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Ilaria

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lunedì 12 novembre 2012

A Handimatica anche i videogame accessibili


Handimatica 2012BOLOGNA - Non solo studio, lavoro e assistenza. Tecnologie e ausili possono migliorare la qualità della vita delle persone disabili in ogni ambito della vita, tempo libero compreso. Videogiochi per tutti e simulatori 3D per divertirsi, ma anche per conoscere le difficoltà che deve affrontare chi ha una difficoltà sensoriale oppure nella lettura e nel calcolo, sono sotto i riflettori di Handimatica 2012, la nona edizione della mostra-convegno delle tecnologie per la disabilità, organizzata dalla Fondazione ASPHI Onlus dal 22 al 24 novembre a Bologna presso gli spazi dell’Istituto superiore Aldini Valeriani – Sirani (via Sario Bassanelli 9).
Nel corso delle tre giornate, a Handimatica si potrà provare in anteprima “Nicolas Eymerich, Inquisitore: La Peste”, il nuovo videogame in distribuzione a partire dal 16 novembre, sviluppato dall’italiana TiconBlu con la consulenza di Asphi. Ispirato alle gesta dell’omonimo inquisitore protagonista dei libri di Valerio Evangelisti, nonché personaggio storico realmente esistito, “Eymerich” è il primo videogioco “friendly” per non vedenti grazie alla modalità “Audiogame”: la descrizione sonora di ambienti e azioni permette, infatti, anche a chi non vede, di muoversi tra villaggi di appestati, covi di eretici e boschi infestati, interagendo con una trama fatta di enigmi, misteri e avventure nel Medioevo.
Dal fantasy alle quattro ruote: a Handimatica gli appassionati di corse potranno salire a bordo di “GuidaTuPro”, un simulatore che (giovedì 22 alle ore 15) sarà messo alla prova anche dal campione Alex Zanardi, testimonial della manifestazione. Frutto della collaborazione tra TiconBlu, Osservatorio per l’educazione stradale della Regione Emilia-Romagna e Asphi, “GuidaTuPro” è un videogioco attraverso cui cimentarsi in diverse situazioni di guida, che ha anche un importante scopo educativo: ci sono missioni in cui bisogna rispettare il codice della strada per evitare di fare incidenti e perdere punti della patente, un’altra (la “Ecodrive”) in cui si deve adottare uno stile di guida “soft” per consumare e inquinare meno, e altre ancora in cui sperimentare i rischi della guida sotto l’effetto di alcol e stupefacenti. Inoltre, grazie alle tecnologie messe a punto dall’azienda Handytech specializzata nell’allestimento di veicoli speciali, il videogame è utilizzabile anche da chi ha disabilità motorie: controlli completamente personalizzabili consentono, infatti, di correggere la traiettoria del veicolo non solo attraverso il volante, ma anche tramite la scansione (visiva e vocale) oppure, semplicemente, muovendo la testa.
Calarsi nei panni di chi ha difficoltà nella lettura e nella scrittura di lettere e numeri (dislessia, disgrafia e discalculia) è, infine, quello che promette “ComeSe”, un “serious game” in 3D progettato da Fondazione Asphi e TIconBLU con il contributo di Fondazione IBM Italia. Attraverso la navigazione di ambienti immersivi, con “ComeSe” è possibile capire come i dispositivi digitali – computer, calcolatrici parlanti, lavagne multimediali – possano essere d’aiuto a scuola tanto nell’apprendimento quanto nell’insegnamento. Il software è strutturato in due parti complementari, gioco e approfondimento, che ne fanno un interessante strumento educativo da utilizzare anche in ambiente scolastico.
Il programma completo di Handimatica è disponibile sul sito www.handimatica.com.

fonte:http://www.disablog.it/

giovedì 18 ottobre 2012

Carrozzine e protesi, solo modelli «vecchi»

