Nuovo blog

Presto il blog si trasferirà all'indirizzo disabilitasenzabarriere.it. Puoi già visitare il sito e inviarci la tua e-mail. La useremo soltanto per informarti quando il blog sarà attivo.
Un saluto!
Ilaria

Visualizzazione post con etichetta ausilio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ausilio. Mostra tutti i post

lunedì 22 ottobre 2012

"Picav", ecco la macchina elettrica che fa muovere le persone disabili in città

Ha un sedile confortevole che facilita la salita e la discesa, è capace di superare i gradini e di girare su se stessa: si chiama Picav (Personal intelligent city accessible vehicle) ed è un prototipo ideato dalla facoltà di ingegneria dell'università di Genova, per permettere a persone disabili e con difficoltà motorie di muoversi nei centri urbani
una macchina elettrica sull'erba GENOVA - È una piccola macchina elettrica, con un sedile confortevole che facilita la salita e la discesa, capace di superare i gradini e di girare su se stessa. Si chiama Picav (Personal intelligent city accessible vehicle) ed è un prototipo ideato dalla facoltà di ingegneria dell'università di Genova, per permettere a persone disabili e con difficoltà motorie di muoversi nei centri urbani. Il veicolo è stato presentato nel quartiere della Maddalena, nel cuore del centro storico del capoluogo ligure, una delle zone meno agevoli per chi si muove in carrozzina. "È stato proprio il centro storico di Genova a darci l'ispirazione per realizzare il modello" racconta Rezia Molfino, professore universitario e coordinatore del progetto.
Picav è nato nel corso del 2012, grazie a finanziamenti europei, ma l'idea era già stata presentata nel novembre del 2011 all' "Innovation Convention" di Bruxelles e questa primavera alla "Transport research arena" di Atene. Il suo debutto su strada invece è avvenuto a settembre a Barreiro, nei dintorni di Lisbona. Nella versione attuale è comandato da un joystick, che in futuro verrà sostituito da un tablet, e sarà dotato di un sistema intelligente di riconoscimento dell'ambiente esterno. In questo modo potrà procedere automaticamente lungo le tratte stradali caricate e fermarsi al comparire di un ostacolo. Presto uscirà sul mercato e costerà circa 6mila euro.
La presentazione di Picav avviene in occasione di "Tutti insieme nelle piazze del sestiere", una giornata di festa, organizzata da Terre di Mare, associazione che si occupa di turismo accessibile, dal comitato di quartiere della Maddalena e dal Cip (Comitato italiano paralimpico) di Genova. Nelle principali piazze del quartiere (Lavagna, Maddalena e Del Ferro), atleti professionisti si sono cimentati nel basket in carrozzina e in danza, arti marziali e showdown per non vedenti. Inoltre si è tenuto un laboratorio fotografico "Ritratti in movimento", aperto a tutti. Per facilitare i disabili, gli organizzatori hanno messo a disposizione degli scooter elettrici a quattro ruote. Le foto scattate nel corso del pomeriggio verranno poi esaminate il 15 novembre, durante un incontro a palazzo Ducale e, in una data ancora da stabilire, saranno esposte in pubblico. "Vogliamo far capire all'amministrazione che le barriere architettoniche sono un problema della città - spiega Alessandra Santanna, coordinatrice dello sportello Terre di Mare -. Per questo dobbiamo sensibilizzare negozianti e Comune". L'amministrazione ha aperto da diversi anni uno sportello per l'abbattimento delle barriere architettoniche. È possibile segnalare ostacoli e disservizi in città, chiamando lo 010 5573205, oppure compilando il modulo sul sito del Comune di Genova. Dall'ufficio fanno sapere che sono arrivate "una montagna di richieste".

fonte:http://www.superabile.it/

martedì 16 ottobre 2012

Basilica di San Pietro da «toccare»


