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Ilaria

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domenica 25 novembre 2012

Disabilità, Sla: le persone colpite sono 4.121

In Italia 6,8 casi ogni 100 mila abitanti. Piemonte maglia nera.

La protesta dei malati di Sla.
In Italia le persone colpite da Sla sono 4.121, con un tasso di prevalenza corrispondente di 6,8 casi ogni 100 mila abitanti.
Le regioni con un'incidenza più alta sono il Piemonte (15,6), l'Emilia (13,6) e il Veneto (13,5).
I dati, aggiornati al 31 luglio 2012, sono stati forniti alla commissione Affari sociali della Camera dal sottosegretario Elio Cardinale, rispondendo ad una interrogazione di Margherita Miotto (Pd).
Miotto ha chiesto i dati, finora inediti, per valutare la congruità dei finanziamenti decisi dalla legge di stabilità.
FONDI AUMENTATI A 400 MLN. Finora i fondi per i malati di Sla erano ammontati a 100 milioni, e con la legge di stabilità le risorse per l'assistenza per questo tipo di malattia sono state incluse nel fondo per la non autosufficienza, di oltre 400 milioni.
Il fondo è distribuito tra le varie Regioni in base alle esigenze.
Il sottosegretario ha fornito anche una tabella con il numero di malati in ogni Regione e l'incidenza ogni 100 mila abitanti.
Nella prima colonna il numero di malati in ciascuna regione; nella seconda gli abitanti della regione stessa; nella terza l'incidenza.

Abruzzo 14   1.342.366   1,0
Basilicata 24   587.517   4,1
Calabria 32   2.011.395   1,6
Campania 233   5.834.056   4,0
Emilia Romagna 602   4.432.418   13,6
Friuli VG 24   1.235.808   1,9
Lazio 184   5.728.688   3,2
Liguria 113   1.616.788   7,0
Lombardia 765   9.917.714   7,7
Marche 168   1.565.335   10,7
Molise 1   319.780   0,3
Piemonte 695   4.457.335   15,6
Puglia 30   4.091.259   0,7
Sardegna 170   1.675.411   10,1
Sicilia 67   5.051.075   1,3
Toscana 219   3.749.813   5,8
Trentino AA 87   1.037.114   8,4
Umbria 20   906.486   2,2
Valle d'Aosta 3   128.230   2,3
Veneto 668   4.937.854   13,5
Totale 4.121   60.626.442   6,8.

fonte:http://da.feedsportal.com/

giovedì 1 novembre 2012

disabile, ha perso la madre e ora è abbandonata dalla Regione»] «Mia figlia disabile, ha perso la madre e ora è abbandonata dalla Regione»