MILANO - Respiratori, carrozzine, deambulatori, materassi anti-decubito e tanti altri ausili e protesi: sono essenziali per i pazienti e quindi garantiti dal Servizio sanitario nazionale. Il loro elenco è contenuto nel Nomenclatore tariffario, che però è fermo a 13 anni fa (Decreto n. 332/99 del Ministero della Salute). Da allora, infatti, non è stato più adeguato, sebbene quella stessa norma preveda un suo aggiornamento periodico "con cadenza massima triennale". Ora è arrivato l'ennesimo rinvio da parte della Commissione Affari sociali della Camera, dove si sta discutendo il Decreto legge "Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute". «Dopo anni di attesa, l'aggiornamento del Nomenclatore tariffario è rimandato a maggio 2013, cioè alla prossima legislatura, nonostante le sollecitazioni dei pazienti» commenta Tonino Aceti, responsabile del Coordinamento nazionale delle Associazioni dei Malati Cronici di Cittadinanzattiva, che martedì presenterà a Roma il Rapporto sulle politiche della cronicità, con un capitolo dedicato all’assistenza protesica (GUARDA).
CARENZE - «Nel frattempo, i malati sono costretti a usare dispositivi spesso obsoleti e, per avere ausili innovativi e adeguati, devono pagare la differenza di costo rispetto alla tariffa prevista per quelli presenti nel Nomenclatore» sottolinea Aceti. Nell'attuale Nomenclatore, poi, non rientrano alcuni ausili. «Mancano, per esempio, i comunicatori a comando oculare per i malati di Sclerosi laterale amiotrofica, finora erogati solo grazie a fondi stanziati ad hoc — dice Pietro Barbieri, presidente della Federazione italiana superamento handicap — . Altro problema: mancano controlli sulla qualità dei prodotti da parte di un organismo preposto, come per esempio avviene sui medicinali da parte dell'Agenzia italiana per il farmaco». Già, la qualità. Non si tratta di avere protesi agonistiche come quelle utilizzate dai campioni paralimpici, ma ausili che consentirebbero a chi ha una disabilità di condurre una vita il più possibile autonoma. Invece, riferisce Aceti: «Soprattutto nelle Regioni sottoposte a piani di rientro, le Asl non riescono a fornire nemmeno i dispositivi previsti dal vecchio Nomenclatore tariffario». «Si risparmia addirittura sulla qualità di pannoloni, cateteri e sacche per la stomia — fa notare Giuseppe Sciacca, presidente della Fais (Federazione che riunisce le Associazioni di incontinenti e stomizzati) —. E in questi casi non stiamo cerco parlando di "innovazione tecnologica", ma del diritto di questi pazienti a condurre una vita dignitosa».
LINEE GUIDA - «Le Asl fanno gare di appalto al massimo ribasso per risparmiare, ma a volte forniscono prodotti peggiori a costi più alti — aggiunge Alessandro Giustini, membro della Società italiana di medicina fisica e riabilitazione (Simfer) —. Un esempio: carrozzine che arrivano in container dall'Estremo Oriente sono vendute allo stesso prezzo di quelle prodotte nel nostro Paese, pur avendo metalli e tessuti scadenti». In attesa dell'aggiornamento del Nomenclatore tariffario, gli esperti stanno mettendo a punto Linee guida su come condurre gare di appalto per offrire dispositivi di migliore qualità a costi contenuti. «Le presenteremo a fine ottobre al Congresso della Simfer — anticipa Giustini —. Alla loro stesura hanno partecipato, oltre a noi fisiatri, i rappresentanti del Ministero della Salute, delle Regioni, della Consip (l’Agenzia che controlla gli acquisti della Pubblica amministrazione, ndr) e del Centro studi e ricerche sugli ausili tecnici di Confindustria (costituito da medici, pazienti, produttori, tecnici, ortopedici)».

