Nuovo blog

Presto il blog si trasferirà all'indirizzo disabilitasenzabarriere.it. Puoi già visitare il sito e inviarci la tua e-mail. La useremo soltanto per informarti quando il blog sarà attivo.
Un saluto!
Ilaria

Visualizzazione post con etichetta regno unito. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta regno unito. Mostra tutti i post

domenica 9 dicembre 2012

La soluzione finale alla questione dei disabili secondo il governo inglese: cazzi loro!

L’atteggiamento del governo inglese nei confronti dei suoi cittadini disabili e poveri dovrebbe far suonare un campanello d’allarme. Che diavolo sta succedendo? Chi sono queste persone che esercitano il potere? È giusto continuare a fidarsi di loro?
I conservatori inglesi, dopo aver ostacolato l’adozione della Tobin Tax (la tassa sulle transazioni finanziarie che poteva sanare i debiti pubblici di molte nazioni, Regno Unito incluso), smantellato lo stato sociale, e deciso che i dipendenti pubblici delle aree più povere saranno pagati di meno (nonostante gli economisti avvertano che ciò causerà un aggravamento della recessione e del già ragguardevole divario nord-povero/sud-ricco):
ora riducono le tasse ai ricchi:
Curioso, visto che loro stessi hanno affermato che non ci sono soldi in cassa per i sussidi destinati all’inserimento sociale dei portatori di handicap.
“Come testimonia minuziosamente un articolo del Guardian online, l’altroieri le strade di Londra non erano affollate di gente in festa come per il matrimonio di William e Kate, ma di migliaia di disabili che manifestavano agguerriti. Il motivo della protesta sono stati i tagli effettuati dal Primo Ministro David Cameron ai servizi dedicati ai disabili”:
“Nuovi guai per David Cameron, che stavolta hanno il volto di una ragazzina dai capelli rossi gravemente disabile. La madre della piccola Holly Vincent, che aveva incontrato in campagna elettorale il futuro premier conservatore in campagna elettorale, gli ha oggi dato del traditore: “Mi aveva promesso personalmente che la mia Holly sarebbe stata al sicuro se fosse stato eletto, ma ha chiaramente tradito la promessa”, ha detto Riven Vincent, che in aprile aveva ricevuto il futuro primo ministro a caccia di voti nella sua casa di Bristol”:
Quel che i mezzi d’informazione italiani non hanno saputo convogliare al pubblico italiano è la ferocia dei tagli dei conservatori inglesi.
La drammaticità della condizione dei cittadini britannici affetti da disabilità merita una particolare attenzione perché rivela il carattere socialdarwinistico dell’attuale governo: 23 su 29 dei suoi membri sono milionari (in sterline); il premier è David Cameron, un aristocratico discendente diretto di re Guglielmo IV e figlio di un operatore di borsa. Non sorprende il loro atteggiamento da prescelti.
Per trent’anni il Regno Unito si era impegnato a fare in modo che i disabili fossero messi nelle condizioni di diventare sempre più autonomi ed attivi, protagonisti della vita della loro comunità. Ora, come denunciano associazioni, docenti, parlamentari, giornalisti e privati cittadini, l’austerità è diventata un pretesto per annullare quel percorso trentennale, tra l’altro in violazione della “Convenzione delle Nazioni Uniti sui diritti delle persone con disabilità”, che era stata ratificata dal Regno Unito nel 2009:
Gli inglesi sono in balia di un governo che disprezza la debolezza e riduce o abolisce progressivamente ogni tipo di sussidio a disoccupati, famiglie povere, anziani e, naturalmente, disabili, superando perfino gli eccessi dei tempi di Reagan e Thatcher. L’assurdità di queste politiche è che i disabili non saranno più in grado di mantenere il loro posto di lavoro e quindi finiranno interamente a carico delle famiglie o degli istituti, con costi maggiorati per l’erario. Inoltre, il personale che in precedenza si prendeva cura di loro in quelle operazioni in cui non possono essere indipendenti, diventerà licenziabile, andando ad ingrossare ancora di più le file dei disoccupati.
