"Undici bambini disabili della scuola materna 'Don Milani' di Foggia
non hanno iniziato ancora l'anno scolastico. Le motivazioni addotte sono
sempre le stesse: i farraginosi iter burocratici sono le cause con cui
il dirigente scolastico ha liquidato i genitori dei bambini diversamente
abili". Lo rende noto la consigliera regionale pugliese de La Puglia
per Vendola Anna Nuzziello. "Gli undici bambini in sostanza - spiega -
devono attendere gli esiti dei ricorsi di una gara d'appalto espletata
dal Comune di Foggia, per l'individuazione di una cooperativa esterna di
educatori di sostegno all'istruzione e all'educazione, per tornare tra i
banchi di scuola. Il diritto allo studio e' invece un diritto per i
disabili sancito ai sensi delle legge 104 del 1992 articolo 12. A
prescindere da tutte le difficolta' derivanti dall'apprendimento",
aggiunge.
La consigliera Nuzziello sottolinea che "e' necessario ancora
sgomitare e alzare la voce per vedere affermati i diritti. Io non mi
stanchero' mai di vigilare e sorvegliare alzando ancora di piu' il
livello della mia soglia di attenzione, in questo momento di profonda
crisi economica con deriva di poverta'. Pertanto gli 11 bambini della
scuola materna Don Milani hanno trascorso fin troppo tempo lontano dal
luogo in cui tutti i bambini del mondo hanno diritto stare alla loro
eta' - sottolinea - le istituzioni locali non si possono trincerare
dietro gli iter burocratici, ma devono adottare ogni soluzione
necessaria per consentire agli undici ragazzini di poter iniziare l'anno
scolastico, come per tutti gli altri bambini che frequentano la scuola
materna gia' da un mese".
fonte:http://www.liberoquotidiano.it/
Blog nato a partire dalla mia esperienza di volontariato in piscina a contatto con persone con disabilità(ecco il perchè di "acquasenzabarriere"), successivamente ampliato anche a tematiche più generali, ma comunque curiose ed interessanti fonti di riflessione.
Nuovo blog
Presto il blog si trasferirà all'indirizzo disabilitasenzabarriere.it. Puoi già visitare il sito e inviarci la tua e-mail. La useremo soltanto per informarti quando il blog sarà attivo.
Un saluto!
Ilaria
Visualizzazione post con etichetta puglia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta puglia. Mostra tutti i post
domenica 28 ottobre 2012
Puglia: consigliere regionale, 11 bimbi disabili non possono frequentare scuola
Etichette:
104,
apprendimento,
bambini,
difficoltà,
disabili,
disabilità,
disability,
educazione,
istruzione,
legge,
materna,
puglia,
scuola,
sostegno
Cedeva la figlia invalida totale all'amante: arrestata 48enne
FOGGIA
- Una donna di 48 anni è stata arrestata dalla polizia a Foggia con
l'accusa di aver favorito gli incontri sessuali di una delle sue quattro
figlie (maggiorenne, affetta da ritardo mentale e invalida al 100%) con
il suo amante 74enne. Anche l'uomo, accusato assieme alla donna di
violenza sessuale aggravata, è stato arrestato in esecuzione di
un'ordinanza di custodia cautelare. Per l'età avanzata ha ottenuto i
domiciliari.
«La donna - ha spiegato il dirigente della mobile di Foggia, Alfredo Fabbrocini - non lo faceva per soldi, ma per compiacere l'amante. Accompagnava la figlia in un casolare fuori città e la metteva a disposizione dell'uomo. La donna aveva tentato di agire allo stesso modo con un'altra figlia che però si è rifiutata». Le indagini sono partite all'indomani della denuncia presentata dalle tre figlie e dall'ex marito della donna che era venuto a conoscenza delle violenze, cominciate nel 2007.
«La donna - ha spiegato il dirigente della mobile di Foggia, Alfredo Fabbrocini - non lo faceva per soldi, ma per compiacere l'amante. Accompagnava la figlia in un casolare fuori città e la metteva a disposizione dell'uomo. La donna aveva tentato di agire allo stesso modo con un'altra figlia che però si è rifiutata». Le indagini sono partite all'indomani della denuncia presentata dalle tre figlie e dall'ex marito della donna che era venuto a conoscenza delle violenze, cominciate nel 2007.
