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Ilaria

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domenica 2 dicembre 2012

Il sesso dei disabili e l’abbraccio di una madre

La scena delle escort in Quasi-amiciHo una confessione da fare… anche i disabili fanno sesso. Eh eh l’ho messa sul ridere, ma la sessualità e la disabilità sono un tabù per la società (Leggete il bel racconto autobiografico di Franco Bomprezzi). Questa volta non scriverò io (ne avevo già parlato qui), lascerò, com’è giusto che sia in un blog, la parola ad Ann, una mamma coraggio e alla sua lettera.
«…Il post (quello su Quasi amici) arriva a puntino: proprio stamane l’insegnante di sostegno di mio figlio si è lamentata del fatto che se una compagna di classe passa vicino alla carrozzina, il mio ragazzo l’afferra per il braccio, non la lascia andare etc etc. «La pulsione sessuale è terribile» mi dice come se fossi un’anima bella che non si è accorta che il figlio è cresciuto. Ovviamente le ho risposto in modo brutale sconcertandola. Avrà fatto pure il suo addestramento come sostegno con allegato corso di “psicologia del disabile” in 12 lezioni ma… non può comprendere proprio tutto perché non lo vive.
«Una madre della mia sottotribù invece mi ha insegnato parecchio. Lo scorso settembre mi ha telefonato alle due di notte chiedendomi di andarla a prendere in una certa via e di portare la macchina grande con il mio tagliando perché era con suo figlio e la carrozzina. Quando arrivo sul luogo li trovo per strada con due tutori dell’ordine imbarazzatissimi e rossi come peperoni. Carico in macchina figlio, carrozzina e madre e andiamo in un locale del centro ancora aperto dove mi racconta quello che le è successo.
Il figlio è maggiorenne, lei è divorziata e il padre si è rifatto una famiglia completa di due figli sani ancora pargoli. Così è toccato a lei provvedere (alla sessualità del figlio ndr) perché la nuova moglie… non gradisce. Indagini lunghe e discrete presso colleghi e amici per trovare una “casa” con una tenutaria e ragazza disponibili, ovviamente a prezzo maggiorato, ad accogliere un disabile. Per un po’ va bene e il ragazzo è felice e la ragazza è “fissa”.
Purtroppo quella sera arriva una incursione. Lei è seduta vicino all’entrata con un libro di matematica (è insegnante), i suoi bravi capelli brizzolati e la figura pesante dei suoi anni. Sconcerto dei tutori dell’ordine neanche avessero visto un gatto in un canile. Poi una delle tutrici dell’ordine arriva trafelata “c’è di là un ragazzo che chiede della mamma”. La mia amica si alza e dice “mbeh penso che dovrei vestirlo se c’è qualcuno che mi aiuta”. Panico tra i custodi della legge. Alla fine permettono alla “ragazza fissa” di aiutare la madre.
Poi bisogna portare tutti, clienti e ragazze, in centrale dove verranno identificati mentre la tenutaria viene arrestata. Sono pronti due furgoni di sotto. La mia amica propone di seguirli con il figlio con la propria macchina ma i tutori rifiutano. Allora come far salire il ragazzo, ormai molto agitato, sul furgone? Altro panico e intanto la maitresse blatera che lei fa un buon servizio sociale e che aiuta i bisognosi, vedete c’è pure il povero disabile etc. Alla fine due forzuti tutori scaraventano ragazzo e carrozzina sul furgone delle ragazze che lo accolgono con boati, urla e risate.
In Centrale arriva subito il magistrato che messo al corrente della particolarità non sa che pesci pigliare. E qui la mia amica mi racconta un colloquio surreale:
– dove è suo marito? Io non ho marito, mi ha lasciato, pochi disabili hanno il padre.
– ma lei non ha un fratello o un amico per queste cose? No sono figlia unica e questa faccenda non si delega agli amici. Il resto lo tralascio e dico solo che non ho mai riso tanto in vita mia.
Si Simone c’è da ridere perché nella vita normale ci sono i mariti e gli amici, che spariscono nella vita con un disabile. Perché certi argomenti sono da uomini normali, ma le madri dei disabili a volte devono comportarsi da uomini, che lo vogliano o no. E uomini stessi, quelli che fanno le leggi, quelli che comandano, quelli che ci abbandonano a noi donne e madri diverse, non lo capiscono.
Anche se c’è un danno cerebrale, i nostri figli crescono e gli ormoni quelli sono. I danni cerebrali a volte provocano modifiche fisiche significative (bava alla bocca, incapacità di camminare) ma la voglia di affetto, di un abbraccio, di un rapporto c’è sempre. Però nessuno dei normali si sofferma su questo problema: per tutti il disabile è un “infelice” (come si diceva una volta) e non un essere umano con i suoi sentimenti e i suoi bisogni. Forse si considera il disabile un angioletto puro, a volte brutto da vedere (altro che i puttini del Mantegna!) ma comunque un qualcosa amorfo e non un qualcuno.
Ho l’impressione, poi, che molta gente non si renda conto che i nostri figli debbano farsi la barba come tutti e dobbiamo fargliela noi e così per tante altre cose. Ho l’impressione, invece, che molta gente pensi che quando i nostri figli sono in casa si fanno la barba da soli, mangiano da soli e vanno in bagno da soli. E queste cose, elementari e sgradevoli, raramente vengono fatte vedere per l’intero in un film, mitico per tutti “il figlio della luna”.
E allora come invocare la società perfetta, come meravigliarsi dello sconcerto e dell’imbarazzo di un normale quando nessuno gli scaraventa la realtà sotto il naso. Una realtà elementare: un disabile ha bisogno di tutto ma proprio di tutto, senza ipocrisie e senza repulsione, e senza neppure “distinguo” tra padre e madre perché Madre Natura non fa sconti anche quando fa un torto.
Più che invocare una società perfetta non sarebbe meglio spingere tutti noi a una riflessione più concreta, meno moralistica, più veritiera? E diciamolo “più naturale”! E infine, finale come in tutti i film che si rispettino: la mia amica ha trovato un’altra “casa”, il figlio sembra contento della “nuova ragazza”, non ha avuto conseguenze, l’ex marito non ha saputo niente e il 14 febbraio ha ricevuto un mazzetto di roselline. Perché spesso quello che si nega ad un disabile si nega anche alla madre».