Dunque neppure il criterio esclusivamente utilitaristico, per quanto discutibile, può giustificarle. I conservatori non sembrano curarsene, così come gli eurocrati non sembrano curarsi del fatto che l’austerità causa decrescita ed allontana il traguardo della riduzione del debito. Parlano ed agiscono come dei fanatici: è verosimile che lo siano. Che, per di più, sia proprio Cameron, che poco tempo fa piangeva la morte del figlio disabile, ad infierire sui disabili e le loro famiglie è un’indecenza che lascia sconcertati. Il profluvio di denari sprecati in Afghanistan, contro la volontà della stragran parte dei cittadini britannici (ed afghani), sarebbe sufficiente a mantenere intatto lo stato sociale, e la Tobin tax servirebbe a restituire alla società – con ragguardevoli interessi – quello che l’avidità dei banchieri le ha tolto attraverso la socializzazione delle perdite (cf. salvataggi pubblici di chi celebra il libero mercato e condanna lo Stato: si può essere più patetici e perdenti?) e la privatizzazione dei profitti (cf. sgravi fiscali, paradisi fiscali: si può essere più parassitari e ipocriti?).
Invece il messaggio che implicitamente si dà è che i disabili sono un fardello per la collettività e sarebbe opportuno che si togliessero di mezzo il più velocemente possibile. Com’è stato detto, un paese che “non può permettersi” di assistere i suoi disabili è certamente fallito, moralmente fallito. Il Regno Unito è diventata una presenza imbarazzante per l’Europa e si è avviato lungo una pessima china. Quel che il suo governo non pare aver capito è che le persone disperate che non hanno nulla da perdere compiono gesti disperati. Le manifestazioni di migliaia di disabili nelle strade inglesi in difesa dei propri diritti sono solo il primo passo. La gente non è felice di tirare la cinghia mentre i veri responsabili della crisi sono a piede libero e più ricchi di prima. La gente non è felice di vedere che la propria nazione ha perso l’anima.
Ciò che sta accadendo in Gran Bretagna potrebbe succedere anche in Italia?
Forse sì:
Perciò è meglio dedicare del tempo ad alcune riflessioni in materia di disabilità.
Oggi in molte società, specialmente in quelle dove la popolazione sta invecchiando più rapidamente, i disabili costituiscono la minoranza più consistente. A seconda dei criteri utilizzati per definire cosa sia una disabilità e chi sia disabile, oggi ci sono fino a 50 milioni di statunitensi e 40 milioni di Europei occidentali che convivono con una qualche forma di disabilità. Nella metà dei casi si tratta di una menomazione grave. La disabilità è quindi un fenomeno piuttosto ordinario ed il confine tra abilità e disabilità è permeabile. È ragionevole presumere che, ad un certo punto della vita, ciascuno di noi si troverà ad affrontare personalmente una disabilità o dovrà prendersi cura di un disabile ed è quindi nell’interesse di tutti far sì che la società moderna si sforzi di venire incontro ai bisogni dei disabili invece di considerarli “beni deteriorati”, come sembra fare il governo conservatore. Questo diventa specialmente importante oggi che le biotecnologie sono in procinto di rendere ancora più poroso il confine tra abile e disabile e che la categoria “disabilità” si estenderà molto probabilmente a persone affette da alcolismo, obesità, predisposizione a malattie congenite, ecc.
Nella vita di ogni giorno resta la tendenza a valutare gli esseri umani non per quel che sono ma per quel che fanno.