Etichette:
amore,
disabile,
disabilità,
disability,
disagio,
foggia,
invalidi,
italia,
mentale,
puglia,
ritardo,
sesso,
sessualità,
violenza
giovedì 25 ottobre 2012
Anziani, malati e disabili: a Bari assistenza domiciliare pari a zero
BARI – Ospedali chiusi, medici di famiglia che aspettano di
organizzarsi e una popolazione di anziani e bisognosi di cure che non sa
a quale santo rivolgersi. Quanto scritto sulla Costituzione sul diritto
alla salute e spesso sventolato resta purtroppo un sogno: parliamo
dell’assistenza domiciliare integrata, quella forma di terapia
domiciliare che servirebbe a evitare stress ai pazienti e soprattutto
realizzare quei tanto attesi risparmi fino a questo momento
concretizzati con il taglio degli ospedali.
Bari, purtroppo, come emerge dai dati del Ministero della Salute (riferiti all’anno 2010) è fanalino di coda nella Regione con appena lo 0,7% di assistenza domiciliare integrata (Adi) erogata rispetto a una popolazione ultra 65enne stimata in oltre 220mila unità. Una percentuale che arriva all’1,8% nella sola Puglia, rispetto a una media nazionale del 4,2%. Inutile il raffronto con l’Emilia Romagna, regione con cui spesso si fa un confronto avendo una popolazione vicina alla nostra, dove l’assistenza domiciliare integrata tocca una media dell’11,6%. Tre volte la Puglia. Facendo un paragone con Bologna, il capoluogo emiliano ha una percentuale pari a poco più del 14%, cioè 15 volte il dato di Bari.
Nel centro-nord, con tali politiche territoriali, riescono a far quadrare i conti anche se – va detto per amor di verità – l’Emilia Romagna chiude i conti della sanità in attivo grazie proprio alla mobilità attiva, cioè a quegli «immigrati» della salute che ogni anno le regalano centinaia di milioni di euro. Al netto della mobilità, infatti, la Puglia non avrebbe nulla da rimproverarsi in termini di gestione: come emerge dai dati della Corte dei Conti, i risultati finanziari della regione del centro-nord sono peggiori di quelli pugliesi. Inutile avventurarsi nella ricerca di spiegazioni sul dato finale positivo della regione di Vasco Errani che potrebbero andare dalla presenza del privato (in Emilia Romagna c’è il doppio di posti letto rispetto alla Puglia che contribuiscono ad accrescere l’attrattività, come da studio Confindustria) a una cultura di territorialità grazie ai programmi della medicina di base e così via.
L’assistenza domiciliare integrata, in tale contesto, rappresenta uno degli elementi che ancora oggi è affidato alla «improvvisazione»: il nostro sistema non riesce a garantire la domanda di prestazioni che non riguarda solo la popolazione anziana (è aumentato il trend di invecchiamento della popolazione) ma anche una platea di ammalati affetti da una serie di patologie neurovegetative, oncologiche e per finire anche a quelle da trauma.
L’Asl di Bari, che ha pagato il tributo più alto in termini di chiusura degli ospedali per effetto del Piano di rientro (19 ospedali chiusi in tutta la Puglia nel tempo record di 11 mesi), si ritrova adesso a gestire un territorio che reclama un camice bianco. Prima, quegli ospedali chiusi – che rappresentavano un fardello in quanto eseguivano ricoveri inappropriati – erano comunque un avamposto sanitario, un luogo dove poter chiedere aiuto. Adesso, sono rimasti i medici di famiglia: il decreto Balduzzi prevede forme associate, ma di Case della salute se ne parla da tempo e senza risorse si non se ne fa nulla.
