alle Attività sociali Agnese Ciulla, ha fatto sapere che oggi potrà dare risposte più precise in merito al servizio di trasporto disabili.

fonte:http://palermo.repubblica.it/

domenica 21 ottobre 2012

Maestra rimprovera, bimbo disabile lancia colla: scuola chiama i carabinieri

TREVISO – La maestra richiama l’allievo disabile, lui le lancia un tubetto di colla e la scuola chiama i carabinieri. La Tribuna di Treviso scrive che il fatto è accaduto in una scuola elementare dell’opitergino-mottese. La madre del bimbo, a cui un mese fa è stata tolta la potestà scolastica, ha denunciato l’accaduto alla stampa. La donna è indignata per la decisione della scuola di chiamare le forze dell’ordine, piuttosto che contattare i servizi sociali di competenza.
Il bimbo soffrirebbe di iperattività e dislessia e questo non sarebbe il primo episodio di intemperanze di cui è protagonista a scuola. Il quotidiano scrive che alcuni insegnanti avrebbero chiesto, in precedenti occasioni, ai genitori degli altri bambini di tenere i propri figli a casa fino a quando una soluzione non fosse stata trovata.
La madre ha raccontato la sua versione alla Tribuna di Treviso:
“Durante la lezione mio figlio stava chiacchierando con un compagno. La maestra lo ha richiamato e poi gli ha chiesto di uscire dalla classe. Il bambino le ha risposto di no e la maestra lo ha tirato per un braccio per portarlo fuori. Mio figlio allora si è divincolato e le ha tirato contro la colla. La maestra ha allora chiesto alla direzione scolastica di far intervenire i carabinieri che sono arrivati poco dopo. Io mi chiedo perché la dirigenza scolastica abbia chiamato i carabinieri e non i servizi sociali territoriali di competenza“.
Alla donna ed al padre del bambino il Tribunale dei Minori ha tolto la potestà scolastica, spiega:
“La maestra ha anche chiesto di portarmi il bambino a casa, quando sa bene che non posso farlo perché il giudice mi ha tolto la potestà scolastica e io non posso quindi decidere di andare a prendere mio figlio a scuola a meno che non ci siano motivati problemi fisici. Le forze dell’ordine non hanno rilevato alcun pericolo e se ne sono andati. Mio figlio è poi rimasto a scuola fino al termine delle lezioni. Era davvero necessario far intervenire i carabinieri a scuola, spaventando e mortificando un bambino?”.
La direzione della scuola non avrebbe rilasciato commenti, né una sua versione della vicenda. A parlare al quotidiano solo il direttore del distretto scolastico, Paolo Michielin:
“Speravo che non succedesse e sicuramente non aiuta. Noi stiamo portando avanti un lavoro delicato per l’inserimento del bimbo in un’altra scuola”.