La dipendenza delle persone disabili dal supporto di altre persone ed istituzioni è stato un costante promemoria delle imperfezioni e fragilità umane e dell’impotenza delle scienze mediche. Inoltre, nei periodio di austerità più o meno indotta, i disabili sono quasi sempre stati visti come un costo insostenibile. Negli anni Venti, quando l’economia tedesca era in pessime condizioni, ma comunque prima dell’ascesa di Hitler, un sondaggio di una clinica rivelò che la maggioranza dei genitori di bambini sofferenti di un ritardo mentale avrebbero acconsentito alla loro “eutanasia” se le autorità mediche li avessero consigliati in tal senso (Burleigh, 2002).
Purtroppo, un’eccessiva insistenza sul valore dell’autosufficienza (tipico degli egotisti e degli psicopatici) a discapito di quello dell’interdipendenza, assieme a considerazioni di ordine utilitaristico su come le persone possono meglio contribuire all’economia, tende a sminuire il valore di chi non può cavarsela da solo. Se le anormalità non possono essere curate, la diagnosi prenatale e l’aborto selettivo possono anche essere viste da alcuni come una soluzione rapida ed efficace ad un problema intrattabile come quello delle discriminazioni contro i disabili: “se non ci fossero i disabili non ci sarebbero discriminazioni”. Il messaggio che passa è che i disabili sono degli errori ai quali il progresso tecnologico prima o poi saprà rimediare: ma vanno comunque tollerati (!!!).
I due obiettivi paralleli di eliminare le disabilità e indirizzare la società verso un atteggiamento più indulgente e rispettoso nei confronti dei portatori di handicap sono inconciliabili.
Dobbiamo anche capire che i test genetici prenatali e, in futuro, la terapia fetale, cioè il trattamento medico dei bambini in grembo non garantiranno la nascita di un bambino “normale”. Anche lo screening sistematico dei feti non può evitare che alcuni bambini “difettosi” vengano al mondo. Ciò solleva il problema di come verranno trattati questi bambini inattesi in una società che tende a valorizzare competenza ed intelligenza sopra ogni altra cosa, cioè una società in cui sarebbe stato meglio che non fossero mai nati. Stiamo già assistendo alla collisione tra il diritto costituzionale all’uguaglianza e una realtà di disuguaglianza fisica, e questa è una situazione in cui i diritti delle donne si scontrano con quelli dei disabili e dei feti, mentre i diritti, valori ed interessi individuali configgono con quelli sociali.
È opportuno meditare sulla serie di effetti a breve o lungo termine dell’applicazione di nuove tecnologie nel campo della medicina genetica, anche se non possono essere previsti con certezza. A seguito dell’adozione della diagnostica genetica (quando esistono indicazioni che qualcuno potrebbe essere affetto da una qualche malattia genetica) e dei test genetici nello screening dei portatori sani (che non offrono indicazioni di sorta), potrebbe emergere una nuova classe di cittadini che includerebbe tutte le persone che sono state diagnosticate come malati asintomatici, cioè a maggior rischio di contrarre certe infermità. Promulgare una legislazione specifica a protezione di questi cittadini contro ogni tipo di discriminazione potrebbe paradossalmente farli sembrare più diversi dalla “norma” di quel che realmente sono. Così è stato detto che discriminazioni nel settore assicurativo, dell’impiego, e della sanità potrebbero essere la logica ed inevitabile conseguenza di un vicolo cieco in cui si verrà trattati in modo diverso sia che uno consenta a farsi testare geneticamente e a permettere che lo stesso venga fatto ai propri figli e l’esito sia positivo, sia che uno si rifiuti di farlo, perché in quel caso si sospetterà la presenza di una malattia ereditaria che si vuole nascondere. In ultima analisi il rischio è quello di assistere ad una deriva epistemologica che condurrebbe ad una società in cui una vita umana non conforme a standard qualitativi sempre più elevati sarà vista come una seria negligenza:

sabato 17 novembre 2012

Convivere con l'autismo: la lezione di John Elder Robison

Ex ingegnere del suono dei Pink Floyd, Robinson è affetto dalla sindrome di Asperger. A Torino ha presentato il suo ultimo libro "Be different", ancora inedito in Italia, in cui si rivolge direttamente ai ragazzi affetti dalla sindrome per fornir loro "indicazioni e strategie per il successo personale". Nel 2006, la sua autobiografia "Guardami negli occhi" è diventata una best seller tradotto in più di dieci paesi
John Elder Robison TORINO - Può una malattia come l'autismo trasformarsi in una benedizione? John Elder Robison - mago della meccanica e della tecnologia ed ex ingegnere del suono per Kiss e Pink Floyd - crede fermamente di si. Da 55 anni convive con la sindrome di Asperger, una forma di autismo "ad altro funzionamento" che può compromettere lo sviluppo e le interazioni sociali dell'individuo: nel 2006, la sua autobiografia "Guardami negli occhi" è diventata una best seller tradotto in più di dieci paesi. E nei giorni scorsi l'autore è arrivato a Torino, al culmine di un ciclo di conferenze dal titolo "Sii Diverso. Le mie avventure con la sindrome di Asperger e i miei consigli per i compagni aspergiani". Negli incontri, organizzati dal Gruppo Asperger e dal Laboratorio di neuroscienze cognitive e sociali della sapienza di Roma, Robison ha presentato il suo ultimo libro "Be different" ancora inedito in Italia, in cui si è rivolto direttamente ai ragazzi affetti dalla sindrome per fornir loro "indicazioni e strategie per il successo personale".
"Molti dei consigli scritti nel mio libro - spiega l'autore - possono sembrare ovvi a chi non abbia idea di cosa sia la sindrome di Asperger. Ma non lo sono affatto per chi deve conviverci. Attraverso esempi concreti, ho cercato di disegnare un metodo per compensare, con la logica e l'intelletto una mancanza di intelligenza emotiva e sociale". Proprio questo tipo di deficit, infatti, è una delle condizioni più invalidanti per le cosiddette "persone Asperger". Le quali, ad esempio, non sono in grado leggere la mimica corporea e facciale dei loro interlocutori e dunque di supporre il loro stato emotivo. Oltre ad avere forti difficoltà a guardarli negli occhi, a gestire l'attenzione condivisa e ad andare oltre il senso letterale di ciò che gli altri dicono. Ostacoli, questi, che possono comprometterne la vita di relazione, favorendo a volte l'insorgere altre di patologie, come la depressione. "Una persona cosiddetta normale - continua Robison - può guardare in faccia qualcuno e capire istintivamente cosa stia provando in quel momento: rabbia, affetto, frustrazione. Una persona affetta da Asperger semplicemente non può farlo: possiamo però insegnargli con la logica i veri significati del linguaggio del corpo e delle espressioni facciali".
"Le persone asperger - prosegue Robison - spesso coltivano interessi in maniera maniacale. Alcuni di questi interessi possono essere ulteriormente invalidanti, come ad esempio i videogames. Altri, come la musica, la pittura o la meccanica, possono invece dare delle opportunità di carriera e devono essere dunque coltivati. Credo, ad esempio, che ogni direttore d'orchestra abbia in se qualcosa della sindrome di Asperger". Proprio la percezione enfatizzata di suoni, immagini e colori, insieme a una grande capacità logica e di linguaggio, sono i doni che questa condizione può portare con se: molti artisti, come ad esempio David Byrne, cantante del gruppo inglese Talking Heads, hanno scoperto in tarda età di esserne affetti. "Per poter comprendere quali capacità siano da coltivare e quali comportamenti correggere - continua Robison - è importante una diagnosi tempestiva. Uno studio internazionale ha stimato in uno su cento, l'incidenza della sindrome sulla popolazione mondiale. Oggi esistono diversi strumenti per l'autodiagnosi: c'è ad esempio il test sul quoziente di Asperger, sviluppato dal. dottor Simon Baron Cohen, che può stabilire molto accuratamente se e a quale livello la malattia sia presente nell'individuo. Per accedere al test basta registrarsi al sito del Dipartimento di psicologia dell'università di Oxford".
In Italia, però, la situazione non sembra esattamente rosea. "C'è sicuramente una grossa carenza a livello di servizi e strumenti di diagnosi" spiega la dottoressa Stefania Goffi, responsabile piemontese del gruppo Asperger, che si occupa di sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema e di fornire aiuto ad adulti e ragazzi affetti dalla sindrome. "Molti soggetti, anche dopo la diagnosi, trovano difficoltà per quanto riguarda la presa in carico da parte delle asl, che spesso non sono in grado di fornir loro un'attività precisa e programmata." E sarebbero ancora molti gli errori di diagnosi, in Italia e all'estero. "Spesso - spiega Ilaria Minio Paluello, ricercatrice del laboratorio di neuroscienze cognitive e sociale dell'università La Sapienza di Roma - alle persone Asperger vengono diagnosticati disturbi della personalità, come il cosiddetto Disturbo borderline: il che li porta a ricevere un trattamento di tipo psichiatrico, totalmente inadeguato. La mancata diagnosi è altrettanto pericolosa, perché lascia l'individuo in preda alla sensazione di essere semplicemente ‘difettoso'. E la frustrazione che ne consegue può favorire l'insorgere della depressione e può portare infine ad avere guai con la giustizia. Basti pensare che una ricerca ha evidenziato, tra la popolazione nera nelle carceri americane , un'incidenza di disturbi dello spettro autistico di sei volte maggiore rispetto al resto della popolazione ".