fonte:http://www.corriere.it/

martedì 9 ottobre 2012

Aule studio riservate a disabili, normodotati restii


“La riserva di posti ‘dedicati’ ha inteso fornire risposta alle istanze presentate dai nostri studenti disabili che lamentavano la mancanza di disponibilità da parte di alcuni studenti normodotati che erano restii a lasciare loro il posto e che alzavano la voce perché non capivano le necessità espresse dai nostri ragazzi”. La denuncia è della dottoressa Germana Lancia, responsabile dello Sportello per le relazioni con studenti disabili. “Lo spazio in questione si trova all’entrata del Museo, non rappresenta una forma di emarginazione né formale né sostanziale, ma permette alle persone disabili di trovare sempre un posto libero e accessibile”.
I ragazzi con problemi di disabilità sembrerebbero contenti dello spazio ma lamentano ugualmente l’impossibilità di concentrarsi per l’accavallamento delle voci. Qualcuno propone dei separé, altri pensano a delle aule riservate, all’interno delle quali inserire anche dei computer per la didattica. Lei cosa ne pensa?
“Penso che lo spazio per studiare sia sempre utile per tutti. Molti studenti non disabili hanno reclamato il fatto che un’intera sala, all’interno del Museo dell’arte classica, fosse stata dedicata alle persone disabili. I ragazzi che studiano passano sempre attraverso il mio ufficio per registrare le ore di studio, questo ci permette di conteggiare le ore svolte dai tutor. E comunque avere uno spazio riservato per ogni singolo studente mi sembra di non facile realizzazione”.
Qual è l’atteggiamento degli studenti che si rivolgono per la prima volta al vostro sportello? Che tipo di difficoltà e paure esprimono? In quanti riescono a laurearsi?
“Negli ultimi 5 anni, si sono laureate 500 persone. Un bel risultato, considerando che abbiamo mille studenti disabili. Le persone che lasciano sono al massimo 1 o 2 all’anno, per lo più si tratta di persone adulte che lasciano per ulteriori e sopravvenuti problemi di salute. I ragazzi che arrivano allo Sportello per la prima volta per lo più hanno le idee chiare, sanno cosa vogliono e come ottenerlo. Una parte minoritaria chiede consigli sulla scelta della facoltà. A volte sono i genitori ad esprimere più remore, soprattutto quelli che arrivano da fuori Roma poiché sono preoccupati al pensiero di lasciare “soli” i loro ragazzi. Noi cerchiamo di rassicurarli”.

Quali sono le facoltà della Sapienza che dovrebbero pensare di più ai diversamente abili?
“Non credo vi siano facoltà insensibili rispetto alle problematiche delle persone disabili. Sicuramente vi sono professori più sensibili e altri che lo sono meno, ma questo accade in ogni contesto sociale”.


Barriere architettoniche: la Sapienza le ha davvero abbattute?
“No, vi sono un paio di edifici, non di più, che non sono accessibili poiché alcune normative sulla protezione dei beni culturali non permettono di apportare modifiche alla struttura. Al momento tutti i nostri studenti frequentano senza problemi le strutture afferenti al loro corso di studi; nessuno lamenta l’inaccessibilità”.

fonte: http://www.corriereuniv.it/

domenica 7 ottobre 2012

A. S. T. R. A. D. :associazione per la cura di animali disabili

Oggi vi presento questa fantastica associazione !!!

CHE COS'È A.S.T.R.A.D.?
È un'associazione non a scopo di lucro per lo studio delle terapie riabilitative per gli animali domestici.



COM'È NATA A.S.T.R.A.D.?
È nata dall'esigenza di un gruppo di proprietari e di veterinari che sono venuti a contatto con animali portatori di handicap fisici di qualunque natura che ne riducono la capacità di movimento e che hanno sentito il dovere di divulgare queste problematiche e le potenziali risposte terapeutiche, dando solidarietà aiuto e consigli.



QUALI SONO GLI SCOPI DI A.S.T.R.A.D.?
Divulgare le terapie riabilitative.
Aiutare tutti quei cani e gatti affetti da patologie invalidanti il movimento.
Appoggiare le loro famiglie perché siano sempre di più gli animali che, adeguatamente curati, possano risolvere al meglio il loro handicap.
Far recuperare loro la capacità di muoversi evitando una soppressione ingiusta.
Creare dei fondi di solidarietà perché tutti possano essere curati, anche chi vuole, ma non può.