mercoledì 17 ottobre 2012

Manovra, si tolgono 240 milioni agli invalidi per darne 233 alle scuole private

Duecentoquaranta milioni di euro dagli invalidi di guerra, una somma analoga a quella che invece verrà devoluta alle scuole non statali, mentre quasi cinquanta milioni verranno tolti dai disabili e oltre 1 miliardo arriverà dai tagli degli sconti fiscali. Sono le stime fatte dalla Relazione Tecnica sulle risorse che il governo otterrebbe con alcune delle disposizioni contenute nell’ultima versione della legge di Stabilità che inizia oggi l’iter parlamentare.
I PERMESSI PER PARENTI DISABILI. In particolare ammontano a 49,8 milioni i risparmi che, sempre secondo la relazione, si otterrebbero con il dimezzamento dei permessi retribuiti che, in base alla legge 104, consentono ai lavoratori pubblici di assistere un parente disabile. La stima è calcolata considerando un costo medio giornaliero pari a 92 euro, al netto degli oneri riflessi. “L’intervento trae origine – spiega la Relazione – dalla maggiore incidenza percentuale nella fruizione dei permessi nel settore pubblico rispetto a quella riscontrata nel settore privato e dalla conseguente esigenza di ricondurre a livelli fisiologici”.
INVALIDI E SCUOLE. La tassazione Irpef delle pensioni di guerra e di invalidità per i soggetti con reddito superiore ai 15mila euro, invece, consentirà “un recupero di gettito Irpef di competenza annua di circa +240 milioni” e un recupero di gettito di addizionale regionale e comunale rispettivamente di circa 12 e 3 milioni di euro. La norma, però, insieme a quella sui permessi, sarebbe tra quelle sulle quali è in corso una valutazione per possibili modifiche. Mentre una cifra di entità simile, 233 milioni, verrà utilizzata per il rifinanziamento delle scuole non statali. Quelle pubbliche, invece, salvo modifiche dovranno fare i conti con un incremento per gli insegnanti dalle 18 alle 24 ore di servizio alla settimana. In cambio di 15 giorni di ferie in più. 
TAGLI DEGLI SCONTI, TOBIN TAX E ASSICURAZIONI. tagli degli sconti fiscali, con la franchigia e il tetto, sempre secondo il documento, porteranno risparmi complessivamente pari a 1,156 miliardi di euro “in termini di competenza annua”, mentre l’applicazione dell’imposta di bollo sulle transazioni finanziarie, la Tobin tax, dovrebbe portare nelle casse dello Stato un gettito annuo di 1,088 miliardi di euro. Dalle assicurazioni, poi, con l’aumento dell’acconto sulle riserve tecniche  dovrebbe arrivare un maggior gettito di 623,1 milioni di euro nel 2013 e di 373,9 milioni dal 2014.
IL TAGLIO-AUMENTO DELL’IVA. L’aumento di un punto dell’Iva, viene invece analizzato sul lato della perdita di gettito e non di quella d’incasso, visto che formalmente l’incremento previsto era di due punti, anche se a parole il governo aveva lasciato ben sperare su un annullamento in toto del nuovo rincaro in calendario per la prossima estate. E così la relazione parla di “perdita di gettito di 3,280 miliardi di euro”.
IL CALO DELL’IRPEF. Sempre su questo fronte, il calo delle due aliquote Irpef vale 6,508,2 miliardi nel 2014 e 5,853 miliardi nel 2015. “L’analisi degli effetti sul gettito è stata condotta mediante il modello di microsimulazione Irpef, basato sui dati delle dichiarazioni dei redditi”, recita la relazione secondo la quale la perdita di gettito Irpef di competenza annua è di 5,771 miliardi, ai quali si aggiungono 64,5 milioni per l’addizionale regionale e 17,7 milioni per quella comunale. Dai calcoli anno per anno risulta invece -4,151 miliardi nel 2013, -6,508 miliardi nel 2014 e -5,853 miliardi nel 2015.
I RIPENSAMENTI. Secondo indiscrezioni che stanno circolando in queste ore, comunque, il governo starebbe studiando la possibilità di modificare alcune misure, ma non alla retroattività dei tagli alle agevolazioni fiscali che dovrebbero scattare quindi dalle dichiarazioni dei redditi sull’anno di imposta 2012, in deroga allo Statuto del contribuente. Nel pomeriggio era invece circolata l’ipotesi di far slittare l’intervento di un anno con coperture alternative. Le ipotesi di modifica, sulle quali sarebbe intervenuto anche l’interessamento del Quirinale, riguarderebbero invece la norma sui permessi in favore dei dipendenti pubblici con familiari disabili (per i quali sarebbero stati individuati profili di illegittimità costituzionale) e l’introduzione della tassazione per le pensioni di invalidità.

fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/

martedì 16 ottobre 2012

I numeri sugli alunni con disabilità sono top secret?

È passato quasi un mese dall'inizio della scuola ma ancora non ci sono dati ufficiali. In questa situazione è sempre più difficile programmare l'assistenza. E ai genitori non resta che rivolgersi ai tribunali.

E' passato quasi un mese dall'inizio della scuola e dal MIUR in giù (Uffici Scolastici Regionali e in alcuni casi anche Provinciali) non sono stati ancora resi noti i dati complessivi sugli alunni con disabilità iscritti nelle scuole statali e soprattutto in quelle non statali, nella scuola d'infanzia, nella scuola dell'obbligo e negli ordini successivi.
Eppure la digitalizzazione delle iscrizioni scolastiche è ormai un dato acquisito (1) e basterebbe un clic per fornire alle famiglie con figli in situazione di disabilità e alle Associazioni che le rappresentano e le tutelano la documentazione di una presenza di questi tempi forse ritenuta troppo "ingombrante": aumentano le iscrizioni ma gli organici di fatto, con cui le scuole possono fare programmazione reale, sono rigorosamente fermi all'anno scolastico 2009/2010. Erano 90469 i posti di sostegno allora e lo sono ancora nel 2012/2013. Non importa se nel frattempo in Italia gli alunni con disabilità iscritti sono passati nella scuola statale da 181177 nel 2009/2010 a 188449 nel 2010/2011 a 198672 nel 2011/2012 e sono sicuramente in crescita anche nell'attuale anno scolastico.