fonte:http://invisibili.corriere.it/

mercoledì 28 novembre 2012

Disabili: giovane con tetraparesi spastica si laurea su trasporti

CAGLIARI – Con una tesi dal titolo “Trasporti aerei e disabilita’” Paolo Puddu, ragazzo con tetraparesi spastica di 27 anni, socio dell’Associazione Bambini Cerebrolesi Sardegna, comunica con gli occhi attraverso una tavoletta nella quale sono indicate le lettere, domani si laurea in Lettere per diventare un operatore culturale del turismo.
Tutto il percorso prima scolastico poi universitario di Paolo – si legge in una nota dell’Abc – e’ un esempio virtuoso di come se i progetti vengono adeguatamente sostenuti (attivando una adeguata rete di sostegni) si ottengono risultati strepitosi e si migliora il benessere delle persone e della societa’.
In particolare Paolo – prosegue la nota – ha un’assistenza personalizzata, degli educatori che lo aiutano nella comunicazione e nella sua autonomia personale, permettendogli di frequentare le lezioni all’universita’, di studiare e di prepararsi e di sostenere gli esami, insomma di vivere una vita indipendente; questo anche grazie alla legge 162/98, il piano basato su un intervento cooprogettato e personalizzato, legge che e’ diventata Il modello Sardegna, invidiato in tutta Italia.
Rischiare di perdere questi servizi significherebbe rischiare che tanti, anche come Paolo, non riescano piu’ a vivere la loro vita dignitosamente. In questo contesto la recente battaglia di Salvatore Usala per il ripristino del Fondo per la non autosufficienza con 400 milioni di euro fa capire quanto sia importante lottare per non fare passi indietro e per non perdere i diritti cosi’ faticosamente ottenuti con tanta fatica e fortemente voluti dalle famiglie e dalle persone con disabilita’, nemmeno in Sardegna.

fonte: http://www.agi.it/

martedì 27 novembre 2012

Auto blu davanti rampa disabili. L'autista infastidito mi dice che c'è spazio per carrozzelle

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Caro Mattino,
forse non servirà a nulla, ma giovedì 22 c.m. ore 8.45 circa autogrill Torre Annunziata sulla A3 verso sud auto con lampeggiante (spento) - vedi foto - a parcheggio semideserto - e comunque non sarebbe una giustificazione occupa lo spazio antistante la rampa di accesso riservata ai disabili.

Alle mie rimostranze in proposito i due occupanti autista (lacchè) e accompagnato non fregandosene altamente entravano al bar per consumare e uscendo solo 10 min dopo! alle mie ulteriori osservazioni circa l'abuso di posizione e di parcheggio mi si faceva miseramente osservare che c'era spazio per acceder alla rampa non aggiungo altro questi signori che viaggiano a nostre spese e a nostre spese fanno i comodi loro, non se ne fregano più di dare il buon esempio, loro SONO IL CATTIVO E MISERABILE ESEMPIO DELLA NOSTRA SOCIETA' ORMAI IN PIENO DECADENTISMO. grazie per l'attenzione e ... (non si sa mai - sono un povero impiegato che non tollera più vessazioni di alcun genere) se possible non pubblicate il mio nominativo grazie.

Fonte:http://www.ilmattino.it/

venerdì 23 novembre 2012

La corsa al candidato disabile (o al disabile candidato)


Persona con disabilità guarda il mare da una terrazza (foto in bianco e nero)«Vorrei – scrive Franco Bomprezzi – che ci fosse maggiore rispetto per i diritti reali delle persone disabili e delle loro famiglie e che si mettesse il tema delle politiche per la disabilità al centro di ogni politica di settore. Ma per far questo non servono necessariamente “quote elettorali” legate alla condizione fisica, sensoriale o mentale, basterebbe applicare i princìpi della Convenzione ONU»