«Mia figlia Simona, disabile al 100% , ha perso la madre nel 2011 e risiede ormai da anni in una struttura fuori regione (Cam a Ferretto di Cortona, in provincia di Arezzo). Questa sistemazione è stata resa necessaria dal fatto che non vi erano e non vi sono tuttora strutture adeguate nel Lazio e possibilmente vicine alla famiglia.
Nella stessa situazione si trovano altri 10 compagni di viaggio. Le famiglie, ogni volta che vanno a trovare i loro cari, sono costrette a viaggi lunghi e faticosi, ma affrontati serenamente, tenuto conto che la Cam è molto professionale e tratta con molto affetto i propri ospiti. Ma a fine settembre la Regione Lazio, arbitrariamente ed unilateralmente, ha deciso di tagliare pesantemente la sua partecipazione alle spese di mantenimento per queste persone, forse «scomode» e da cancellare da una società molto civile, dedita agli scandali ed alle ruberie, di cui le cronache sono piene! La Regione non si è nemmeno preoccupata di avvertire personalmente le famiglie, lo ha fatto la Cam! Quindi dal 1° ottobre, le famiglie si dovrebbero accollare spese nemmeno lontanamente sostenibili per il ceto medio (stiamo parlando di circa 3800 euro al mese)! Ogni ulteriore commento sarebbe possibile e facile, fino al turpiloquio. Mi limito a far notare che una società civile è tale solo se garantisce dignità e decoro a persone sfortunate, senza farle sentire sempre ed ancora figli di un dio minore. Mi permetto di puntualizzare alcune cose, per rendere più comprensibile la gravità della situazione: le persone che risiedono ormai da anni in queste strutture hanno metabolizzato il fatto che quella è la loro casa definitiva. Hanno acquisito faticosamente il loro spazio e hanno i loro punti di riferimento e dall'altra parte, inevitabilmente hanno assorbito le patologie più varie di tutti gli altri ospiti. In altri termini, tendono a regredire nelle loro patologie specifiche.
Per quanto riguarda Simona, la recente perdita della madre ha ulteriormente destabilizzato un equilibrio che solo di recente ha faticosamente recuperato. Pensare di sradicarla dai suoi punti di riferimento è solamente folle. Anni fa, e molti lo ricorderanno, uscì un film fantastico e terribile: «Qualcuno volò sul nido del cuculo«. Forse andrebbe rimesso in circolazione e renderne obbligatoria la visione a chi ha preso questa decisione nefasta! Una società moderna e civile non può comportarsi in questo modo barbaro, con persone che non hanno la possibilità e la capacità di difendersi. Esiste la figura del Giudice Tutelare proprio per garantire la difesa di questi sfortunati! Con questo spero di riuscire a smuovere le coscienze sane del nostro Paese, che in altri tempi, ahimè, ha dettato le regole per un vivere civile. Siamo di nuovo in un fosco Medioevo, in attesa di un nuovo Rinascimento».

fonte:http://roma.corriere.it/

giovedì 25 ottobre 2012

Anziani, malati e disabili: a Bari assistenza domiciliare pari a zero

BARI – Ospedali chiusi, medici di famiglia che aspettano di organizzarsi e una popolazione di anziani e bisognosi di cure che non sa a quale santo rivolgersi. Quanto scritto sulla Costituzione sul diritto alla salute e spesso sventolato resta purtroppo un sogno: parliamo dell’assistenza domiciliare integrata, quella forma di terapia domiciliare che servirebbe a evitare stress ai pazienti e soprattutto realizzare quei tanto attesi risparmi fino a questo momento concretizzati con il taglio degli ospedali.
Bari, purtroppo, come emerge dai dati del Ministero della Salute (riferiti all’anno 2010) è fanalino di coda nella Regione con appena lo 0,7% di assistenza domiciliare integrata (Adi) erogata rispetto a una popolazione ultra 65enne stimata in oltre 220mila unità. Una percentuale che arriva all’1,8% nella sola Puglia, rispetto a una media nazionale del 4,2%. Inutile il raffronto con l’Emilia Romagna, regione con cui spesso si fa un confronto avendo una popolazione vicina alla nostra, dove l’assistenza domiciliare integrata tocca una media dell’11,6%. Tre volte la Puglia. Facendo un paragone con Bologna, il capoluogo emiliano ha una percentuale pari a poco più del 14%, cioè 15 volte il dato di Bari.
Nel centro-nord, con tali politiche territoriali, riescono a far quadrare i conti anche se – va detto per amor di verità – l’Emilia Romagna chiude i conti della sanità in attivo grazie proprio alla mobilità attiva, cioè a quegli «immigrati» della salute che ogni anno le regalano centinaia di milioni di euro. Al netto della mobilità, infatti, la Puglia non avrebbe nulla da rimproverarsi in termini di gestione: come emerge dai dati della Corte dei Conti, i risultati finanziari della regione del centro-nord sono peggiori di quelli pugliesi. Inutile avventurarsi nella ricerca di spiegazioni sul dato finale positivo della regione di Vasco Errani che potrebbero andare dalla presenza del privato (in Emilia Romagna c’è il doppio di posti letto rispetto alla Puglia che contribuiscono ad accrescere l’attrattività, come da studio Confindustria) a una cultura di territorialità grazie ai programmi della medicina di base e così via.
L’assistenza domiciliare integrata, in tale contesto, rappresenta uno degli elementi che ancora oggi è affidato alla «improvvisazione»: il nostro sistema non riesce a garantire la domanda di prestazioni che non riguarda solo la popolazione anziana (è aumentato il trend di invecchiamento della popolazione) ma anche una platea di ammalati affetti da una serie di patologie neurovegetative, oncologiche e per finire anche a quelle da trauma.
L’Asl di Bari, che ha pagato il tributo più alto in termini di chiusura degli ospedali per effetto del Piano di rientro (19 ospedali chiusi in tutta la Puglia nel tempo record di 11 mesi), si ritrova adesso a gestire un territorio che reclama un camice bianco. Prima, quegli ospedali chiusi – che rappresentavano un fardello in quanto eseguivano ricoveri inappropriati – erano comunque un avamposto sanitario, un luogo dove poter chiedere aiuto. Adesso, sono rimasti i medici di famiglia: il decreto Balduzzi prevede forme associate, ma di Case della salute se ne parla da tempo e senza risorse si non se ne fa nulla.
Nel frattempo si assiste a una mobilità di pazienti, soprattutto anziani, costretti ad affollare i posti di pronto soccorso o – come sta emergendo in questi ultimi mesi – a rivolgersi al 118 causando così un ritardo nelle prestazioni da codice rosso. Purtroppo, i tempi scanditi dai «ragionieri» ministeriali hanno imposto alla Regione scelte immediate, i cosiddetti tagli con l’accetta senza prevedere una fase di transizione. C’è da augurarsi che la situazione migliori, evitando che qualcuno tassi anche il diritto alla salute.