E' toccato e toccherà unicamente alle deroghe, che invece dovevano, sulla base della Sentenza 80/2010 della Corte Costituzionale, essere in aggiunta a tale contingente, adeguare le assegnazioni al rapporto medio nazionale di 1:2, auspicato nella Legge 244/07, art. 413 (Finanziaria del 2008) e ribadito dalla Legge 111/2011, art 19, c.11: un posto di insegnante di sostegno ogni due allievi con disabilità (2).
Poco importa se, per dare un posto di sostegno a un alunno in situazione di complessità, si affidino poi a un solo insegnante dai due ai quattro alunni che sono meno gravi, ma spesso altrettanto bisognosi di una risorsa specializzata: tradotto in ore, questo vuol dire avere un sostegno nella scuola primaria di 11 ore o, peggio, di 5/6 ore alla settimana.
E' toccato e toccherà massicciamente ai Tribunali Amministrativi Regionali o ai Tribunali Ordinari, a cui si rivolgono sempre più famiglie, ordinare agli Uffici Scolastici, ad anno scolastico ormai avanzato, di assegnare le risorse che sono state richieste e verbalizzate con largo anticipo nelle riunioni dei Gruppi di Lavoro Operativi per la disabilità (GLHO) e certificate nelle Diagnosi Funzionali e nei Piani Educativi Individualizzati.

Se i dati venissero forniti con trasparenza, senza aspettare che vengano resi noti i dati SIDI a fine ottobre, si potrebbe già oggi quantificare il disagio che stanno vivendo gli alunni con disabilità in tutta Italia, le loro famiglie e il mondo della scuola nella sua totalità. Un disagio palpabile, che solo nei casi più eclatanti finisce sulle pagine dei giornali. Genitori di bambini iscritti alle scuole di infanzia, a cui si nega per mancanza di personale docente e/o educativo la frequenza; genitori di alunni con disabilità della scuola dell'obbligo invitati a pagare di tasca propria un educatore per permettere ai figli anche solo di "stare" in classe o invitati a "ripassare più tardi"....

Sulla base dei numeri delle nuove certificazioni, che si vanno a sommare a quelli degli alunni già frequentanti, si sarebbe invece potuto e dovuto programmare per tempo l'accoglienza degli alunni con disabilità e si sarebbero dovute predisporre non solo le risorse, umane e materiali, ma anche la formazione necessaria per tutte le persone coinvolte nel processo di integrazione, dall'assistente di base agli insegnanti di sostegno e curricolari fino agli educatori, e la partecipazione di tutto gruppo classe e della comunità scolastica nel suo insieme al processo di inclusione, previste dalle Linee Guida per l'Integrazione Scolastica degli alunni con disabilità del MIUR (2009) (3).
Per molte famiglie che si rivolgono disorientate agli Uffici Scolastici Territoriali per chiedere aiuto o semplicemente spiegazione non c'è più neppure un interlocutore: alcuni di questi Uffici sono in dismissione insieme alle Province e i referenti per la disabilità sono diventati ormai merce rara. Sulla questione "risorse" i Gruppi di Lavoro Interistituzionali per l'Integrazione Provinciali (GLIP) e persino il GLIR di nuova generazione sorto in Lombardia sono svuotati di ogni vera attribuzione: si decide dall'alto, punto e basta.
I numeri degli alunni disabili sono top secret prima e durante l'assegnazione delle risorse e vengono pubblicati solo ad anno scolastico inoltrato. Di questo passo, in tempi di crisi e di tagli ai bilanci, c'è il serio rischio che, in tempi di crisi e di tagli ai bilanci, la loro stessa presenza a scuola venga assimilata a una voce di costo eccessiva, un capitolo di spesa da inserire negli elenchi degli sprechi e delle inefficienze della spending review.
A questo proposito ha destato non poco stupore l'esternazione del ministro Profumo che, intervenendo a metà settembre alla nuova intitolazione di una scuola a Torino, ha affermato: "Gli insegnanti di sostegno in Italia sono circa 150 mila, un numero importante, forse è arrivato il momento per una revisione del modello".
Vorremmo far notare al Ministro che le uniche cifre che fornisce sono vistosamente sbagliate (lo scorso anno nelle scuole statali i posti totali di sostegno, deroghe incluse, erano 97636, ossia circa 52000 in meno di quelli che risultano al titolare del Miur), e che la legislazione italiana sull'integrazione, per cui siamo stati modello in Europa e nel mondo, pur essendo perfettibile, non ha bisogno di essere revisionata, né tanto meno smantellata, ma di essere applicata con coerenza e determinazione.


