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Ilaria

lunedì 5 novembre 2012

Quei “maratoneti della disabilità”



Donna spinge la carrozzina di un familiare con disabilitàNon un evento paralimpico, ma una particolare “gara” simbolica, riservata ai familiari di persone con disabilità gravissima, sempre più spesso carichi di anni e di fatica assistenziale, il cui obiettivo è quello di spostare più in là il “traguardo”, facendo bene attenzione a non tagliare il nastro che unisce la loro esistenza a quella dei figli
La proposta è semplice: organizzare una “maratona della disabilità”. No, non si tratterebbe di un evento paralimpico o comunque di una manifestazione aperta ad atleti con disabilità e neppure si correrebbe o si andrebbe di passo svelto, perché i simbolici partecipanti – le famiglie delle persone con disabilità gravissima, che necessitano (sia le persone stesse che le loro famiglie) di supporti assistenziali di particolare intensità e qualità – non ne avrebbero la forza.
Per essere ammessi alla “maratona” sarà richiesto unicamente di amare, crescere, sostenere, abilitare, riabilitare un figlio con disabilità gravissima che – talvolta malgrado una prognosi infausta – perdura e vive “tra di noi” per dieci, venti, trenta e più anni.
Vedremo allora vecchi genitori carichi di anni e di fatica assistenziale, alzare orgogliosamente la fronte, solitamente china per necessità professionale, che invece di tagliare il traguardo, lo sposteranno più in là, facendo bene attenzione a non tagliare il nastro che unisce la loro esistenza a quella del figlio.
Presidenti e Ministri di questa povera Italia, terra dei “pavidi”* e patria dei “prigionieri”*, scendete dai vostri scranni d’oro e velluto cremisi (attenti a non cadere!) e venite a darci una mano. A far cosa? Ma naturalmente a spostare il traguardo un po’ più in la!
*“Pavidi” e “prigionieri” sono coloro che temono la disabilità e vivono “segregati” dai loro pregiudizi verso di essa.

fonte:http://www.superando.it/

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