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Ilaria

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martedì 27 novembre 2012

Auto blu davanti rampa disabili. L'autista infastidito mi dice che c'è spazio per carrozzelle

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Caro Mattino,
forse non servirà a nulla, ma giovedì 22 c.m. ore 8.45 circa autogrill Torre Annunziata sulla A3 verso sud auto con lampeggiante (spento) - vedi foto - a parcheggio semideserto - e comunque non sarebbe una giustificazione occupa lo spazio antistante la rampa di accesso riservata ai disabili.

Alle mie rimostranze in proposito i due occupanti autista (lacchè) e accompagnato non fregandosene altamente entravano al bar per consumare e uscendo solo 10 min dopo! alle mie ulteriori osservazioni circa l'abuso di posizione e di parcheggio mi si faceva miseramente osservare che c'era spazio per acceder alla rampa non aggiungo altro questi signori che viaggiano a nostre spese e a nostre spese fanno i comodi loro, non se ne fregano più di dare il buon esempio, loro SONO IL CATTIVO E MISERABILE ESEMPIO DELLA NOSTRA SOCIETA' ORMAI IN PIENO DECADENTISMO. grazie per l'attenzione e ... (non si sa mai - sono un povero impiegato che non tollera più vessazioni di alcun genere) se possible non pubblicate il mio nominativo grazie.

Fonte:http://www.ilmattino.it/

giovedì 1 novembre 2012

Ed io sono una rosa!