fonte:http://www.personecondisabilita.it/

lunedì 15 ottobre 2012

Non ha l'assistenza, ragazzo con disabilità sospeso da scuola

E' successo a un quindicenne affetto da autismo. La scuola, un istituto professionale, non ha l'insegnante di sostegno e l'assistente “ad personam” è presente solo per poche ore. Ledha: “La scuola lo deve assistere”.
Sospeso da scuola perché non ha un'assistenza adeguata. È successo a Matteo (nome di fantasia), un ragazzo con disabilità che lo scorso 14 settembre è stato allontanato dal Centro IAL dove frequentava il primo anno del corso professionale "Operatore delle lavorazioni artistiche - Decorazione degli oggetti". Un istituto che, tra l'altro, offre corsi personalizzati per i ragazzi con disabilità.
Un duro colpo per la famiglia che si era rivolta a questo istituto proprio per avere la certezza che Matteo, che ha 15 anni e soffre di autismo, venisse adeguatamente seguito. "Al momento dell'iscrizione eravamo stati rassicurati sul fatto che ci sarebbero sempre stati in classe due insegnanti e un educatore part-time che avrebbe dovuto seguire solo mio figlio - spiega Angela, la mamma -. In realtà così non è stato". E così, dopo soli tre giorni di scuola, i genitori di Matteo hanno ricevuto una lettera con cui l'istituto scolastico, di fatto, sospendeva il ragazzo.
Per poter stare in classe, Matteo ha bisogno sia di un insegnante di sostegno (che deve essere fornito dall'istituto) sia di un assistente all'autonomia e alla comunicazione (il cosiddetto "assistente ad personam", che deve essere fornito dall'ente locale). Queste figure però non ci sono. Il direttore del Centro, in una lettera inviata ai genitori, ha fatto presente che l'insufficiente numero di insegnanti (a causa delle poche risorse assegnate dalla Regione) e le poche di ore di sostegno "ad personam" fornite dal Comune sono alla base dell'impossibilità di gestire il ragazzo.
Ma la mancanza di risorse non giustifica però la decisione della scuola. Secondo l'avvocato Gaetano De Luca, del servizio legale di Ledha, si tratta di situazioni molto diffuse nel settore della formazione professionale. "Dove si ritiene, erroneamente, che non sia applicabile la normativa sull'inclusione scolastica e che quindi i ragazzi non abbiano diritto a figure di supporto - spiega -. In realtà la normativa antidiscriminatoria impone alle istituzioni di formazione professionale di fornire tutti i supporti necessari a consentire il diritto allo studio".
Sulla base di questi principi, il servizio legale di Ledha ha inviato all'istituto scolastico una diffida per bloccare la sospensione di Matteo. "Abbiamo avuto un incontro con i dirigenti e la neuropsichiatra - spiega Angela -. Il Comune si è impegnato a fornire alcune ore in più di assistenza a Matteo". Ma il compromesso è ancora troppo basso e dalla scuola non ci sono stati nuovi interventi a favore del ragazzo. "Per questo primo mese potrà frequentare solo sei ore a settimana - racconta la mamma -. Nella speranza che Matteo riesca ad adattarsi un po' al nuovo ambiente". La situazione è particolarmente delicata anche perché Matteo deve ancora assolvere l'obbligo scolastico.

fonte:http://www.personecondisabilita.it/

martedì 9 ottobre 2012

Non «tagliate» il mio educatore


La denuncia era arrivata nei giorni scorsi dai presidi delle scuole milanesi: tagliata l'assistenza ai disabili, ridotte le ore degli educatori fino al sessanta per cento. Francesco, studente con disabilità di diciassette anni dell'Istituto tecnico Albe Steiner ha scritto al Corriere dopo aver saputo che il suo educatore non riavrà lo stesso incarico. Il Comune intanto ha spiegato: «Il budget non è stato tagliato ma il servizio è stato riorganizzato e i costi sono saliti. Recupereremo altre risorse». 
 
Sono un ragazzo con disabilità, ho 17 anni e so che lottare è la regola numero uno, se vuoi sopravvivere. Per questo vi scrivo. L'anno scorso i miei genitori sono ricorsi in tribunale contro il ministero dell'Istruzione e, vincendo la causa, hanno ottenuto il ripristino delle ore di sostegno cui avevo diritto. Ma... la tregua è stata breve. Quest'anno, quando è iniziata la scuola, ero in ospedale. Però le notizie mi hanno raggiunto ugualmente. Tutti i ragazzi con disabilità di Milano si sono ritrovati con la metà delle ore di educatore stanziate l'anno scorso. E il «mio» educatore, Michele, un educatore che per me era diventato un fratello maggiore, un ragazzo che mi ha sempre difeso, che sapeva prendere in giro me e i miei compagni facendomi parlare con loro, non verrà più a scuola.
Lui, che considerava un «privilegio» poter lavorare con me (così mi diceva!), proprio lui, quest'anno è rimasto senza lavoro. E nessuno si è preoccupato di spiegargli perché. So che martedì (oggi, ndr) il sindaco parlerà con i rappresentanti di chi ha delle disabilità e si cercherà un accordo. Ma non sono tranquillo. Anzi, sono quasi certo che la conclusione sarà sempre la solita: si parlerà di «emergenza», invece di dirmi «ingiustizia». Ho parlato con Michele che ha cercato di rassicurarmi: «Non te preoccupe, Fra'... che ce ne frega...? Noi restiamo amici. Le leggi non c'entrano con noi». Ho parlato con la mamma che mi ha detto, come se fosse tutto normale: «Non preoccuparti, è un periodo difficile, ma tutto si sistemerà...». Ho letto sul giornale che il Comune risponde dicendo: «Non preoccupatevi, i fondi stanziati sono sempre quelli...». E allora...??? Perché mi preoccupo...?????? Ecco perché mi preoccupo: perché a scuola ci vado io, non loro; e a scuola, senza Michele, tornerò ad essere quello che sono senza di lui: un ragazzo che non può fare niente da solo e che nessuno ascolta. Ma io, ancora, non voglio stare zitto. Perché ancora nessuno è riuscito a togliermi il diritto ad essere arrabbiato!