fonte:http://www.superabile.it/

giovedì 8 novembre 2012

Londra – il National Theatre propone spettacoli per tutte le disabilità


La Disability Rights Uk charity elegge Londra come la città più accessibile di tutto il Regno unito e della Repubblica d′Irlanda. La capitale inglese, sempre in continuo fermento, meta della multi-cultura, dell′arte, della gastronomia, del teatro e della musica rock grazie all′azzeramento delle barriere architettoniche rende ogni suo servizio fruibile a tutti: abitanti e turisti.
A conferma di tutto ciò il National Theatre presenta una stagione teatrale permanente ideata e costruita per essere resa accessibile a spettatori con diverse disabilità. L′edificio, costruito negli anni Settanta, è dotato di un ampio parcheggio, di ascensori, di scale e non vieta l′ingresso ai cani per non vedenti. Avanti con i tempi, già a partire da una trentina di anni fa, il National Theatre si era reso protagonista dell′idealizzazione e della proposta di spettacoli per diverse disabilità, finché, nel 2003, tali piccoli esperimenti, sono stati inseriti nel cartellone e poi nella programmazione sotto la dicitura “captioned performance”. In tutti i teatri londinesi sono presenti accessi e posti per le carrozzine uniti ad altre agevolazioni, ma il National Theatre, in tutte e tre le sue sale: la Oliver, la Lyttelton e la Cottesloe permette la piena comprensione dello spettacolo anche ai non vedenti e ai sordi. Per rendere più immediata la comunicazione in aiuto dei sordi non viene utilizzato il linguaggio dei segni ma un′apposita regia che si occupa di seguire le azioni facendo apparire su un display, montato a parte integrante della scenografia, i dialoghi dello spettacolo in tre righe, uniti alla descrizione dei rumori e degli spostamenti degli attori. I non vedenti, invece, prima dell′inizio dello spettacolo, vengono accompagnati sul palco dove possono toccare ogni elemento della scenografia tramite quell′esperienza comunemente definita “touch tour”.

mercoledì 24 ottobre 2012

Disabili e media, le barriere persistono


Foto CorbisUna barriera bifronte, forse meno visibile di quelle architettoniche, ma ugualmente discriminante: da un lato la scarsa attenzione che i mezzi di comunicazione prestano ai temi della disabilità, dall'altro la difficile fruizione dei mezzi stessi, dalla tv al web, da parte di chi è disabile. Di questi due ostacoli comunicativi si è discusso ieri nella prima riunione del neo nato Tavolo permanente di confronto per i diritti delle persone con disabilità, istituito dal Consiglio nazionale degli utenti, il Cnu, (di sui conta 3 membri, più il presidente Luca Borgomeo) e che vede anche la partecipazione di un componente dell'Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) e di 4 rappresentanti delle due principali federazioni (Fish e Fand) che riuniscono le associazioni di settore. Due le iniziative concrete emerse nel primo incontro: l'analisi delle tante Carte dei servizi delle aziende che erogano servizi pubblici, per rilevare gli impegni assunti e non rispettati, e la costituzione presso il Consiglio nazionale degli utenti di un Albo di referenti stampa delle associazione delle persone con disabilità.

«Si tratta di cambiare l'approccio e promuovere una nuova cultura della disabilità nel nostro Paese», ha riferito in una nota il presidente del Cnu Luca Borgomeo. Perché per i circa 3 milioni di disabili che vivono nello Stivale (il 20% dei quali usa il computer e cerca di navigare in Internet) gli ostacoli esistono. Se da una parte c'è una legge, la n. 4 del 9 gennaio 2004 (legge Stanca) che ha previsto il pieno accesso ai disabili dei siti della pubblica amministrazione e dei servizi pubblici in genere, dall'altra permane una realtà diversa. «Nella Rai  - rileva una nota del Cnu - le trasmissioni sottotitolate sono solo una minima parte, contrariamente ad altri paesi Ue come il Regno Unito, dove la sottotitolatura copre tutte le trasmissioni televisive. Ugualmente il servizio Rai dei programmi audiodescritti per i ciechi è stato sospeso negli ultimi tre mesi. Infine il Contratto di Servizio Stato/Rai, che scade fra pochi mesi, prevede un Tavolo permanente di confronto sulla disabilità che non è stato mai attivato».

Obiettivo del Tavolo permanente, le cui riunioni si terranno a Roma presso la sede del Cnu con cadenza periodica, sarà quello di individuare percorsi virtuosi che promuovano l'abbattimento delle barriere comunicative, l'eliminazione di ogni forma di rappresentazione irrispettosa della dignità delle persone con disabilità e l'elaborazione di proposte concrete per rendere effettiva la fruizione da parte di ciascuno del diritto alla comunicazione.