MILANO - Visitare con le mani la basilica di San Pietro e il celebre colonnato del Bernini. È possibile da fine giugno al Polo tattile multimediale di Catania, una struttura di circa duemila metri quadrati, unica in Europa, che comprende ambienti e servizi pensati per i non vedenti. A riprodurre fedelmente l’architettura originale dell’opera è un plastico di circa tre metri, realizzato in scala dalla Stamperia Braille e appositamente studiato per l’esplorazione tattile di chi ha una disabilità visiva. «Si aggiunge agli altri capolavori d’arte riprodotti in scala e identificati da targhette in Braille già presenti nel Museo tattile – spiega Giuseppe Castronovo, presidente della Stamperia Braille di Catania, una delle più importanti d’Europa – . Sono una trentina i plastici architettonici che possiamo visitare, toccandoli: riproducono i più importanti siti culturali e artistici siciliani e non solo, dalla Cattedrale di Sant’Agata di Catania all’Etna, dalla Valle dei Templi di Agrigento al Teatro greco di Siracusa, alla Torre Eiffel di Parigi».
VEDERE CON LE MANI - Nella maggior parte dei casi i musei non sono accessibili a chi non vede perché è vietato toccare opere d’arte che potrebbero rovinarsi. «È un doppio handicap per i ciechi perché loro “vedono” con le mani – dice Pino Nobile, direttore del Polo tattile e della Stamperia Braille di Catania –. Nel museo tattile situato all’interno del Polo è invece vietato non toccare, proprio per consentire ai non vedenti di visitare beni culturali e opere d’arte».
BAR AL BUIO - Alcune opere “viaggiano” anche su un pullman itinerante e possono essere visitate da chi non può recarsi a Catania. «Da dicembre ha fatto tappa in alcune città e scuole – dice Nobile – . Ci auguriamo di portare il Polo tattile multimediale in giro per il mondo, perché spesso non ci sono solo le barriere architettoniche da superare, ma anche quelle culturali». All’interno del pullman c’è il «bar al buio» dove s’invertono i ruoli, con il non vedente a fare da guida a chi vede: gli versa da bere e gli fa trovare bicchiere e cestino senza l’ausilio della vista ma tramite il tatto.
ALTRI SPAZI DI INTEGRAZIONE - Il bar al buio è presente anche all’interno del Polo tattile di Catania, che inoltre ospita l’Internet cafè, dove si può navigare in rete grazie a computer dotati di barra Braille per leggere i testi con le dita e di screen reader che traducono in voce ciò che appare sul monitor. Altro punto d’incontro e integrazione tra vedenti e no, poi, è il giardino sensoriale, con varie specie di piante e fiori riconoscibili dal profumo e tramite le targhette in Braille. «Chi è cieco può muoversi in completa autonomia lungo il sentiero realizzato con mattonelle tattilo-plantari e grazie anche alla più moderna versione del sistema “vettore evolution” che consente di seguire un percorso parlante, con l’aiuto di bastone, telefono e auricolare», spiega Nobile. All’interno del Polo tattile è possibile anche fare shopping nell’unico show-room d’Italia - e tra i pochissimi al mondo - dotato di tutti gli ausili utili per l’autonomia: dai più moderni dispositivi tecnologici ai giochi per i bambini o ai libri tattili con favole scritte in nero e in braille e personaggi in rilievo.
LIBRO TATTILE MULTIMEDIALE - Nei laboratori della Stamperia Braille, invece, si rieditano libri a caratteri ingranditi per ipovedenti, si realizzano testi elettronici, si stampano in rilievo i testi scolastici. «Abbiamo realizzato di recente il primo libro tattile-multimediale, "Teddy alla scoperta del tempo", per una studentessa undicenne ipovedente – dice Castronovo – . L’aiuterà ad acquisire il concetto di spazio-tempo e favorire il suo processo di apprendimento grazie a schede didattiche in large print, elementi tattili in rilievo e audioguida».