fonte:http://www.corriere.it/

lunedì 1 ottobre 2012

Professore pendolare per non tradire l’allievo


“I care”, mi sta a cuore, scriveva Don Milani all’ingresso delle scuole, a ribadire il valore di una istruzione dal volto umano. Un pensiero che deve essere passato nella testa di Marco Poli, prof. di sostegno, 39 anni, savonese, quando ieri mattina ha firmato la rinuncia a una cattedra completa, di diciotto ore, nella scuola sotto casa. Non se la sentiva, Marco Poli, di abbandonare Walter, lo studente disabile che ha seguito lo scorso anno in un lungo e ricco percorso all’Alberghiero Migliorini di Finale Ligure. Avrebbe posto fine, Marco, a dieci anni di peregrinazioni per la provincia di Savona, all’inseguimento delle svariate supplenze, se avesse accettato la cattedra di sostegno alle Guidobono, a un passo dall’abitazione. Invece, anche quest’anno, si farà una sessantina di chilometri al giorno – trenta ad andare e altrettanti a tornare – per non lasciare Walter Rosa, con cui ha instaurato un rapporto stretto, costruito nel tempo, sino a conquistarsi la sua fiducia. «Non lo potevo tradire», il commento del docente. E un’altra frase che da un po’ non si sentiva: «Quando scegli in modo cosciente questo lavoro, lo fai perché ci credi, per passione».
Quando la famiglia di Walter aveva saputo del rischio di perdere il prof. savonese era precipitata nel più profondo sconforto. Aveva scritto lettere al Ministero alla Pubblica Istruzione e al Provveditorato della Liguria, poi della Provincia, dicendo che è una vergogna che la scuola non pensi ai suoi studenti; che ignori il diritto di continuità con lo stesso docente a chi, dalla vita, ha già avuto delle privazioni irreparabili. Ma nulla avrebbe potuto impedire la libera e più che lecita decisione di Marco Poli di insegnare, finalmente, vicino a casa. Non più viaggi, non più spese, non più levatacce. Nessuno, se non la sua coscienza. «Walter – racconta il prof. – ha dovuto scontrarsi con i pregiudizi del mondo in troppe situazioni. Non solo lui ma tutta la sua famiglia ha sofferto. Non me la sentivo di lasciarlo solo. Così ho chiamato i genitori e ho detto loro di stare tranquilli, che sarei tornato al Migliorini, dal mio amico Walter». Con una promessa in più. «Mi sono preso un impegno ufficiale – dice Poli: – di accompagnarlo sino in quinta». Chissà se, nelle mattine d’inverno, quando l’ingresso è alla prima ora ed è necessario partire un’ora prima, il prof. si pentirà della sua scelta. Ma, forse, a ripagarlo, sarà il sorriso di Walter. O le parole di Elisabetta Quaglia, la combattiva mamma. «Se Marco Poli avesse lasciato il Migliorini – dice – avremmo ritirato nostro figlio. Ha già sofferto troppo. I capoccioni del Ministero non immaginano cosa voglia dire, tutte le mattine, trascinare a scuola un ragazzo che non vuole entrare in classe, che ha paura di essere rifiutato, di essere preso in giro. Noi lo abbiano provato e a soffrire non è solo lo studente, ma un’intera famiglia». Con Marco, invece, le cose sono andate subito in modo diverso. «L’anno scorso, quando nostro figlio ha iniziato la prima – dice Elisabetta – eravamo molto titubanti. Poi è comparso Marco che ha dato il via a un’azione meravigliosa: ha fatto sentire Walter accettato innescando un movimento di accoglienza e solidarietà da parte di tutta la classe. E Walter si è aperto, ha fatto progressi impensabili. E poi Walter ha problemi di linguaggio, ma Marco lo sa capire ». E aggiunge: «Non è vero che i giovani di oggi sono cattivi: se hanno un buon esempio lo sanno seguire con entusiasmo. I compagni l’hanno saputo abbracciare e sono cambiati». Così è partito il contagio: prima tra gli altri docenti, poi con i compagni e infine con tutto l’istituto. E Walter è cambiato, ha pensato che del mondo ci si può fidare. Qualche volte. Una piccola, grande storia che apre uno squarcio di luce in un cielo che oggi lascia intravvedere poche stelle. «Bisogna avere il coraggio di superare i pregiudizi», dice la mamma di Walter. Anche perché, forse non sono tanti, ma di “Marco”, al mondo, qualcuno c’è rimasto. Riaccendendo la voglia, ancora per una volta, di dire “I care”.