Avviso ai naviganti. Si avvicinano le elezioni di ogni genere. Primarie, Regionali, Parlamento. Improvvisamente ci si accorgerà che occorre inserire nelle liste persone “rappresentative della società civile”.
In questo vago e indistinto universo, da qualche tempo spicca sicuramente il mondo delle persone con disabilità. La crisi del welfare ha indubbiamente favorito il protagonismo di alcune battaglie per i diritti, e le associazioni di riferimento stanno subendo una sorte simile a quella dei partiti. C’è una forte volontà di “rottamazione”, di rinnovamento, di affermazione del “nuovo che avanza”. Bene. Mica tanto. Perché temo, nelle prossime settimane, la corsa ad accaparrarsi il candidato disabile, o il disabile candidato, a seconda delle preferenze.
Leggo di un’autocandidatura di una donna con disabilità che vorrebbe nientemeno che essere in lizza per le fantomatiche primarie del centrodestra, che non è ancora chiaro se si faranno per davvero. Lei si lamenta di essere stata «nascosta dai media», e rivolge un forte appello per la raccolta delle diecimila firme necessarie.
Si chiama Germana Lancia, e scrive tra l’altro, a sostegno della propria investitura, una frase di questo tipo: «Nella mia campagna elettorale avrei voluto rappresentare le istanze degli anziani dimenticati, dei bambini abbandonati, dei disabili segregati, degli extracomunitari sfruttati, dei disoccupati affamati, dei detenuti violati, per i quali all’orizzonte si profila una qualità di vita ancora più indecorosa. Forse chiedo troppo, forse sembrerò una presuntuosa che da semplice cittadina non ha compreso, o meglio accettato, quale sia il suo posto, ovvero dietro la porta come una scopa che si nasconde dopo l’utilizzo. Noi gente comune serviamo solo per pagare le tasse e per votare. Sono questi i temi che avrei voluto rappresentare, ma evidentemente non sono stati ritenuti interessanti». Forse Germana Lancia – non me ne voglia – non si rende conto che il suo problema principale non è davvero la disabilità, ma il senso della misura e delle proporzioni.
In realtà esiste a destra, al centro e anche a sinistra, una questione reale di rappresentanza politica delle persone con disabilità. Il fatto è che questo mondo è sempre stato considerato marginale, da blandire al momento giusto, da gratificare con leggine o provvedimenti di nicchia, da cooptare in ruoli non strategici, da utilizzare più o meno spregiudicatamente in situazioni di grande rilevanza mediatica. Non cito i nomi e neppure gli episodi, affidando ai Lettori l’esercizio di memoria, non difficile, per abbinare a ciascuna delle circostanze che ho elencato i nomi, i cognomi, e le relative brutte figure.
La verità è che in Italia le forze politiche, vecchie e nuove, non hanno ragionato – rispetto al tema delle politiche per le persone con disabilità – in termini di reale competenza e capacità progettuale. Molto spesso le persone che si occupano del sociale – siano essi Parlamentari, o Consiglieri Regionali, o Assessori Comunali – non conoscono questo mondo se non per sentito dire, o per un’attività di volontariato. Nel processo di formazione politica manca proprio la “materia” da studiare. Eppure sappiamo bene quanto bisogno ci sia di competenza, di professionalità, di esperienza. Altrimenti si viaggia sempre per emozioni, per solidarietà o per indifferenza, seguendo l’onda dell’emergenza del momento.
Dietro il mondo delle persone con disabilità invece si muovono interessi forti, spesso di natura immobiliare (realizzazione di residenze socio-sanitarie, di centri di cura e riabilitazione, di soggiorni climatici), oppure di forniture protesiche (pannoloni per l’incontinenza, scarpe ortopediche, plantari, carrozzine, elevatori, ausili di ogni genere), oppure più strettamente farmaceutici. Né è da poco l’interesse del mondo della cooperazione sociale, delle imprese sociali, delle assicurazioni, delle banche. Molto spesso sono queste lobby – del tutto legittime, ma non sempre palesi – a determinare le scelte di bilancio, e persino le priorità nelle azioni politiche. In buona fede, molti Assessori dedicano i primi cento giorni, e anche di più, ad avvicinare il maggior numero possibile di persone, di enti, di associazioni, per dimostrare loro buona volontà e capacità di “imprimere una svolta”.
È la classica “cultura dell’anno zero”. Sembra cioè che si debba sempre ricominciare da capo, come se non esistesse un nutrito gruppo di leggi riformatrici, che basterebbe finanziare e aggiornare, rendendole operative e coerenti con la centralità della persona e con una politica dei diritti che nascono dai bisogni reali dei cittadini.
È vero che assai raramente sono chiamate a livelli di responsabilità politica le persone direttamente interessate, ma è anche vero che questo mondo si è spesso rivelato impreparato, quasi non adatto a svolgere un ruolo da protagonisti della politica a tutti i livelli, tra l’altro non necessariamente nel campo strettamente inerente la disabilità.
Un ministro delle Finanze come Wolfgang Schauble in Germania da noi è sinceramente impensabile (e forse è meglio così). Ma è degno di nota come all’interno del governo di Angela Merkel una persona paraplegica, in sedia a rotelle, abbia di fatto un potere paragonabile a quello del nostro premier Mario Monti. Questo significa quanto meno che la sua carriera politica prescinde dalla condizione di persona con disabilità.
Temo invece che assisteremo di nuovo alla “corsa al candidato”, possibilmente abbastanza malmesso dal punto di vista fisico, da inserire nella propaganda elettorale, da portare come esempio di attenzione e di grande apertura culturale e politica. Nasceranno anche liste che vorrebbero trasformare la disabilità in una condizione politica, in categoria, in nome della difesa di interessi comuni. È sempre successo, con esiti disastrosi, e accadrà anche stavolta. Si disperderanno energie, si spenderanno denari raccolti fra gli amici, ci sarà il brivido della partecipazione, magari perfino qualche talk-show che tanto non si nega quasi a nessuno.
Ma non abbiamo bisogno di questo. Vorrei che ci fosse maggiore rispetto per i diritti reali delle persone disabili e delle loro famiglie. Che si riprendesse il percorso riformatore intrapreso vent’anni fa e forse più. Che si mettesse il tema delle politiche per la disabilità al centro di ogni politica di settore, senza dover rimediare ogni volta agli errori e alle dimenticanze di turno.
Ma per far questo occorrono competenze precise, personalità forti e di specchiata onestà. Non necessariamente persone con disabilità. Non credo davvero nelle “quote” di genere o peggio di condizione fisica, sensoriale o mentale. Penso che basterebbe leggere con attenzione e dare seguito a quanto è scritto nella Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, che all’articolo 29 impegna gli Stati Membri, fra cui l’Italia, affinché le persone con disabilità «possano effettivamente e pienamente partecipare alla vita politica e pubblica su base di uguaglianza con gli altri, direttamente o attraverso rappresentanti liberamente scelti, compreso il diritto e la possibilità per le persone con disabilità di votare ed essere elette». Tutto qui.