fonte:http://www.corriere.it/

giovedì 11 ottobre 2012

Lucia e lo snowboard

Il mio incontro con lo sci è capitato quasi per caso, visto che non sono mai sta una persona particolarmente sportiva e che, a parte qualche rara occasione, non mi sono mai avvicinata allo sport per disabili.
Quando i miei amici mi hanno detto che stavano organizzando un week end sulla neve ho pensato: “perché no? Mi godo un bel panorama e prendo un po’ di sole”. La cosa è in realtà andata ben oltre alla mia prospettiva di oziare su una sdraio, perché i miei amici hanno scovato questo sito: http://www.antennehandicap.it/ dove si parla della possibilità per i disabili non solo di sciare, ma anche di fare snowboard.
Detto fatto, mi munisco dell’attrezzatura necessaria e parto per Courmayeur.
La prima nota positiva è che lo skypass per me e per un accompagnatore è a metà prezzo, cosa che sicuramente non dispiace. Non ho avuto problemi a salire sulla funivia con la carrozzina, e anche arrivata sulla neve sono riuscita a spostarmi abbastanza agevolmente con l’aiuto di un paio di amici, pur non avendo nessun tipo di attrezzatura specifica.
Ho provato inizialmente gli sci, che per me purtroppo non vanno bene perché gli scarponi molto rigidi bloccano il piede a 90° ed è decisamente doloroso per me che ho dei problemi di retrazione muscolare.
Ho provato allora a buttarmi sullo snowboard, che inizialmente avevo scartato perché a prima vista sembrava molto più “adattato” degli sci e io volevo provare un’esperienza il più “normale” possibile. Mai prima impressione è stata così sbagliata! E’ vero che ci sono più sostegni, ma, proprio grazie a questi, la libertà di muoversi e gestire lo snowboard è massima e la fatica molto ridotta.
Risolto il problema scarponi (quelli per lo snowboard sono più morbidi e lasciano più libertà al piede) mi sono lanciata sulla neve, scorendo che è veramente fantastico! Rispetto agli sci c’è molta più possibilità di movimento, e per chi è abituato a stare fermo per la maggior parte del tempo è bellissimo poter usare il corpo quasi giocando, spostando il peso avanti e indietro per trovare l’equilibrio perfetto e l’inclinazione giusta per fare le curva, rallentare o aumentare la velocità.
La fatica c’è, è innegabile, ma ne vale decisamente la pena!
Mi è piaciuto molto lo spirito dell’iniziativa, che ho scoperto chiaccherando un po’ con alcuni istruttori: non il fare attività strettamente per disabili (che per me equivale di fatto a ghettizzare la categoria), ma far si che lo sport possa essere davvero per tutti, mettendo insieme disabili e non.
Mi ha colpito il racconto di com’è nato Il BASS (Borney Adapted Snowboard System), lo uno snowboard che consente alle persone con disabilità, anche con gravi limitazioni funzionali (tetraparesi spastica, emiplegia, atassia, ecc.) di praticare lo snowboard in stazione eretta con l’aiuto di un maestro: una ragazza disabile che già andava sugli sci adattati un giorno ha detto al maestro che avrebbe desiderato poter fare anche snowboard e, sebbene inizialmente sembrasse una pazzia, con un po’ di ingegno sono riusciti a costruire questo snowboard adattato.
Per me è la dimostrazione che nulla è impossibile, che se qualcuno è disposto a prenderti sul serio, non pensando solo “è disabile, non lo può fare”, si può arrivare anche più lontano di quel che si sarebbe potuto immaginare.
E’ stata un’esperienza veramente bella, mi ha fatto capire che spesso le barriere le creiamo anche noi stessi, e che vale sempre la pena andare oltre e buttarsi per scoprire che nuove esperienze ci attendano dietro l’angolo.
E ora.. aspetto solo il prossimo inverno per tornare a fare snowboard!
Per chi volesse farsi un’idea più concreta di come funzioni qui c’è il video che mi ritrae all’opera: