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Ilaria

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domenica 2 dicembre 2012

Autismo e schizofrenia: rischi col papà-nonno

Con l'avanzare dell'età paterna aumentano le possibilità che il nascituro sviluppi queste malattie. Gli anni della madre non hanno alcuna influenza sulle due patologie


Scegliere di ritardare il momento della paternità può essere un fattore influenzato dalle condizioni economiche o dalla voglia di far perdurare le proprie abitudini da ragazzino. Ma l'età paterna potrebbe influenzare la salute del nascituro.
Secondo uno studio pubblicato da Nature problemi come autismo e schizofrenia potrebbero essere ricondotti proprio alla scelta di rimandare il momento in cui diventare genitori.

Aumenta il numero di mutazioni genetiche

L'analisi coordinata dall'azienda islandese Decode Genetics ha esaminato l'intero genoma di 78 famiglie composte da madre, padre e figlio, con genitori di un'età media intorno ai trent'anni, per verificare quante mutazioni genetiche venivano trasmesse da una generazione all'altra.
Lo studio ha scoperto che, in media, un bambino nato da un padre di 20 anni ha 25 mutazioni casuali dovute al papà, un numero che cresce di due mutazioni ogni anno arrivando a 65 con un genitore maschio di 40 anni.
Nella donna invece, che produce tutti gli ovuli entro la pubertà, le mutazioni sono sempre 15, indipendentemente dall'età.
Gli autori precisano che la maggior parte di questi cambiamenti genetici non sono pericolosi ma in alcuni casi possono aumentare il rischio di problemi neurologici come autismo e schizofrenia, e il fenomeno dei padri sempre più anziani potrebbe essere alla base del 20-30 per cento dell'aumento dei casi di autismo registrato negli ultimi anni.
Kari Stefansson, tra gli autori dello studio commenta: “È sbalorditivo che l'età del padre sia così determinante in questa malattia e lo è ancora di più che invece l'età della madre non abbia alcun effetto”.

giovedì 8 novembre 2012

Usa, disabili mentali esclusi dalla festa


Usa, disabili mentali esclusi dalla festaIl sorriso vittorioso di Barack Obama non assolve l’America da una grave colpa. Tanto i repubblicani che i democratici hanno prestato scarsa attenzione al fatto che alle elezioni di ieri molti disabili psichici non hanno votato. Nel Paese della libertà, infatti, circa trenta stati (incluso il Distretto di Columbia) hanno leggi che limitano il diritto al voto delle persone con disabilità mentali.
I limiti variano da stato a stato. Alcuni non permettono il voto a nessuno che sia giudicato mentalmente incapace da un tribunale, mentre altri richiedono che il giudice specifichi espressamente la revoca dello “status di elettore” a causa di patologie come disturbo bipolare, schizofrenia, sindrome di Down, o autismo. Lo stesso limite può essere applicato a pazienti con lesioni cerebrali traumatiche, o anziani con Alzheimer o demenza. Durante la compilazione del modulo di registrazione al voto, si deve dire se si sia mai stati dichiarati mentalmente inabili. In caso affermativo, e se la capacità non è stata ripristinata, non si è ammissibili al voto.
I sostenitori di queste leggi ritengono che si tratti di un atto necessario a proteggere “soggetti deboli” dalla frode elettorale. I difensori dei diritti umani, invece, rifiutano l’archetipo per cui se si soffre di una malattia intellettiva, la razionalità è compromessa e non si è in grado di votare. A parer loro la sola presenza di simili leggi all’interno delle costituzioni statali genera umiliazione e discriminazione e l’idea di limitare il voto solo a chi soddisfa una serie di “criteri” fa un po’ paura.
Molti regolamenti sono radicati in un malinteso storico per cui i disabili mentali dovrebbero essere rinchiusi in istituti e lì curati. Oggi, grazie anche alla Convenzione ONU sui disabili, questo trattamento è superato e la miglior cura è l’inserimento in società. Lo stereotipo del disabile intellettivo incapace di esprimere una preferenza e maggiormente suscettibile a subire influenze indebite da altri, va superato. Per massimizzare l’accesso al voto e allo stesso tempo garantire aiuto alle persone che ne hanno bisogno, si dovrebbero predisporre funzionari elettorali in grado di fornire assistenza adeguata. Tutte le persone con malattia mentale meritano una vita di successo in comunità con gli stessi diritti degli altri cittadini. Il diritto di voto non è diverso.

fonte: http://www.west-info.eu/it/