fonte:http://www.ilsecoloxix.it/

sabato 29 settembre 2012

“I disabili restano in classe sporchi”


"NAPOLI – Carlo 7 anni (nome di fantasia) è affetto da un importante deficit cognitivo e in più è autistico. Alle elementari, durante le lezioni, non riesce a trattenere feci e urina. Carlo se la fa sotto. E resta con il pannolino sporco fino a che la mamma non si precipita a scuola per riaccompagnarlo a casa, sporco e in lacrime.
ORRORE QUOTIDIANO – Pasquale (altro nome di fantasia), 5 anni, non parla. Non può comunicare alla maestra che ha bisogno di andare a fare la pipì. Se la fa addosso anche lui e il copione si ripete identico: Pasquale resta bagnato chissà per quanto tempo. Scene dell’orrore quotidiane nelle scuole dell’obbligo della Campania (ma anche di altre regioni italiane). Vittime: i bambini disabili o (con definizione ipocrita) diversamente abili con gravi patologie che da quest’anno sono abbandonati a loro stessi e al buon cuore di maestre o bidelli che per legge e contratto di lavoro devono fare altro.
ACCUDIENTI MATERIALI – Mancano i soldi per pagare gli «accudienti materiali» cioé quelle figure a metà strada tra il maestro e il tutore che, fino allo scorso anno, si occupavano delle «piccole» necessità degli alunni. Un servizio ritenuto dalla legge «accessorio» e quindi tra i primi ad essere fortemente ridimensionato in tutt’Italia, se non abolito del tutto, per effetto della spending-review. Così, quando Carlo o Pasquale la fanno nel pannolino, se nel frattempo una mano pietosa non li avrà soccorsi, dovranno restare a scuola in mezzo alle proprie feci.
ABOMINIO SCOLASTICO – Il lettore ci perdonerà per la crudezza degli esempi, ma ciò che accade nelle scuole di Napoli e provincia in questi primi giorni «è un abominio» per usare le parole di Toni Nocchetti, battagliero medico napoletano presidente dell’associazione «Tuttiascuola», il quale denuncia l’esistenza di decine, centinaia di casi come quelli cui abbiamo accennato. Per chi avesse dubbi o pensasse che stiamo esagerando, il 13 settembre scorso Manuela Ghizzoni, presidente della Commissione Cultura e Istruzione della Camera ha detto: «Il nostro Paese è al di sotto della soglia di civiltà sui temi della disabilità. Occorre invertire questa tendenza, è una questione improcrastinabile se l’Italia vuole ancora dirsi Stato di diritto». Chiaro, no? «Per i disabili l’anno scolastico non è mai iniziato» incalza Toni Nocchetti. «In tutt’Italia ci sono 215 mila bimbi con problemi e 65.000 insegnanti di sostegno in meno. Il che significa 120mila bambini senza assistenti di sostegno. Per l’accudienza materiale poi il quadro è ancor più drammatico. Di fatto è prossima ad essere abolita».
DISCRIMINAZIONI – In questo panorama desolante non mancano decisioni che creano discriminazioni tra gli alunni disabili. Molti Comuni infatti riservano i pochi accudienti materiali agli iscritti residenti, mentre lasciano «scoperti» i disabili che arrivano dai Comuni vicini. «Una guerra tra poveri inaccettabile — tuona ancora Nocchetti — che di fatto viene utilizzata come estrama ratio dalle amministrazioni comunali sulle quali gli effetti della spending review sono stati devastanti». Problema nazionale grave, che al Sud diventa gravissimo, quello della mancata assistenza. Del resto, in conferenza Stato-Regioni, tutti i governatori italiani hanno rifiutato la dotazione complessiva di 187 milioni di euro per il Fondo nazionale per le politiche sociali, ritenendola assolutamente insufficiente.
TECNICISMO SENZA UMANITA’ – Il presidente di «Tuttiascuola» accusa Monti e i suoi ministri di «tecnicismo senza umanità» e invita provocatoriamente il Governo «a ripristinare le classi separate per i disabili, perché almeno cesserebbe l’ipocrisia e non si parlerebbe più a sproposito di un’integrazione che esiste solo sulla carta». Cosa devono fare i genitori di un bimbo con handicap per non ritrovarlo sporco e piangente alla fine delle lezioni? A chi devono votarsi? Dall’apertura dell’anno scolastico sono aumentate considerevolmente le famiglie che hanno deciso di non mandare più il figlio disabile all’asilo e alle elementari di farlo frequentare a giorni alterni. Una situazione angosciosa perché tutto il peso dell’assistenza resta sulle spalle di mamma e papà. Scrive una madre disperata sul sito di Tuttiascuola: «Ah, se potessi mi suiciderei. Non mi suicido perché non me lo posso permettere. Non mi posso ammalare perché ho un figlio handicappato». Perciò, prima di sprecare un solo euro, finanziando sagre della salsiccia o grandi eventi, ogni pubblico amministratore pensi a quei bimbi che nelle classi delle scuole dell’obbligo se la fanno addosso. E restano soli."

fonte:http://www.disablog.it/

mercoledì 26 settembre 2012

Bambino disabile rifiutato dalla scuola

La scuola non può occuparsi dell'alunno disabile, ci pensi la mamma o lo tengano in casa.
Il Movimento nazionale cristiano di Vittoria ha inviato agli organi di stampa e agli addetti degli uffici comunali dei servizi sociali una dettagliata nota di protesta per la vicenda che vede protagonista un bambino di nove anni costretto in carrozzina, che frequenta o, meglio dire, frequentava, l'Istituto comprensivo San Biagio.
Nella nota si denuncia la mancata assistenza da parte dei servizi sociali del bambino mentre si trova a scuola. Non è stato, infatti, inviato a tempo debito, l'assistente igienico sanitario che si sarebbe dovuto occupare del piccolo.
L'insegnante del bambino, dopo aver concordato con il dirigente scolastico l'iter da seguire, ha deciso di segnalare il caso agli organi preposti.
La risposta fornita dall'impiegata ha dell'incrdibile. In sostanza finché il Comune non bandirà la gara d'appalto per scegliere gli operatori sociali destinati alle varie scuole di Vittoria "il bambino può continuare a recarsi a scuola accompagnato dalla mamma e, nel caso in cui questa fosse impedita, può tranquillamente tenerlo a casa per 15 o 20 giorni al massimo, tanto non succede nulla. Infine, il Comune è in deficit per colpa della Regione e, quindi, dello Stato".
Secondo il Movimento che ha diffuso la nota, però, la legge prevede che ogni alunno sia in classe sin dal primo giorno e che l'ente preposto a fornire assistenza agli studenti con gravi patologie, debba attivarsi per tempo, prima dell'inizio dell'anno scolastico.
Sembra, dunque, che si sia di fronte a una grave inadempienza. Non resta che auspicare che i responsabili dei servizi sociali riescano a trovare una soluzione al disagio del bambino, che non può frequentare la scuola, magari insieme agli insegnanti e alla dirigenza scolastica.