Fiamma SattaDonna, giornalista professionista, classe 1958, madre di due figli, è nata, vive e lavora a Roma. Fiamma Satta è nota ai più per aver condotto numerosi programmi radiofonici, ad esempio, le fortunate edizioni della “Posta del cuore”, realizzate per RAI Radio 2 con Fabio Visca (Fabio e Fiamma e la trave nell’occhio e Fabio e Fiamma), oppure L’una storta, sempre per RAI Radio 2, programma quotidiano con «indignazioni e ospiti vari», come racconta una sua biografia.
Nel 1993 le è stata diagnosticata la sclerosi multipla, da lei ribattezzata “Sua Molestia”, che le ha permesso di constatare l’inciviltà con la quale spesso sono chiamate a cimentarsi le persone in difficoltà.
Ed è proprio per raccontare questa inciviltà che dal 2009 cura, per «La Gazzetta dello Sport», una rubrica dal taglio ironico, intitolata Diversamente aff-abile. Diario di un’invalida leggermente arrabbiata. Da questa, nel 2010, è nato l’omonimo blog, ospitato nel sito della “rosea”, ove non si tratta solo di disabilità, ma si illustrano anche – grazie ai vari contributi di personaggi della cultura e dello spettacolo – diversi motivi di indignazione: razzismo, omofobia, disprezzo dei carcerati, degli immigrati, degli anziani e dei malati in genere. Alcuni di questi scritti sono raccolti nell’ultimo libro di Fiamma, Diario, diversamente affabile (Torino, Add editore, 2012).
«La sclerosi multipla […] è un doping al contrario grazie al quale io percorro a piedi i 15 metri fra il posto giallo e il mio portone in 3 minuti e 42 secondi, praticamente una lumachina stanca» (F. Satta, Diario, diversamente affabile, p. 19). Cara Fiamma, può raccontarci brevemente com’è cambiata la sua vita da quando ha scoperto di avere la sclerosi multipla?
«Quando una malattia invalidante, cronica e progressiva irrompe nella vita di una persona e della sua famiglia, produce uno sconquasso fisico-psicologico non indifferente. Personalmente, il danno più grave che “Sua Molestia” ha prodotto in me non è solo un danno fisico (ad esempio la progressiva incapacità di camminare), ma una lacerazione dei rapporti affettivi. La non accettazione della malattia da parte di chi ne porta il carico, il malato, e da parte di un familiare o più familiari, è devastante. D’altra parte, però, voglio concedere a “Sua Molestia” il “pregio” di avermi reso progressivamente più attenta, e più predisposta all’approfondimento della realtà. E di essere stata per me una specie di “lente di ingrandimento”, per individuare anche le più nascoste inciviltà».
Nel suo ultimo libro, lei distingue tra abilioni (individui abili consapevolmente incivili) e abilioti (anch’essi incivili, ma inconsapevoli). Perché pensa che sia così importante raccontare l’inciviltà?
«Perché serve a renderci tutti quanti più consapevoli del suo dilagare».
Che idea aveva della condizione di disabilità prima di esserne colpita personalmente? Il coinvolgimento personale ha cambiato la sua percezione? E se sì, in che modo?
«Certamente il coinvolgimento personale ha cambiato la mia percezione della disabilità. Accettarla negli altri, o viverla in prima persona è diverso. E ancora diverso, a volte difficilissimo, accettarla per noi».
Da giornalista, come valuta la qualità dell’informazione divulgata dai media in tema di disabilità? E da persona con disabilità qual è il suo giudizio?
«I media cominciano ad essere più attenti alla disabilità. E i disabili dovrebbero sforzarsi – se possibile, e per quanto possibile – di uscire di più, mostrarsi, conoscere i propri diritti, pretendere di essere rispettati. E guardati negli occhi. Perché negli occhi si intravede la persona, e non nelle sue capacità motorie».
Recentemente a Londra si sono svolte le Paralimpiadi. Un evento che ha avuto una copertura mediatica senza precedenti. Mostrare le straordinarie imprese degli/delle atleti/e disabili aiuta a superare l’equazione ancora molto diffusa “persona con disabilità=persona senza alcuna abilità”, oppure rischia di indurre qualcuno a sottovalutare le difficoltà quotidiane incontrate dalle persone disabili comuni nel fruire dei luoghi e nell’accedere ai servizi di cui lei parla nei suoi scritti?
«La visibilità delle Paralimpiadi è senza dubbio positiva per tutti: abili e disabili. Le difficoltà quotidiane non devono mai essere sottovalutate, da nessuno».
Gli studi in tema di donne con disabilità hanno rilevato le discriminazioni multiple a cui esse spesso sono soggette. A livello di esperienza personale ha mai avuto riscontri in tal senso? Si è mai sentita più discriminata rispetto agli uomini con disabilità?
«Non ho mai avuto esperienze di discriminazione rispetto a uomini con disabilità, sul lavoro, o fuori. Certamente nel lavoro, però, la mia condizione mi ha posto in una posizione di “svantaggio” di fronte a uomini abili, ma non mi sono mai sentita da meno di loro. Anzi… Prova questa, che l’abilità di una persona non si misura sulle sue capacità motorie».
Nel videoblog Ritorno di Fiamma, ospitato nel sito di «Vanity Fair», lei intrattiene il suo pubblico con dialoghi, conversazioni, interviste sui più diversi temi con persone della cultura e dello spettacolo. Talvolta queste persone sono chiamate a leggere delle poesie. Così possiamo ascoltare e vedere, ad esempio, Margherita Hack che legge Stella, mia unica stella di Giuseppe Ungaretti, oppure Paola Turci che legge Io non ho bisogno di denaro di Alda Merini. Vuole chiudere questo scambio con qualche verso che le piace particolarmente?
«Amo particolarmente questa poesia di Emily Dickinson: “Un sepalo ed un petalo e una spina / In un comune mattino d’estate, / Un fiasco di rugiada, un’ape o due, / Una brezza, / Un frullo in mezzo agli alberi / Ed io sono una rosa!” (1858)».

fonte:http://www.superando.it/

Sto leggendo il suo libro in questi giorni ed è fantastico, ve lo consiglio!

giovedì 11 ottobre 2012

"Diario, diversamente affabile": Fiamma Satta racchiude in un libro le sue "arrabbiature"

ROMA - "Sei un paralitico di m...crepa sulla tua sedia a rotelle". Può capitare di trovarsi davanti anche una risposta così cruda, quando si fa notare a qualcuno di aver illecitamente parcheggiato in un posto riservato alle persone con disabilità. E Fiamma Satta, giornalista e storica voce di Radio2, di individui così ne ha incontrati più di uno, da quando si accompagna alla sua "molesta amica": la sclerosi multipla. Le sue "arrabbiature" sono state raccolte settimanalmente in una rubrica sulla Gazzetta dello sport, poi in un blog e oggi nel libro "Diario, diversamente affabile", edito da Addeditore, con prefazione di Dacia Maraini. Una serie di piccoli post in cui l'autrice racconta, con umorismo e ironia, le disavventure quotidiane, che è costretta ad affrontare a causa della sua malattia. Ma che lasciano al lettore un sorriso amaro e la consapevolezza di un paese ancora lontano dal raggiungere i livelli minimi di civiltà. C'è chi ostruisce gli scivoli per la sedia a ruote; chi lascia la propria auto sulle strisce gialle ignorando il cartello di divieto; chi frappone ostacoli anche all'esercizio del basilare diritto di voto e chi ostenta un falso pass disabili pur non avendo nessuna limitazione fisica. Fiamma Satta divide questo popolo di furbetti in due categorie: gli "abilioni", individui abili consapevolmente incivili e gli "abilioti", ugualmente incivili ma inconsapevolmente. E ne fornisce una lucida analisi, realizzata attraverso la lente di ingrandimento della sua malattia. "Quando le persone vengono colte in flagrante mentre commettono una scorrettezza, come parcheggiare nel posto riservato ai disabili, di solito reagiscono con aggressività - racconta l'autrice - . Alcuni chiedono scusa mentre altri si celano dietro un semplice: ‘era solo per cinque minuti'. Non capiscono che per chi ha difficoltà quei cinque minuti possono rappresentare un'eternità". Il problema, però, non sono solo i singoli ma anche le istituzioni e le amministrazioni locali. "Roma è una città altamente incivile - continua Satta - mancano le discese, le rampe e i vigili per sanzionare coloro che commettono infrazioni a danno dei disabili".
In "Diario" l'autrice inserire anche un test per permettere al lettore di scoprire se un "abilione" si annida nel profonda della sua anima."Questo è un libro di educazione civica, che ha senso solo se viene condiviso - ha sottolineato Ernesto Assante, durante la presentazione del volume che si è svolta nei giorni scorsi a Roma - . Non è un libro sulla malattia ma sull'inciviltà e sulla disattenzione". Nel libro sono raccolte anche le testimonianze di vari personaggi dello spettacolo, della politica e della scienza, che hanno voluto fornire il loro contributo come "indignati speciali". E così Antonello Dose del "Ruggito del coniglio", racconta la sua rabbia che dura da vent'anni per le lungaggini burocratiche legate al riconoscimento dell'invalidità al suo compagno Piero, non vedente in seguito a un'infezione. Mentre Rosario Fiorello confessa la sua vergogna per essersi comportato da "abiliota" parcheggiando l'auto in u n posto riservato. Margherita Hack si scaglia contro gli automobilisti che non rispettano i ciclisti, i giovani che non cedono il posto sugli autobus e contro chi passa avanti nelle file. Giovanni Sartori, invece, fa risalire l'origine di tanta inciviltà alle dominazioni straniere che si sono susseguite nel nostro paese. "Se vengono lesi i diritti delle persone dobbiamo farli rispettare - aggiunge il presidente dell'Aism di Roma Rossana Rocchetti -, ma dobbiamo fare un grande sforzo per insegnarli anche alle istituzioni. Questo libro è un'ottima testimonianza e può servire anche in questo senso".

Qui trovate il suo blog:http://diversamenteaff-abile.gazzetta.it/

fonte:http://www.superabile.it/