"Da circa dieci anni siamo impegnati nell’applicazione della fisioterapia per la cura di animali con deficit motori, come esito sia di lesioni neurologiche che ortopediche, e per il suo riconoscimento come branca della medicina veterinaria.
Oggi fortunatamente la situazione va migliorando: se una volta erano solo i casi limite, i più gravi, a fare appello a questa pratica come ultimo disperato tentativo, oggi comincia ad esserci una cultura veterinaria diversa e questa pratica sta ottenendo pian piano il meritato riconoscimento.
Ad esercitare tale terapia sono ancora in pochi nel nostro Paese e la legge poco tutela i nostri amici a quattrozampe dal momento in cui, volendolo, chiunque può applicarla: questo, oltre a generare confusione, può arrecare anche danno ai pazienti, se affidati a mani inesperte.
La riabilitazione è una terapia tanto delicata quanto qualunque altra pratica medica e, se applicata male, può creare problemi invece di risolverli, per questo è importante rivolgersi ad un medico veterinario.
La fisioterapia è un lavoro complesso e delicato, ma anche molto gratificante ed emozionante: si tratta di far camminare e muovere un animale, che a causa di una lesione, sia di origine ortopedica che neurologica di varia gravità, non è più in grado di farlo, recuperando al meglio la sua autonomia motoria .
E’ bene ricordarsi sempre che la fisioterapia può far molto: ma chiaramente non fa miracoli.
Purtroppo non tutte le lesioni permettono il recupero totale del movimento, se in alcuni casi la fisioterapia è in grado di restituire al paziente un movimento perfetto, in altri può far recuperare una buona motilità. Ma a volte le lesioni sono complete e irreversibili in questi casi nemmeno la fisioterapia può far miracoli ,anche se può aiutare a non far calare del tutto il tono muscolare e a migliorare la circolazione con i massaggi e la ginnastica passiva e può guidare all’utilizzo di carrellini che comunque permettano una buona qualità di vita.
La fisioterapia è indicata sia come trattamento preparatorio all’intervento chirurgico che come riabilitazione immediatamente dopo lo stesso, ma alcuni casi, là dove questo non è possibile a causa di vari motivi, tra i quali l’età del cane, un problema cardiaco o una sintomatologia non così grave, può anche diventare una valida alternativa.
Le statistiche dimostrano che grazie ad essa è possibile sfruttare tutte le chance di recupero del paziente, con un iter molto semplice ma mirato che comincia con il controllo del dolore.
Il dolore, infatti, è una forte componente inibitoria del movimento la prima cosa da affrontare quando si comincia una terapia riabilitativa, dunque, è la riduzione del dolore, non una sua soppressione con farmaci antidolorifici ma una sua reale limitazione con l’uso di terapie strumentali come il laser o la magnetoterapia .
Il paziente deve infatti essere tranquillo, disteso e collaborativo, affinché ciò avvenga non deve sentire male: quindi qualunque fase della fisioterapia non deve procurare dolore.
Quando si fa un programma fisioterapico bisogna prendere in considerazione non solo la zona lesa, ma il paziente nella sua totalità: bisogna osservare come si muove e la sua postura per poter valutare quali altre aree sono state interessate da una alterazione dello schema corporale e motorio.
La fisioterapia è dunque un lavoro progressivo di preparazione che prevede una stimolazione propiocettiva, l’applicazione di tecniche di massaggio e di movimenti passivi a cui si aggiunge la stimolazione di movimenti attivi facilitati dalla finalizzazione dell’azione, tramite determinati comandi vocali famigliari per il nostro animale .
Per esempio nell’esecuzione di determinati esercizi posturali è molto importante la presenza del padrone che con comandi vocali faccia eseguire dal cane dei veri e propri esercizi, come farlo sedere correttamente o nella deambulazione assistita su tapis roulant.
La fisioterapia a terra può essere integrata dal lavoro in acqua sia intesa come nuoto controllato, sia come esercizi in carico progressivo.
Il nuoto può essere utile, solo se fatto con i dovuti accorgimenti: in un’apposita vasca da riabilitazione che consenta l’intervento del terapeuta per poter controllare e correggere il movimento in una favorevole condizione di assenza di peso come quella che si crea in acqua. Ma il nuoto non è certo indispensabile, se applicato in maniera non corretta può essere decisamente dannoso.
La riabilitazione si può dire conclusa con successo quando si raggiunge il massimo recupero possibile del movimento autonomo.
La fisioterapia è indicata in tutti quei casi in cui si verifica una patologia che limita o riduce il movimento."



fonte:http://digilander.libero.it/