fonte:http://affaritaliani.libero.it/

martedì 25 settembre 2012

Disabili a scuola:tagli e barriere

Siamo l’unico Paese europeo che ha di fatto superato il modello delle scuole speciali: gli alunni che le frequentano sono soltanto lo 0,01%. Lo evidenzia un recente rapporto, «Education and disability», redatto per la Commissione europea dal Nesse, Network indipendente di esperti in scienze sociali ed educazione, che ha analizzato il percorso scolastico dei ragazzi con disabilità nei 27 Stati dell’Unione. Pur essendo primi in Europa per l’integrazione scolastica, sta però attraversando una fase di sofferenza il diritto allo studio dei quasi 200mila alunni con disabilità che frequentano le scuole italiane.
ANCORA BARRIERE - A cominciare dalle barriere architettoniche che ancora ostacolano l’accesso in classe, come denuncia il decimo rapporto su «Sicurezza, qualità e comfort degli edifici scolastici», realizzato da Cittadinanzattiva nell’ambito della campagna nazionale "Imparare sicuri". Secondo l’indagine, che ha coinvolto un campione di 111 scuole e quasi 1.400 alunni con disabilità, in una su tre il bagno non è accessibile, mentre in un edificio su due non esiste l’ascensore e, quando c’è, nel 14% dei casi non funziona. Barriere architettoniche poi anche in aula, a mensa, nei laboratori, in palestra.
…E TAGLI AL SOSTEGNO - Altra nota dolente all’avvio di questo nuovo anno scolastico: la riduzione delle ore di sostegno. «Abbiamo ricevuto diverse segnalazioni dai genitori sulla contrazione di ore di sostegno o di assistenza per la comunicazione rispetto a quelle assegnate l’anno scorso - sottolinea Salvatore Nocera, vicepresidente nazionale della Fish, la Federazione italiana per il superamento dell’handicap -. I tagli anche agli enti locali stanno determinando problemi quotidiani alle famiglie». E poi: insegnanti di sostegno non ancora di ruolo che cambiano ogni anno, o che non arrivano in classe sin dal primo giorno di scuola.
CIRCOLARE DEL MINISTERO - Il Ministero dell’Istruzione assicura che «ad oggi sono confermate tutte le dotazioni organiche dello scorso anno. La legge n. 111 del 15 luglio 2001 (art. 19, comma 7) prevede il non superamento della dotazione dell’anno scolastico 2011/2012. Inoltre, essendo terminato il triennio di riduzioni (previsto dall’art. 64), nessun taglio è stato operato nell’anno scolastico 2012/2013». Già a luglio era stata emanata una circolare ministeriale che ribadisce le norme sul diritto alle deroghe per il sostegno, richiama alla «scrupolosa osservanza delle vigenti disposizioni sia per quanto riguarda le modalità e le procedure di individuazione degli alunni con disabilità, sia ai fini dell'assegnazione delle ore di sostegno», raccomanda la «massima attenzione nella costituzione delle classi con alunni disabili, nel senso di limitare, in presenza di grave disabilità o di due alunni disabili, la formazione delle stesse con più di 20 alunni».
DIFFIDA E RICORSI - Ma se è così, perché genitori e associazioni denunciano i tagli? «Molti uffici scolastici ed enti locali sono in difficoltà – risponde Nocera –. Ma non ci sono bilanci che tengano in presenza di un diritto costituzionale garantito, come quello allo studio. Lo ha ribadito anche la Corte Costituzionale nella sentenza n. 80 del 2010». Che fare allora? «Consigliamo ai genitori di diffidare per iscritto la struttura scolastica a dare le ore che spettano (facsimile sul sito dell’Associazione italiana persone Down alla scheda n. 310 ndr) – suggerisce il vicepresidente della Fish –. Qualora non abbia effetto la diffida, si può fare ricorso al Tar». Del resto, per far vivere i propri figli in un ambiente normale e non protetto, nella «scuola di tutti», sempre più spesso negli ultimi mesi i genitori hanno fatto ricorso ai tribunali regionali amministrativi, chiedendo e ottenendo il ripristino delle ore di sostegno tagliate. E una recente sentenza del Tar del Lazio ha annullato la bocciatura di uno studente che non aveva avuto ore di sostegno a sufficienza. Secondo i giudici, infatti, l’alunno non aveva raggiunto gli obiettivi minimi indicati nel piano educativo individualizzato (Pei) perché gli era stato assegnato un docente di sostegno soltanto per 4 ore a settimana. Battaglie, dunque, a colpi di raccomandate e carta bollata, ma non solo.
PROTOCOLLO MINISTERO SALUTE-MIUR - Per migliorare la qualità dell’integrazione scolastica a fine luglio i Ministeri della Salute e dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca hanno firmato un protocollo d’intesa di durata triennale. «Lo ha sollecitato anche l’Osservatorio sull’integrazione scolastica - operativo da quest’anno - per assicurare una maggiore attenzione sui singoli casi di alunni con disabilità o disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa) proprio in questo periodo di tagli alla spesa, e quindi di riduzione della garanzia del diritto allo studio» sottolinea Nocera.
MENO BUROCRAZIA - «L’accordo intende rafforzare il coordinamento tra i Ministeri ma anche a livello territoriale, tra Asl e Servizi regionali scolastici – spiega Raffaele Ciambrone, dirigente dell’Ufficio per l’integrazione scolastica degli alunni con disabilità presso la «Direzione per lo Studente» del Ministero dell’Istruzione –. Spesso, infatti, ci sono problematiche che vedono coinvolti più “attori”, come per esempio nell’iter diagnostico per l’integrazione scolastica: in questo caso si sta cercando di semplificare le procedure». Altro obiettivo è il potenziamento del ruolo dei Cts, i Centri territoriali di supporto, 96 distribuiti nelle varie Regioni, dove già operano insegnanti specializzati per l’inclusione scolastica. «In alcune Regioni – riferisce il dirigente del Ministero – stanno sperimentando sportelli che svolgono un servizio di consulenza per le scuole e le famiglie, ma anche di formazione degli insegnanti su nuove tecnologie e ausili in grado di favorire l’integrazione degli alunni con disabilità. Devono occuparsene, infatti, tutti i docenti, non solo quelli di sostegno».

fonte:http://www.corriere.it/