fonte: http://www.superando.it/

mercoledì 7 novembre 2012

Catering ad uso e consumo dei disabili


Catering ad uso e consumo dei disabili“Kitchen on wheels”, lo speciale servizio di catering a prezzi ridotti per persone non autosufficienti. Sperimentato per la prima volta in Europa nella cittadina serba di Zvezdara. L’obiettivo del progetto è duplice. In primo luogo fornire cibo a tutti i cittadini disabili e non sono autosufficienti. E, allo stesso tempo, dare occupazione ai giovani portatori di handicap impegnandoli nella preparazione e consegna dei pasti. In questo modo si vuole coinvolgere una porzione della società ad elevato rischio povertà ed esclusione in una serie di politiche volte a migliorare le loro condizioni di vita. L’iniziativa è stata finanziata dall’UE in collaborazione con la Fondazione SOFT Tulip e cinque organizzazioni della società civile serba.

fonte:http://www.west-info.eu/

giovedì 1 novembre 2012

disabile, ha perso la madre e ora è abbandonata dalla Regione»] «Mia figlia disabile, ha perso la madre e ora è abbandonata dalla Regione»

«Mia figlia Simona, disabile al 100% , ha perso la madre nel 2011 e risiede ormai da anni in una struttura fuori regione (Cam a Ferretto di Cortona, in provincia di Arezzo). Questa sistemazione è stata resa necessaria dal fatto che non vi erano e non vi sono tuttora strutture adeguate nel Lazio e possibilmente vicine alla famiglia.
Nella stessa situazione si trovano altri 10 compagni di viaggio. Le famiglie, ogni volta che vanno a trovare i loro cari, sono costrette a viaggi lunghi e faticosi, ma affrontati serenamente, tenuto conto che la Cam è molto professionale e tratta con molto affetto i propri ospiti. Ma a fine settembre la Regione Lazio, arbitrariamente ed unilateralmente, ha deciso di tagliare pesantemente la sua partecipazione alle spese di mantenimento per queste persone, forse «scomode» e da cancellare da una società molto civile, dedita agli scandali ed alle ruberie, di cui le cronache sono piene! La Regione non si è nemmeno preoccupata di avvertire personalmente le famiglie, lo ha fatto la Cam! Quindi dal 1° ottobre, le famiglie si dovrebbero accollare spese nemmeno lontanamente sostenibili per il ceto medio (stiamo parlando di circa 3800 euro al mese)! Ogni ulteriore commento sarebbe possibile e facile, fino al turpiloquio. Mi limito a far notare che una società civile è tale solo se garantisce dignità e decoro a persone sfortunate, senza farle sentire sempre ed ancora figli di un dio minore. Mi permetto di puntualizzare alcune cose, per rendere più comprensibile la gravità della situazione: le persone che risiedono ormai da anni in queste strutture hanno metabolizzato il fatto che quella è la loro casa definitiva. Hanno acquisito faticosamente il loro spazio e hanno i loro punti di riferimento e dall'altra parte, inevitabilmente hanno assorbito le patologie più varie di tutti gli altri ospiti. In altri termini, tendono a regredire nelle loro patologie specifiche.
Per quanto riguarda Simona, la recente perdita della madre ha ulteriormente destabilizzato un equilibrio che solo di recente ha faticosamente recuperato. Pensare di sradicarla dai suoi punti di riferimento è solamente folle. Anni fa, e molti lo ricorderanno, uscì un film fantastico e terribile: «Qualcuno volò sul nido del cuculo«. Forse andrebbe rimesso in circolazione e renderne obbligatoria la visione a chi ha preso questa decisione nefasta! Una società moderna e civile non può comportarsi in questo modo barbaro, con persone che non hanno la possibilità e la capacità di difendersi. Esiste la figura del Giudice Tutelare proprio per garantire la difesa di questi sfortunati! Con questo spero di riuscire a smuovere le coscienze sane del nostro Paese, che in altri tempi, ahimè, ha dettato le regole per un vivere civile. Siamo di nuovo in un fosco Medioevo, in attesa di un nuovo Rinascimento».

fonte:http://roma.corriere.it/

domenica 14 ottobre 2012

Licenziato, ma è vedovo e con una figlia disabile

imprenditore crisi 3"Gravi inadempienze" tuonano dall'azienda, "contesto famigliare disastroso" replicano i sindacati. In mezzo al botta e risposta c'è la storia di un operaio licenziato dalla Geofor, l'azienda di Pontedera che si occupa della raccolta dei rifiuti.
Lui è un caso umano prima che sociale. E' rimasto vedovo, è in preda alla depressione e deve prendersi cura di una figlia disabile al 100%. A suo carico due anni di provvedimenti disciplinari per trasgressioni e inadempienze fatti dalla società al suo ex lavoratore.
Come detto i sindacati sono sul piede di guerra e hanno già annunciato che "impugneranno in via giudiziaria il licenziamento, perché si tratta di un provvedimento inaccettabile sotto il profilo etico e umano". La domanda che i sindacati rivolgono ai giudici è se in casi come questo è lecito applicare regolamenti e codici disciplinari.
Ma come replica l'azienda? La Geofor, per bocca del presidente Marconcini, sottolinea la delicatezza della vicenda ma dice anche che ci sono le motivazioni per un licenziamento per giusta causa. "In un contesto di diritti assicurati -manda a dire la Geofor- il lavoratore è venuto gravemente meno nel corso di due anni ai propri doveri". In punta di diritto e di codice è l'aspetto umano a rimanerne schiacciato.

fonte:http://affaritaliani.libero.it/

giovedì 4 ottobre 2012

Progetto "All for fashion": moda e disabilità

Non stiamo parlando di qualcosa di scontato: per le giovani ragazze belle ma disabili, non è facile arrivare a sfilare; è precluso a gran parte dei disabili entrare nel mondo della moda, dove chi è disabile è considerato imperfetto e in un mondo, dove solo la bellezza, intesa come perfezione, va avanti, la disabilità è vista come problema dai più.
Stiamo parlando di una bellezza “incompleta”, non ordinaria, che potrebbe creare imbarazzo. Brutto da accettare ma questa è la verità: guardare una sfilata con un modello o modella disabile crea questa percezione. La bellezza di un disabile è ancora vissuta come un taboo, non solo per il mondo della moda ma anche del cinema, forse un po’ meno nel mondo della TV.
Abbiamo superato tanti ostacoli, ma quello della moda ha ancora mille difficoltà: è duro demolire questo muro. L’unica eccezione è quella del visionario Alexander McQueen, che per primo fece sfilare una modella dalle gambe amputate, un caso è avvenuto anche nel nostro bel Paese, a sfatare questo taboo è stata Annalisa Minetti, che ha sfilato per un’importante maison nostrana, Gattinoni, in Piazza di Spagna.
Oggi però qualcosa si muove: è un progetto il “ALLforFASHION”, che vuole portare agli occhi di tutti la bellezza, che anche se diversa, è sempre bellezza. Un progetto, nato per favorire l’inserimento nel mondo della moda delle persone con disabilità, ideato da Marta Pellizzi, giovane ipovedente, con una grande dinamicità e voglia di cambiare lo stato attuale delle cose.
Marta Pellizzi, in un’ intervista ha dichiarato,  che oltre ad Annalisa Minetti ed Aimee Mullins ci sono altre donne che hanno avuto notorietà nel mondo della moda ma sempre per brevi periodi di tempo. La moda come tutti sappiamo ha delle regole, tutti sanno che per salire in passerella bisogna avere determinate misure e determinate caratteristiche fisiche. Una persona con disabilità è reputata imperfetta per tale mondo ed è ciò che spaventa e che ne limita l’ingresso.
L’imperfezione e la diversità spaventano sia la società, che chi vive la moda. La disabilità incomincerà ad entrare nel mondo della moda quando si cambierà il modo di percepire la bellezza. La bellezza non è sempre da intendere come un corpo perfetto ma come un qualcosa che può avere varie forme e che seppur diversa, rimane tale.
Il progetto che ha deciso di portare avanti nasce da una sua personale aspirazione che va ad unirsi alla volontà di essere utile al prossimo. Marta Pellizzi, ha sempre pensato di fare la fotomodella ed unendo questo obiettivo personale alla volontà di organizzare eventi all’interno della mondo della moda che parlassero di disabilità è nato ALLforFASHION. Lo scopo dell’obiettivo del progetto è di realizzare una sfilata di alta moda con modelli e modelle diversamente abili che possano sfilare con abiti di lusso creati appositamente per l’occasione.

Il percorso per la realizzazione del progetto “ALLforFASION”, oltre la realizzazione della sfilata, prevista per settembre 2012, prevede le iscrizioni al casting che cominceranno nel mese di gennaio e chi sarà prescelto, potrà partecipare a un corso di portamento e gli sarà consegnato un book gratuito.
Una buona occasione per sfatare i taboo con cui viviamo, un’ottima opportunità per la bellezza e nuove prospettive per tutti quelli che hanno sempre sognato di fare i modelli.

fonte:http://www.italnews.info/

mercoledì 3 ottobre 2012

Freeshore", abiti alla moda per disabili ma i negozi li rifiutano

Si chiama Mec service l'azienda di Olgiate Olona (Varese) che crea abiti casual per chi è in carrozzina o ha un braccio ingessato. "Abbiamo provato anche a proporli ai negozi che vendono articoli sanitari, ma alcuni non hanno neanche voluto vederli"
MILANO - Abiti casual, belli e comodi, con un marchio che richiama spiagge e libertà: "Freeshore". Li ha creati un'azienda di Olgiate Olona (Varese), la Mec Service, e sono adatti a chiunque, da chi è su una carrozzina a chi ha una gamba o un braccio ingessato. Peccato che nessun negozio o grande magazzino voglia venderli.

"L'idea di questa linea di moda ci è venuta quando uno dei soci si è rotto una gamba e ha dovuto portare anche degli estensori -racconta Michela Colombo Gallazzi, amministratore unico della Mec Service-. Ci siamo resi conto che non esistevano abiti di qualità adatti. L'unica cosa che si poteva mettere era una tuta da ginnastica". Piccoli accorgimenti fanno il miracolo: con cerniere e bottoni piazzati nei punti giusti pantaloni, camicie, giacche, maglioni si adattano al corpo. In Italia le persone con disabilità sono una fetta di mercato che non sembra interessante. "E ci sono poi tante persone che hanno disabilità temporanee o problemi fisici che richiederebbero vestiti adatti - aggiunge Michela Colombo Gallazzi - Abbiamo provato anche a proporli ai negozi che vendono articoli sanitari, ma alcuni non hanno neanche voluto vederli". Sul sito web aziendale ci sono ancora i modelli degli "abiti senza barriere", ma la produzione è stata sospesa. "Riceviamo molte chiamate da persone che ci chiedono dove sono i nostri punti vendita -sottolinea l'amministratrice di Mec Service-. Abbiamo pensato anche alla vendita on line, ma non può funzionare perché vogliono provarli".
La storia della Mec Service verrà presentata sabato 3 dicembre a "La normalità della bellezza nella moda, tra canoni e diversità", evento organizzato da Laura Boerci, autrice e regista teatrale, e dall'associazione Atlha in occasione della Giornata mondiale dei diritti delle persone disabili. Si terrà, dalle ore 10 alle 19, nello scenario di Cascina Bellaria (Milano) e prevede, oltre a un convegno sul tema, anche una sfilata con modelle e modelli disabili. "I tempi sono cambiati -afferma Lino Brundu, presidente di Atlha-. Le persone con disabilità vogliono viaggiare, divertirsi e anche vestirsi bene. Vogliamo lanciare una sfida alla moda: abbia il coraggio di rispecchiare la società, che comprende anche le persone con disabilità. La moda si renda conto che ci sono persone che desiderano capi diversi dal solito". Tra le modelle sabato ci sarà anche Francesca Penno, 28 anni e dall'età di 6 sulla carrozzina. "Non è la mia professione -racconta-, ma ho iniziato perché volevo delle belle foto di me. La sorpresa è che alcuni fotografi mi hanno detto di no. Poi ho incontrato il fotografo Sambuelli e ne è anche nata una campagna, "Rifletti", sulla disabilità. Oggi ho in progetto di prestare il mio volto e il mio corpo per una campagna sull'Africa, visto che il mio fidanzato è africano". All'appuntamento di Cascina Bellaria interverranno anche Anna Russo, attrice e teatroterapista, Simona Giantin, personal shopper, Ilaria Glabusera, modella e miss deaf world 2011, Cinzia Rossetti, educatrice, Anna Colosio, responsabile del marchio di borse Nina e co. e Mauro Belletti, fotografo.

fonte:http://www.superabile.it/

martedì 2 ottobre 2012

Un amore a quattro ruote


Annamaria ha voluto raccontare il suo amore su quattro ruote, perché un disabile è un essere capace di amare e farsi amare. Anche se questa società non sempre ci riconosce questo diritto.
«So, che forse può sembrare strano immaginare un cuore poggiato su quattro ruote ma vi assicuro che non lo è affatto, soprattutto quando ad essere seduta sulle ruote di una carrozzina è una ragazza come me, che nonostante le difficoltà della vita, non smette mai di amare. Un cuore che, seppur racchiuso in un corpo, per alcuni aspetti un po’ bizzarro, è capace di battere e di vivere emozioni profonde come tutti gli altri».
«Infatti, come accade a tutte le ragazze, anch’io ho vissuto la mia storia d’amore in età adolescenziale quando, un amico normodotato, tra uno scambio e l’altro di battute e risate ha iniziato a rivolgesi a me con un tono diverso dal solito, finchè un giorno mi ha parlato dei suoi sentimenti nei miei confronti. Fu così che io, un po’ stupita, iniziavo a guardarlo con occhi diversi fintanto che un bel giorno decidemmo di vivere questa nuova esperienza.
Fu davvero un periodo magico in cui il nostro legame vissuto con naturalezza e semplicità trovava la sua bussola soltanto nel sentimento che provavamo l’uno per l’altra. Trascorso del tempo, cominciavo a notare in lui un certo distacco nei miei confronti, fin quando lui cominciò a parlarmi di diversità… io, inizialmente, non riuscivo a comprendere le ragioni di tali discorsi che, comunque rappresentavano una piccola parentesi rispetto ai momenti di serenità che caratterizzavano la nostra vita di coppia.
Nel corso dei giorni, un po’ insospettita da quelle sporadiche espressioni che ogni tanto riaffioravano nella mia mente, gli chiesi insistentemente spiegazioni e lui mi disse che il nostro rapporto non era come gli altri. Fu per me molto difficile comprendere il significato delle sue affermazioni, ma dopo un lungo periodo di tentennamenti da parte sua rispetto al nostro legame, presi atto (seppur con notevole rammarico) che la mia disabilità rappresentava ormai un ostacolo ad un rapporto che di li a poco si sarebbe concluso.
Questa esperienza ed altre vissute successivamente, mi hanno insegnato che l’unione tra due persone svanisce, quando non si guarda più all’altro con gli “occhi del cuore”. Ho voluto raccontare la mia storia, affinchè per dare la possibilità di riflettere sulla delicata problematica relativa al rapporto tra disabilità e amore. Ahimè, si tratta di un disagio che accomuna molte persone diversamente abili i quali, oltre alle difficoltà della vita quotidiana devono affrontare anche quelle afferenti alla propria sfera sentimentale. E’ questa una realtà celata dietro falsi stereotipi che impediscono al disabile di essere valorizzato quale persona capace di amare e farsi amare.
Purtroppo tale fenomeno è, a mio avviso, espressione di una società in cui prevalgono i falsi valori del potere e dell’apparenza che offuscano quelli autentici, il tutto a scapito della nascita di rapporti che si nutrono di vere e semplici emozioni.

Scritto da Annamaria D’Anello    fonte:http://blog.ok-salute.it/

lunedì 1 ottobre 2012

Cane guida ed esperienza(terrificante) in treno

Nonostante le rassicurazioni all'acquisto del biglietto, una volta a bordo del treno il mio cane viene ritenuto d'intralcio

Le Paralimpiadi attualmente in corso stanno riportando l'attenzione dell'opinione pubblica sulle imprese sportive delle persone disabili, mostrando come queste, al di là delle limitazioni che le loro condizioni impongono loro, siano in grado di condurre una vita piena e in molti casi autonoma. L'autonomia della persona disabile è senz'altro il risultato in primis della sua stessa condizione (più o meno invalidante), ma anche e soprattutto degli strumenti messi a disposizione affinchè la persona possa vivere appieno la sua esistenza. Molti e diversi sono gli ostacoli che le persone con disabilità si trovano ad affrontare nella quotidianità, rappresentando impedimenti anche nelle più (altrimenti) semplici operazioni  della vita di tutti i giorni, come ad esempio viaggiare. 

Questa è la testimonianza di Renata Sorba, che racconta la sua esperienza di viaggiatrice non vedente accompagnata dal suo cane guida.

Sono una non vedente che si muove sempre in compagnia di Rudy, un meraviglioso cane guida che mi permette di condurre una vita autonoma e di viaggiare. Mi capita spesso di utilizzare il servizio "per disabili" offerto da Trenitalia per gli spostamenti in varie città italiane. Il servizio è molto utile per chi, come me, ama viaggiare e soprattutto vuole mantenere la sua autonomia.

Purtroppo, sempre più frequenti sono gli spiacevoli episodi che si manifestano durante i viaggi in treno, da parte del capo-treno e dell'assistenza ai disabili incaricata all'accompagnamento all'interno della stazione.
Ogni qualvolta mi sono  trovata a viaggiare su un Frecciabianca, nonostante il posto assegnato e  l'avviso al capo-treno della presenza del cane guida, vengo invitata in modo scortese a spostarmi altrove, poiché il cane viene ritenuto d'intralcio. Al momento dell'acquisto del biglietto, invece, vengo rassicurata in quanto il cane è il prolungamento della mia persona e pertanto non dovrebbe creare problemi durante il viaggio.
Si è verificato anche martedì 14 agosto, quando, sul treno da Torino Porta Nuova a Venezia, il capotreno mi  ha evidenziato il problema del cane.

All'arrivo a Verona non sono stata presa in carico dal capo-treno che avrebbe dovuto consegnarmi all'assistente disabili che mi attendeva sulla banchina. Mi sono fatta aiutare da alcuni passeggeri per il recupero del bagaglio  e per guadagnarmi l'uscita. Tale disguido avviene per una mancata collaborazione tra capo-treno e assistenza: l'incaricato all'accompagnamento spesso non sale sul treno per timore di rimanerci in quanto vengono chiuse le porte e ciò fa sì che il disabile in questione venga  lasciato solo.

Con questa mia testimonianza chiedo a chi di dovere di provvedere e soprattutto di ricordare agli interessati che la superficialità e la leggerezza con cui vengono fatte o omesse certe azioni possono creare traumi ed insicurezze a chi quotidianamente si impegna per avere autonomia e dignità.


fonte: http://www.disabili.com/

sabato 29 settembre 2012

Love ability: il social network per l'amore(anche)"disabile"

IL PROGETTO - Nasce “Love Ability”, un sito
interamente dedicato al tema della sessualita’ e della disabilita’. Un luogo di confronto e di scambio, dove le persone possano trovare spazi per parlare di temi che difficilmente trovano ascolto in altri luoghi. Non solo: su Love Ability ( www.loveability.it ) si potranno incontrare persone, ma non sara’ una rubrica di “appuntamenti”: “L’amore – dicono i promotori – non ha categorie”. Tutto parte da un’idea di Maximiliano Ulivieri, web designer, quarantaduenne di origini toscane che da anni vive a Bologna con la moglie. Ulivieri, che convive con la distrofia muscolare sin da bambino, e gia’ noto per il suo sito sull’accessibilita’ “Diversamente agibile”, e sono molte le persone che hanno letto i racconti delle sue esperienze, dei suoi sogni e – a volte – dei suoi sfoghi. “Love ability e’ dunque uno spazio libero per potersi raccontare, cosa molto importante per chi soffre del silenzio, dentro e fuori di se’”. La sessualita’ per le persone disabili e’ un tema molto delicato, di cui spesso non si parla, per timore o vergogna. Con “Love Ability” Ulivieri vuole invece cercare di fare chiarezza proprio la’ dove c’e’ tanta ombra, per aiutare disabili e non ad affrontare serenamente una vita affettiva.

SITO -
“Il sito – continua – non e’ assolutamente indirizzato solo a persone con problemi, anche perche’ nascono spesso molte storie d’amore tra disabili e non, e vengo contattato da ragazze che mi scrivono perche’ hanno dubbi su come relazionarsi. Insomma, l’amore non ha categoria”. Per promuovere il progetto e’ partita anche un’iniziativa fotografica, per partecipare si puo’ mandare una foto con la scritta I love ability che verra’ selezionata per la pubblicazione sul sito: “Sono loro i miei revolutionary lovers”.
FUNZIONAMENTO - Il sito, che verra’ messo on line a giorni e che ora ospita soltanto il conto alla rovescia per la pubblicazione, contiene varie sezioni, dalla “Story ability”, in cui le coppie possono raccontare la loro storia, al “Dating ability”, uno spazio per conoscere e farsi conoscere. “Non e’ come i classici siti di ricerca partner – spiega Ulivieri – voglio partecipazione. Chi vuole iscriversi deve mandarmi un articolo su di se’, non tre righe, e una foto. Inizialmente non si potra’ contattare direttamente la persona che si vuole conoscere, questo per evitare messaggi non graditi. Intanto si possono lasciare commenti in una scheda personale, e poi ad ogni iscritto lascero’ una mail personalizzata…”. C’e’ poi uno spazio, “News ability”, dove sono raccolte le testimonianze di alcuni disabili che hanno raggiunto l’obiettivo della loro vita (nel lavoro, nello sport). Il sito contiene infine una sezione “Book ability”, dedicata ai contributi fotografici degli utenti. “Cerchero’ di pagare per gli articoli che verranno mandati – si augura Ulivieri – e questo sara’ tanto piu’ possibile grazie al contributo degli sponsor”. Obiettivo del sito e’ anche quello di fornire consigli pratici e consulenze: per fare questo Ulivieri si avvarra’ dell’aiuto esterno di un medico, oltre che della sua esperienza personale. “Love ability” nasce grazie ad una sottoscrizione “dal basso”: i contributi dei cittadini hanno gia’ superato i 2.000 euro.

fonte:http://www.giornalettismo.com/

Mihaela. Mendicante disabile aggredita per aver accettato l'aiuto del comune

Mihaela, giovane romena spastica sin dalla nascita, chiede l'elemosina a pochi passi dalla stazione Santa Maria Novella di Firenze. Nei mesi scorsi è stata minacciata da alcuni suoi connazionali dopo essere stata avvicinata dagli assistenti sociali. Ancora oggi chiede l'elemosina per strada, ma da alcuni mesi è ospite dell'albergo popolare Paolino

FIRENZE - Mihaela è sempre lì, allo stesso semaforo di viale Belfiore, a pochi passi dalla stazione Santa Maria Novella di Firenze. E' romena, ha un'andatura lenta e ondeggiante, complice il fatto che è spastica dalla nascita. Ai piedi porta un paio di ciabatte sgangherate, addosso una tuta ingiallita dal tempo, quasi sempre la stessa. Avanza a tentoni tra macchine e motorini incolonnati alla ricerca di qualche moneta per guadagnarsi da vivere. "Non voglio aiuto" si limita a dire a un tentativo di avvicinamento. E' quanto disse tempo fa anche agli assistenti sociali del comune di Firenze, che hanno tentato più volte di aiutarla inserendola in una struttura di recupero. Una volta c'erano riusciti, ma Mihaela subì un'aggressione da un connazionale. Ecco perché si è ipotizzato l'ipotesi di un racket dell'elemosina, dove un'organizzazione criminale assegna ai mendicanti semafori prestabiliti e impedisce ai propri uomini e alle proprie donne di ricevere assistenza dalle strutture comunali. E allora Mihaela è tornata sulla strada. Ma negli ultimi mesi la sua vita ha preso una piega migliore. Il comune è tornato da lei, nonostante i suoi tentativi di svincolamento. Adesso è ospite all'albergo popolare San Paolino e finora non ha ricevuto nessuna minaccia da parte dei suoi connazionali. Quest'estate è addirittura andata al mare a Cecina (Livorno) insieme alla Caritas. "E' stato bello vedere il mare" racconta prima di ricominciare il suo cammino attraverso le macchine in sosta.

fonte:http://www.superabile.it/

giovedì 27 settembre 2012

90enne violenta ragazza disabile


Un pensionato di 90 anni è stato arrestato a Milano con l'accusa di violenza sessuale aggravata e atti osceni in luogo pubblico, per aver abusato lo scorso marzo di una ragazzina di 16 anni disabile in un parco del capoluogo lombardo . L'anziano ha avvicinato la ragazzina disabile, l'ha costretta a sdraiarsi sulla panchina dove abitualmente si ferma a leggere il giornale, l'ha toccata nelle parti intime e ha cercato di baciarla. Testimone dell'episodio è stata un'amica della giovane vittima, che non è riuscita a fermare l'anziano e ha telefonato alla madre che a sua volta aveva avvertito la polizia. L'uomo, che compirà 90 anni il prossimo novembre, è finito agli arresti domiciliari (ha più di 75 anni e dunque non può andare La ragazzina, tornando con la madre dal centro per disabili dove trascorre le giornate, lo ha visto mentre sedeva sulla stessa panchina dove aveva abusato di lei. La madre ha chiamato la polizia, che ha identificato l'anziano. La giovane vittima e l'amica sono state sottoposte ad audizione protetta, e entrambe hanno riconosciuto nel 90enne l'autore della violenza. Sono così scattate le indagini che hanno portato all'arresto del 90enne.

Vien solo da chiedersi dove stiamo finendo.....