Nel frattempo si assiste a una mobilità di pazienti, soprattutto anziani, costretti ad affollare i posti di pronto soccorso o – come sta emergendo in questi ultimi mesi – a rivolgersi al 118 causando così un ritardo nelle prestazioni da codice rosso. Purtroppo, i tempi scanditi dai «ragionieri» ministeriali hanno imposto alla Regione scelte immediate, i cosiddetti tagli con l’accetta senza prevedere una fase di transizione. C’è da augurarsi che la situazione migliori, evitando che qualcuno tassi anche il diritto alla salute.
fonte:http://www.disablog.it/
Bari, purtroppo, come emerge dai dati del Ministero della Salute (riferiti all’anno 2010) è fanalino di coda nella Regione con appena lo 0,7% di assistenza domiciliare integrata (Adi) erogata rispetto a una popolazione ultra 65enne stimata in oltre 220mila unità. Una percentuale che arriva all’1,8% nella sola Puglia, rispetto a una media nazionale del 4,2%. Inutile il raffronto con l’Emilia Romagna, regione con cui spesso si fa un confronto avendo una popolazione vicina alla nostra, dove l’assistenza domiciliare integrata tocca una media dell’11,6%. Tre volte la Puglia. Facendo un paragone con Bologna, il capoluogo emiliano ha una percentuale pari a poco più del 14%, cioè 15 volte il dato di Bari.
Nel centro-nord, con tali politiche territoriali, riescono a far quadrare i conti anche se – va detto per amor di verità – l’Emilia Romagna chiude i conti della sanità in attivo grazie proprio alla mobilità attiva, cioè a quegli «immigrati» della salute che ogni anno le regalano centinaia di milioni di euro. Al netto della mobilità, infatti, la Puglia non avrebbe nulla da rimproverarsi in termini di gestione: come emerge dai dati della Corte dei Conti, i risultati finanziari della regione del centro-nord sono peggiori di quelli pugliesi. Inutile avventurarsi nella ricerca di spiegazioni sul dato finale positivo della regione di Vasco Errani che potrebbero andare dalla presenza del privato (in Emilia Romagna c’è il doppio di posti letto rispetto alla Puglia che contribuiscono ad accrescere l’attrattività, come da studio Confindustria) a una cultura di territorialità grazie ai programmi della medicina di base e così via.
L’assistenza domiciliare integrata, in tale contesto, rappresenta uno degli elementi che ancora oggi è affidato alla «improvvisazione»: il nostro sistema non riesce a garantire la domanda di prestazioni che non riguarda solo la popolazione anziana (è aumentato il trend di invecchiamento della popolazione) ma anche una platea di ammalati affetti da una serie di patologie neurovegetative, oncologiche e per finire anche a quelle da trauma.
L’Asl di Bari, che ha pagato il tributo più alto in termini di chiusura degli ospedali per effetto del Piano di rientro (19 ospedali chiusi in tutta la Puglia nel tempo record di 11 mesi), si ritrova adesso a gestire un territorio che reclama un camice bianco. Prima, quegli ospedali chiusi – che rappresentavano un fardello in quanto eseguivano ricoveri inappropriati – erano comunque un avamposto sanitario, un luogo dove poter chiedere aiuto. Adesso, sono rimasti i medici di famiglia: il decreto Balduzzi prevede forme associate, ma di Case della salute se ne parla da tempo e senza risorse si non se ne fa nulla.
Nel frattempo si assiste a una mobilità di pazienti, soprattutto anziani, costretti ad affollare i posti di pronto soccorso o – come sta emergendo in questi ultimi mesi – a rivolgersi al 118 causando così un ritardo nelle prestazioni da codice rosso. Purtroppo, i tempi scanditi dai «ragionieri» ministeriali hanno imposto alla Regione scelte immediate, i cosiddetti tagli con l’accetta senza prevedere una fase di transizione. C’è da augurarsi che la situazione migliori, evitando che qualcuno tassi anche il diritto alla salute.
fonte:http://www.disablog.it/
Etichette:
adi,
assistenza,
bari,
costituzione,
diritto,
disabilità,
disability,
ministero,
ospedali,
puglia,
regione,
salute,
tagli
Iscriviti a:
Post (Atom)