fonte:http://www.disablog.it/

giovedì 27 settembre 2012

Scandalo Lazio:magna magna a danno di persone disabili

Mentre i consiglieri si spartivano milioni, la Regioni ne tagliava 400mila a un centro di Cassino: trenta ragazzi con gravi handicap  costretti a stare a casa

Nello scandalo del Lazio ci sono risvolti ancora più scandalosi delle feste con le maschere da maiali, i fiumi di chamapagne e le ostriche a gogò: c'è il dramma di trenta famiglie del frusinate che non possono più contare sull'aiuto del centro per disabili di Pontecorvo per i loro figli disabili. Mentre i consiglieri comunali pasteggiavano a ostriche e champagna, scrive il Fatto Quotidiano - veniva tagliata la spesa per il sociale di 150 milionio di euro in anno, e come spiega al quotidiano la consigliera dell'idv Giulia Rodano, si è passati dai 387 adel 2011 ai 230 del 2012.  Il direttore del Consorzio dei Comuni del Cassinate per la programmazione e la gestione dei servizi social, Emilio Tartaglia - i si è visto quindi costretto a chiudere il centro diurno di Pontecorvo: trenta ragazzi con disabilità grave. "Lo stanziamento era già stato decurtato di 400mila euro dall'inizio del 2012 - spiega Tartaglia al Fatto . ma i quattro milioni stanziati dall'assessorato alle Politiche sociali non sono mai stati erogati. Adesso, con le dimissioni della Polverini c'è il rischio che taglino ulteriormente". Così grazie al magna magna dei politici, trenta ragazzini che andavano al Centro ogni giorno, facevano psicomotricità, e diverse attività sono costretti a stare a casa. "Quando andavamo a bussare alla porta degli assessori o dei consiglirei, la risposta era sempre la stessa: non c'è un euro", si sfoga con il Fatto Anna Maria De Angelis, presidente dell'Associazione regionale per la salute mentale.

Fonte:http://www.liberoquotidiano.it/news/